25 aprile. Di Pietro: “No alle passerelle elettorali. Chi c’è deve esserne convinto”

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25 aprile. Di Pietro: “No alle passerelle elettorali. Chi c’è deve esserne convinto”

25 Aprile 2009

"Tenere distinti carnefici e vittime e no all’idea del ‘volemose bene’ ". E’ quanto ha affermato Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, durante la manifestazione in corso a Milano per ricordare il 25 aprile. Una data che, spiega Di Pietro, celebra "la resistenza al fascismo. Bisogna tenere distinti da un lato gli aguzzini, dall’altro le vittime". Una distinzione che va fatta, secondo l’ex magistrato, in modo chiaro: "Non sono d’accordo sull’idea del ‘volemose bene’ ".

Di Pietro se la prende fin da subito con Berlusconi e afferma che "non è il novello partigiano d’Italia. Coloro che non stavano con chi faceva la Resistenza, coloro che non l’hanno riconosciuta fino a ieri, se oggi partecipano alla festa del 25 aprile lo fanno, ipocritamente, per comprare un po’ di consenso a buon mercato".  "Non ritengo corretto – prosegue il leader dell’Idv – che ci siano persone che si ricordano della festa della liberazione solo oggi e solo per fare una passerella elettorale. Se vengono invece convinti allora li rispettiamo". Usando una delle sue metafore, Di Pietro spiega: "E’ come la messa di domenica. Le porte della chiesa sono aperte a tutti ma c’è chi partecipa in maniera convinta e chi va solo per vedersi con la fidanzata o gli amici".

"Chi ci va, ci deve credere – ha aggiunto l’ex magistrato – altrimenti la sua è una presa in giro. Chi governa l’Italia, ai vari livelli, ha il dovere di ricordare che ci siamo perché qualcuno, prima di noi, ha dato la vita per la nostra democrazia e libertà". "Io non mi permetterei di allontanare nessuno dalla festa del 25 aprile – continua – resta invece l’amarezza in bocca per chi la strumentalizza senza sentirla dentro l’animo. Per rispetto dei morti e per non prendere in giro i vivi bisogna che chi ci va – e tutti possono andarci – senta nell’animo che cos’è questo giorno". "Io sono convinto – ha concluso Di Pietro – che al presidente del Consiglio non gli importa niente del 25 aprile, ci va perché gli tocca andarci. Sia il benvenuto, ma da qui a dire che è diventato il novello partigiano d’Italia ce ne passa".

"C’è il rischio che già da domani si riducano gli spazi di democrazia con un regime di ritorno. Un 25 aprile non fa primavera. Bisogna difendere la Costituzione che dopo anni è in pericolo". Per Di Pietro "è necessario un inno alla Resistenza di oggi e non solo a quella di ieri. In questi tempi stanno accadendo le stesse cose che accaddero agli albori del fascismo, con le coscienze addormentate, allora con l’olio di ricino, oggi con l’informazione, e con la giustizia piegata".