Digitale terrestre e alta definizione

2009, vi racconto l’anno che ha cambiato per sempre la Tv

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“Altro che crisi, siamo in guerra”. Nei corridoi di Sky, sia quelli di Via Salaria sia quelli di Santa Giulia, il 2009 è stato un anno duro. Il primo, forse, in cui la concorrenza con Mediaset ha superato il semplice livello di schermaglia per arrivare a una sorta di braccio di ferro quotidiano, di lotta di posizioni, di guerra di trincea. Dopo anni di promesse futuribili regolarmente disattese, d’altra parte, il 2009 ha segnato la definitiva affermazione del digitale terrestre, con lo spegnimento graduale della vecchia tv in aree sempre più vaste e importanti e con la crescita del modello di business pay che da “Sky dei poveri” ha preso sempre più le sembianze di un competitor credibile del monopolista del satellite.

La concorrenza, si sa, giova all’utente finale. Per restare un passo più avanti degli altri Sky ha scommesso tutto sull’alta definizione, allargata ormai a una quindicina di canali, e alla fruizione elastica e personalizzata della televisione garantita dal decoder My Sky. Ha risposto colpo su colpo alle iniziative di Piersilvio Berlusconi, predisponendo un’offerta per l’acquisto di televisori full Hd scontatissimi se in tandem con l’abbonamento, immaginando una chiavetta per ospitare i canali free del digitale terrestre nel calderone satellitare facendo rientrare dalla finestra anche i canali Rai usciti mesi prima dalla porta, introducendo in fretta e furia un servizio gratuito di tv on demand a poche settimane dal lancio di quello di Mediaset Premium. E, soprattutto, mettendo un piedino direttamente nel mondo digitale terrestre con Cielo, un canale-vetrina generalista e gratuito con le produzioni Newscorp, informazione compresa. Uno sforzo colossale, a fronte anche dell’aumento dell’Iva, imposto a gennaio, e dell’annunciato abbassamento del limite dell’affollamento pubblicitario.

Tutto questo fermento in casa Sky nasce dall’esigenza di fare fronte a uno scenario televisivo che il digitale terrestre sta cambiando radicalmente. Il 2009 ha visto l’addio alla tv analogica in contesti urbani come Roma e Napoli, salutando il passaggio con successo, pur con i disagi ampiamente previsti alla vigilia. Persino la Rai, che negli ultimi anni è stata quasi ferma sul fronte digitale, ha cominciato a ragionare in termini diversi da quelli stantii legati ai tre canali tradizionali. La fine del contratto di RaiSat con Sky e il conseguente travaso di canali per anni considerati premium come RaiSat Cinema e RaiSat Yoyo nel digitale terrestre gratuito hanno sortito il duplice effetto di rendere gli spazi più appetibili per gli investitori pubblicitari, grazie a un’immediata impennata degli ascolti, e di considerare tutti i canali parte di un un’unica grande squadra. Un cambio di visione che prelude probabilmente all’addio all’approccio generalista che ha sempre caratterizzato le reti di punta. Il successo della Rai 4 firmata Carlo Freccero sta inducendo i vertici di Viale Mazzini a rifare il trucco a Rai Due, destinata a ospitare solo film, serie tv e telegiornali, mettendo in naftalina gli agghiaccianti contenitori pomeridiani, gli spazi mattutini dedicati ai cartoon e forse persino Santoro. Una prospettiva che cambia di nuovo le carte in tavola e insidia ancor di più la leadership di offerta di Sky, che deve guardarsi anche dalla crescita di Tv Sat, la piattaforma satellitare gratuita messa in piedi da Rai, Mediaset e Telecom per consentire di ricevere tutti i canali presenti nel digitale terrestre, anche laddove il digitale terrestre ha problemi ad arrivare. I dati di dicembre dicono che i decoder Tv Sat venduti hanno sfondato il tetto del mezzo milione, con un incremento di 1500 al giorno.

Il 2010, grazie alle olimpiadi invernali e ai mondiali di calcio in esclusiva, dovrebbe portare più serenità in casa Sky, ma vedrà anche l’addio di tutto il nord Italia alla tv analogica. Sarà il 2009, in ogni caso, ad essere ricordato come l’anno in cui gli italiani cambiarono definitivamente il loro rapporto con la televisione.

 

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