Sabato 25 Ottobre 2014
Dopo i fatti di Firenze

Se il razzismo è il capro espiatorio della cattiva gestione delle città...

19 Dicembre 2011
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In seguito alla sparatoria di Firenze nella quale sono stati uccisi due senegalesi e feriti altri da Gianluca Casseri, il killer suicida, ben 12.000 persone hanno manifestato in piazza in segno di solidarietà alle vittime. Anche Bersani, Renzi, Vendola e Rossi. Giustissimo il messaggio alla comunità senegalese per rendere chiaro che nessuno ce l’ha con loro.

Certo che lo stesso clamore non c’è stato quando hanno sparato all’arcivescovo Mons. Betori ferendo il suo segretario Don Paolo. Certamente il morto non c’è scappato in quel caso, ma di caso o di provvidenza appunto si è trattato. Non mi pare che Bersani e Vendola abbiano messo in campo un esercito per far capire al paese intero che nessuno ce l’ha con la Chiesa.

I medesimi politici sopracitati non sembrano occuparsi molto dei cristiani che vengono massacrati nei paesi islamici, oltretutto non ad opera di follie individuali, ma in base a precise direttive di organizzazioni fanatiche e fondamentaliste.

A me piace approfondire il senso delle azioni umane e se mi domando il perché di fronte all’omicidio di un pazzo debbano sfilare 12.000 persone, ottengo le seguenti risposte: da un lato una precisa parte politica desidera ammantarsi di un’ipocrita solidarietà per raccattare consenso demagogico e voti; dall’altro si cerca di corrispondere in questo modo ad una paura, al timore che neri e molti immigrati possano vivere l’omicidio dei loro condivisori di sorte come un affronto razziale.

Allora, se risulta penosa la prima mozione, lo è altrettanto la seconda per il fatto che non esiste il minimo presupposto affinché i molti immigrati di colore vivano quel tragico episodio come un sopruso razziale. Intervistati alcuni hanno usato parole pesanti come “ci rompono i c…….”. Eppure sono a migliaia gli stranieri di colore che girano senza permessi, sporcano, fanno ciò che vogliono, assumono atteggiamenti minacciosi e nella maggior parte dei casi vendono merci contraffatte dalla provenienza illegittima.

Molti italiani che non riescono più a lavorare, chiudono l’attività oberati dalle tasse e si vedono chiedere altri denari quando mettono benzina, oltre ad essere sottoposti ad una serie di controlli fiscali da stato di polizia. Ha senso che qualcuno possa temere episodi di razzismo in uno Stato in cui accogliamo tutti quelli che alla frontiera francese vengono respinti? Non mi pare che abbia alcun senso parlarne né scusarsi con nessuno.

Se approfondiamo meglio forse emerge un quadro un po’ diverso da quello che vuole presentare una tale manifestazione. In effetti se si mobilita un esercito per dichiarare la solidarietà, il messaggio che viene lanciato a livello di mass media è che ci sia bisogno di schierarsi dalla parte di “chi non è razzista”.

Ma dove sono i razzisti? Io vedo solo gente che tollera il numero esagerato dei questuanti, vedo molti imprenditori del nostro paese che assumono felicemente al lavoro quegli immigrati che hanno capacità e volontà ormai rare tra noi italiani che siamo finiti per essere un po’ “bamboccioni”.

Vediamo opere di carità, vediamo senegalesi che stringono amicizie con titolari di bar che consentono loro di stazionare dentro e fuori dai locali e vendere i loro accendini. Insomma vediamo una tolleranza e una benevolenza che non so quale altro popolo potrebbe avere in un momento economico del genere. Allora dobbiamo pensare che il gesto dell’uccisore folle sia completamente isolato nella propria follia?

La mia risposta è affermativa e negativa ad un tempo, perché se è evidente che siamo di fronte ad uno squilibrio mentale, è altrettanto evidente che tale squilibrio vibra nell’aria che tutti respiriamo. Va precisato però che non si tratta di una vibrazione aerea di razzismo, ma di malessere di fronte alle condizioni aberranti nelle quali sono precipitate le nostre città. Va altrettanto precisato che le condizioni aberranti sono state perlopiù determinate, non dai singoli immigrati e senegalesi vari, ma da parecchi di quegli amministratori che oggi manifestano in piazza. Amministratori e politici che hanno avuto interessi a tollerare una condizione intollerabile per tutti.

Sacrosanto il dovere di accoglienza, ma facciamo il seguente esempio:  sono per strada con la macchina, offro un passaggio a quattro autostoppisti in piena notte e a quel punto due di loro mi rapinano e usano la mia auto per investire e uccidere un ignaro passante. Allora, ecco che la mia scarsa lungimiranza mascherata da benevolenza si traduce in un evento disgraziato. Allo stesso modo dopo che si è permesso che le città diventassero dei porcili senza più nessuna identità, era naturale aspettarsi le conseguenze di una cultura nazionale ridotta ai minimi termini in nome di un multiculturalismo imbroglione e teso solo ad esautorare il nostro paese.

Ormai viviamo le città dei paradossi dove un italiano deve affrontare maglie burocratiche infinite magari per un’insegna commerciale fatta da un designer, mentre un’organizzazione di immigrati non si sa come riesce a ridurre un quartiere inavvicinabile, indecoroso, sporco, fetente e che non ha nulla più a che fare con la città che lo ospita. Allora chi sono i razzisti? A me viene da pensare che tra gli italiani razzisti non ve ne siano gran che, ma vi sia piuttosto chi esercita un razzismo e una discriminazione “rovesciata” verso la gente comune , facendo leva su organizzazioni criminali che riducono in pattumiera le nostre città.

Concluderei invitando i politici, per quanto sia sempre utile testimoniare solidarietà a chi è stato colpito, a fare meno manifestazioni e a prendere urgenti provvedimenti affinché il clima si distenda, non perché si è fatta un’altra manifestazione, ma perché si è ripulita la città dai banditi e dall’indecoroso e sudicio spettacolo di attività che sorgono come funghi senza avere nulla a che spartire col clima e con l’estetica della città che le ospita. Troppo comodo evocare sempre i fantasmi del razzismo così come quello della mafia per trovare capri espiatori ad anni di “mala gestio” locale e regionale. Che succederebbe se andassimo noi a imporre i nostri gusti e costumi nelle città islamiche? Saremmo immediatamente oggetto di quel razzismo del quale oggi uomini in mala fede ci vogliono accusare.

 

Commenti
stefano
19/12/11 14:17
Nello stesso giorno un belga
Nello stesso giorno un belga di origine marocchina ammazzò a Liegi 3 persone,fra cui un bambino,e prima aveva ammazzato una donna.Da noi solo una notizia, presto scomparsa.Forse la "motivazione" era diversa.Ma, anche con motivazioni simili,l'uccisione di cristiani non fa notizia.Spesso è stata negata dalla stessa chiesa cattolica.Comunque Firenze è da sempre amministrata malissimo.Si pensi solo alle attuali periferie e a cosa,una moderna urbanistica avrebbe potuto fare.Ma la gran parte della gente mugugna,ma continua a votare gli stessi,come le pecore che sono.
vanni
19/12/11 14:27
Grazie della chiarezza
Egregio Corsi, in due parole che lei ripete nell'ultima riga c'è la ragione di tanti guai (intendiamoci: non è un problema dell'oggi).
Luca
19/12/11 16:27
Finalmente uno che dice le
Finalmente uno che dice le cose come stanno!
Anonimo
21/12/11 03:15
L'assassino non era un
L'assassino non era un malato mentale, ma un razzista. Che il razzismo sia follia è chiarissimo, ma la manifestazione antirazzismo è diventata una necessità che tollera un linguaggio come quello della lega nerd, o che consente alle casapound sparse per l'italia di diffondere ideologie che istigano all'odio, alla violenza e al razzismo. E' bastato vedere quanti attestati di stima abbia ricevuto il gesto del razzista di firenze per rendersi conto che è un fenomeno simile alle esultanze dei terroristi o filoterroristi per l'11 settembre. In italia l'apologia di fascismo è perseguibile come reato, ma nessuno fa nulla per punire i trasgressori. Nelle curve da stadio ignoranza e disagio si saldano a frustrazione e i repressi diventano prede di discorsi aberranti stile hitler...è ora di combattere il nero morbo del razzismo in Italia seriamente.
AA
23/12/11 19:24
Il razzismo non è mai un
Il razzismo non è mai un capro espiatorio. Viviamo in un paese razzista, in cui è permesso anche ai partiti politici un linguaggio violento, carico di odio e intolleranza, che fa presa sui frustrati e sui repressi di ogni specie, soprattutto gli ignoranti, che incita alla violenza e spinge le menti deboli ad associarsi in gruppi come quelli di casapound e simili, covi di odio razziale, apologia del fascismo (che in teoria sarebbe reato, ma nessuno in Italia lo punisce), istigazione a delinquere. Le curve degli stadi sono esempi di questa anticultura, dove ignoranza si salda a frustrazione, ed i repressi trovano nuovi nemici, poveracci contro poveracci. Il solo modo di progredire è mischiare, non lo dice una filosofia o una religione, ma la genetica. L'evoluzione della specie ed il rafforzamento genetico è dato dall'incrocio. Dobbiamo mischiarci, e succederà, è solo questione di tempo, checché ne dicano i Mussolini, i Borghezio, i Bossi o gli Storace di turno...
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n° 141 del 5 Aprile 2007.