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65,7 miliardi per pasti fuori casa spesi in italia nel 2007

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Sono 131,6 i miliardi spesi nel 2007 per l'alimentazione domestica, mentre per mangiare fuori casa gli italiani hanno speso 65,7 miliardi: ogni 10 euro spesi per alimenti e bevande consumati in casa, altri 4,7 sono spesi negli esercizi pubblici.

 Il dato emerge da un'indagine Nomisma, su commissione di Rimini Fiera Spa, sui consumi alimentari extradomestici degli italiani. Lo studio 'Dimmi come mangi' fotografa abitudini, frequenze di consumo e luoghi in cui gli italiani consumano pranzi e cene per lavoro o divertimento, è stato condotto su un campione di italiani residenti nei centri capoluogo di provincia. I risultati sono stati diffusi alla vigilia della 38a Mostra internazionale dell'alimentazione che sarà inaugurata domani a Rimini.

Il 44% (2 persone su 5) di chi consuma abitualmente un pranzo fuori dalle mura domestiche spende in media dai 5 a 10 euro, si legge nell'indagine Nomisma, mentre il 33% spende meno di 5 euro. La percentuale chi dichiara di spendere più di 10 euro è più elevata nei piccoli capoluoghi (22%) rispetto ai grandi capoluoghi (16%). La spesa media è di 7,4 euro, ma scende a 6,7 euro se la motivazione principale del pranzo è quella di lavoro e sale ad 11,9 euro se invece è il motivo principale è lo svago o il divertimento della persona.

La spesa media per una cena fuori è di 21,7 euro, ma scende a 17,1 euro se la motivazione abituale della cena è quella di lavoro e sale a 22,1 euro se, invece, il motivo è lo svago o il divertimento della persona. Quanto ai costi del pasto fuori casa, tra coloro che hanno indicato nel lavoro il principale motivo per mangiare fuori casa, il 54% dichiara di avere speso più dell'anno scorso: (38% poco di più e solo il 17% molto di più). Il 41% ha invece dichiarato di spendere circa la stessa cifra ed un ulteriore 2% poco meno dell'anno scorso.

Confrontando le voci di spesa in prodotti e servizi del bilancio delle famiglie italiane che in un decennio sono cresciute di più, il consumo in pubblici esercizi è solo all'undicesimo posto. Gli italiani hanno speso di più per apparecchi telefonici (+151,4%), per le assicurazioni (+142,2%), per i servizi telefono e fax (+102,9%), per gli affitti (+89,7%), per i servizi alberghieri (+84,1%), fino ad arrivare ai pubblici esercizi (+63,7%).

La percezione di aumento dei prezzi premia la ristorazione nei confronti dei beni alimentari: rispetto allo scorso anno, il 24% del campione ritiene che i prezzi al ristorante siano cresciuti poco (14,1% beni alimentari), mentre il 20,7% ritiene siano cresciuti molto (32,8% beni alimentari). E fra i luoghi di consumo, prosegue la crescita degli iper e dei centri commerciali: circa la metà dei consumatori nel 2007, spiega Nomisma, ha mangiato almeno una volta in un centro commerciale o iper (49%); aereo (31%); treno (14%); discoteca (10%); biblioteca (4%).

Nell'Unione Europea, secondo le cifre Gfs-Freshfel Europe 2006, sono 6,1 milioni gli occupati (esclusi gli addetti stagionali o part time) nell'ambito della ristorazione extradomestica. L'Italia è al quarto posto per numero complessivo di persone impiegate, con oltre 750mila unità, dopo Regno Unito (1,5 milioni), Spagna (848mila) e Germania (804mila). Nell'Ue si consumano 61 miliardi di ogni anno e mediamente sono 131 i pasti procapite consumati fuori casa con una spesa media di 6 euro la spesa media procapite. In Italia, la stima di Nomisma è di 116 pranzi a testa in un anno. Il giro d'affari delle strutture della ristorazione extra-domestica è stimato intorno al 3% del Pil dell'Ue. a 25; una cifra che si stima salirà al 4% nel 2015.

 

 

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