Home News 1° Maggio. Napolitano: “Non mortificare il lavoro”. Il premier: “Impegnati per i giovani”

1° Maggio. Napolitano: “Non mortificare il lavoro”. Il premier: “Impegnati per i giovani”

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Il mondo e il valore del lavoro recentemente hanno conosciuto nel nostro Paese "ingiuste mortificazioni, in tempi recenti", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebrando al Quirinale la Festa del Lavoro e ricordando che "l'articolo 1 della nostra Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica e non si tratta di un residuato post-bellico di singolare marca italiana".

"Quel valore - ha aggiunto - è la chiave dell'economica sociale di mercato cui la più recente e attuale Carta di principi e di indirizzi dell'Unione Europea, il Trattato di Lisbona, ancora il progetto dell'Europa unita".

Il Capo dello Stato ha poi invitato a rinnovare l'impegno "per contrastare in tempi di crisi l'estensione dell'economia sommersa, con tutto il suo corredo di illegalità e di effetti perversi e per disboscarla sistematicamente ed energicamente".

Napolitano ha poi fatto una particolare richiesta diretta al Governo affinché venga garantita la sicurezza e la vita sul lavoro: "Non ci può essere nessun allentamento dell'impegno più severo necessario a garantire la sicurezza e la vita sul lavoro", ha detto Giorgio Napolitano celebrando al Quirinale il Primo Maggio con un pensiero a quanti hanno perso la vita per le rischiose e umilianti condizioni in cui prestavano la loro opera. Il presidente della Repubblica lo ha fatto conferendo medaglie alla memoria ad alcuni lavoratori morti nei recenti infortuni che hanno commosso tutta l'Italia. Lo ha fatto ricordando la storia di Marta Lunghi di Ottobiano (Pavia), di 22 anni, morta dopo un grave infortunio nell'azienda in cui lavorava in nero per cinque euro l'ora.

"Credo che abbiamo noi tutti avvertito un senso di profondo sgomento e di ribellione morale ascoltando qualche settimana fa in televisione la sua storia", ha detto Napolitano ricordando che Marta era diplomata al liceo linguistico, dedicava il tempo libero alla biblioteca comunale, non era riuscita a trovare un'occupazione più qualificata e "era stata obbligata a ripiegare su un lavoro frustrante e miseramente pagato nell'economia sommersa, con la privazione del diritto alla sicurezza. Quanti giovani sono vittime di questo insieme di condizioni di minorità?".

Ed è proprio sulla questione dei giovani ed il lavoro che è intervenuto il premier Silvio Berlusconi che ha sottolineato come "per il Popolo della Libertà, cioè per una grande forza politica rappresentativa anche degli interessi e delle speranze della maggioranza dei lavoratori italiani, il primo maggio è l'occasione per confermare l'impegno del governo per la tutela dei diritti dei lavoratori, in particolare dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro senza più le garanzie, le certezze e le opportunità dei loro padri, in un tempo di crisi e di epocali trasformazioni dell'economia e della società".

"L'azione del nostro governo, sostenuto con lealtà e determinazione dalle forze politiche della maggioranza - sottolinea il presidente del Consiglio - ha consentito di attutire le conseguenze più drammatiche della crisi internazionale, di non far mancare il sostegno dello Stato alle aziende e ai lavoratori più colpiti dalle difficoltà economiche, garantendo nel contempo la stabilità finanziaria e i risparmi delle famiglie". "Ora che si percepiscono anche in Italia i primi incoraggianti segni di una possibile ripresa dell'economia - ha aggiunto Berlusconi - dobbiamo proseguire lungo la strada della collaborazione tra le parti sociali, di un'alleanza tra lavoratori e imprenditori, superando gli antistorici e dannosi steccati ideologici del passato, sulla base degli interessi comuni". "La festa del 1 maggio, infine, - ha concluso il premier - ci consente di ribadire la nostra concezione dello sviluppo economico e sociale della società saldamente ancorata ai valori della dottrina sociale della Chiesa, arricchita dalla recente enciclica del Santo Padre, e alla luce della tradizione liberale e del riformismo laico e socialista".

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