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Novant'anni

Tanti auguri don Camillo

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Non possiamo decidere la lunghezza della nostra vita, ma la sua larghezza in qualche modo sì. Poi, a un certo punto, in un’epoca di sbandamento morale e di smarrimento ideale, càpita di imbattersi in una vita tanto lunga e intensa quanto larga e feconda. Così feconda e così larga da rappresentare una benedizione innanzi tutto per chi ha la ventura di incrociarne in qualche modo il percorso. E’ il caso del cardinale Camillo Ruini, che oggi compie novant’anni e per il quale L’Occidentale ha voluto raccogliere il messaggio di augurio di alcuni fra gli amici più cari.

“Da vent’anni è un punto di riferimento costante, per me così come per tanti altri, in ambito religioso, culturale e politico”, afferma Gaetano Quagliariello. “Ho avuto il privilegio di un dialogo ininterrotto con il cardinale Ruini – spiega Quagliariello – e lo ritengo uno dei regali più belli che la vita mi abbia concesso. Per la freschezza del suo pensiero, per l’intelligenza e l’entusiasmo, per l’immensa umanità. E a fronte di un lungo tempo che ha reso questa freschezza ancora più evidente, l’augurio che rivolgo al Cardinale e a tutti noi è che questo tempo possa durare a lungo e questo legame non interrompersi”.

Non solo un Cardinale, ma “nel dibattito pubblico un punto cardinale”. Così Antonio Polito descrive Ruini. “Si può discutere – e infatti si è molto discusso – se il set di valori cristiani che ha proposto alla società italiana dopo la fine del partito cattolico – osserva Polito – possa rappresentare un Oriente, una nuova alba nel caos della post-modernità, o sia solo un Occidente, uno splendido ma inesorabile tramonto; se possa essere lo zenith di una futura civiltà o il nadir di un mondo che non c’è più. Dipende da quanta importanza annettiamo al ruolo pubblico della religione nella nostra civilizzazione. Per noi che ne vediamo i vantaggi, e oserei dire la necessità anche in tempi di forte secolarizzazione, come elemento di coesione della comunità nazionale capace di offrire una meta e di ricostruire solidarietà, quella proposta è una torcia che sarebbe da sciocchi spegnere. Nell’ospedale da campo che è la Chiesa, secondo la metafora di Papa Francesco, oltre al pronto soccorso serve anche un laboratorio di analisi. Camillo Ruini, che ne è stato l’acclamato primario, ancora oggi ci fornisce  diagnosi sorprendenti per lucidità e precisione. Lunga vita al Cardinale”.

Novant’anni di “intelligenza al servizio della Fede”. Sono gli anni, per dirla con Eugenia Roccella, “che compie oggi il cardinale Camillo Ruini, a cui è legata un’epoca di prestigio internazionale per la Chiesa cattolica, con un papa santo, capace di abbattere muri e far spalancare le porte a Cristo, e un presidente della Cei capace di far ritrovare, alla chiesa italiana, una centralità che gli anni della contestazione e del terrorismo avevano pesantemente offuscato. Con la sua raffinata acutezza, da vero esperto di umanità, Ruini ha sempre saputo comprendere i fatti e le persone, e della politica è stato un interlocutore attento, mantenendo un atteggiamento laico e rispettoso delle prerogative di Cesare. Ma soprattutto il cardinale ha capito, e spiegato, il grande rischio del nostro tempo, la destrutturazione dell’umano, il tentativo di costruire un soggetto fluido, privo di radici e di identità definita, immerso in un tessuto di relazioni provvisorie e incerte. E’ la questione antropologica, che in pochi hanno davvero compreso, confondendola con preoccupazioni etiche o con la semplice difesa della vita. Su questo terreno la chiesa di Ruini è stata all’avanguardia, con una straordinaria capacità di interpretare avvenimenti e tendenze, e di saper leggere l’orizzonte, mentre politici e opinionisti arrancavano, chiusi in una visione limitata, e spesso ideologica, di quello che stava accadendo”. L’augurio di Eugenia Roccella, per il compleanno del cardinale, “è che la sua lezione sia compresa e accolta, ed è un augurio rivolto a lui ma soprattutto a tutti noi, che della sua lungimiranza e lucidità abbiamo più che mai bisogno”.

Sul fronte dei laici consapevoli del ruolo della religione nello spazio pubblico, e dei princìpi connessi alla libertà dell’uomo che parlano ai credenti come ai non credenti, a rivolgersi a Ruini è Fabrizio Cicchitto. “Caro Cardinale – scrive -, perdoni la mia sincerità ma Lei, con i tempi che corrono anche nella Chiesa, ha un gravissimo difetto: un eccesso di intelligenza e di cultura. Le due qualità, per di più mescolate insieme, rischiano di risultare del tutto eccentriche e addirittura indigeste. Infatti talora costituiscono una autentica provocazione. Esse però suscitano in ambienti di nicchia, frequentati da un numero ristretto di tossicodipendenti dei libri e delle elaborazioni politico-culturali, una sconfinata ammirazione, nel consenso e anche nel dissenso. Quando Lei scrive articoli o saggi segnati da una logica lucida e talora inesorabile, si legge, come nella filigrana di un francobollo raro, anche la trama di riferimenti culturali, recenti e antichi, di grande spessore. Per capirci – osserva Cicchitto – è la stessa scuola del discorso di Ratzinger a Ratisbona che prese di sorpresa quasi tutti e scandalizzò i bigotti degli opposti schematismi. Caro Cardinale non siamo nei tempi del pensiero debole, ma in quelli dell’assenza totale di pensiero. Lei invece e’ tuttora un cultore e un praticante del pensiero forte che di per se suscita sempre forti consensi e forti dissensi”.

E’ lo stesso Cicchitto a concedersi “una osservazione caratterizzata da una certa frivolezza: colgo l’occasione – scrive – per confessarLe che quando si è invitati a pranzo nella Sua abitazione l’ospite vive una singolare esperienza segnata da due sollecitazioni contrastanti: da un lato il gusto è attratto da un cibo insieme raffinato e appetitoso, dall’altro il cervello è concentrato nel seguire le successioni rigorose dei suoi ragionamenti. Le due cose non sempre vanno d’accordo: talora la seconda sollecitazione prevale sulla prima e così i cibi si raffreddano nel piatto. Sul terreno poi del confronto con i Suoi ragionamenti non intendo mancarLe di rispetto se Le dico che, volendo rimanere autonomi da essi, bisogna sin dall’inizio stare molto attenti nel sottoporre al filtro del giudizio critico il loro punto di partenza perché altrimenti non ci si libera più dalle conseguenzialità in esse inesorabilmente innestate: esse sono paragonabili alle spirali del serpente: se non sfuggi ad esse dal primo approccio vieni totalmente avviluppato dai piedi alla testa. Scherzi a parte, caro Cardinale, colgo questa occasione per ringraziarLa di quello che Lei periodicamente ci regala sul terreno di una elaborazione politici- culturale mai banale e mai scontata, sempre una cosa rara e preziosa. Tanti auguri, con tutta la mia amicizia”.

Eppure trovare le parole non è facile: “cosa augurare per i suoi 90 anni a chi, come lei, ha segnato profondamente la storia del paese ed è stato così importante per la vita di tanti, compresa la sottoscritta?”, si chiede Assuntina Morresi. La risposta: “Un augurio a continuare ad esserlo ancora per tanto tempo. E’ molto stimolante e soprattutto confortante ascoltarla, saperla attenta e presente qualunque cosa accada, sapere che lei c’è, sempre. Lei ha passato la sua vita a completo servizio della Chiesa, impegnando per questo tutta la sua intelligenza e tutte le sue energie, ed è questo che fa di lei una persona a cui guardare, ed è per questo che oggi siamo in tanti a festeggiare con lei anche questo traguardo. Buon compleanno, con gratitudine”.

Ed è ancora la gratitudine, con un immancabile aneddoto, a riecheggiare negli auguri di Maurizio Gasparri. “Nel tempo in cui per taluni uno vale uno – dice -, c’è qualcuno che vale mille. Il cardinale Ruini per saggezza, lucidità, esperienza, visione della vita e dei valori della nazione italiana non ha eguali. Una volta scherzando gli dissi: ‘Eminenza, ma scenda in politica e diventi il segretario di un nostro partito basato sui veri valori della identità italiana cattolica, conservatrice!’. Lui ovviamente sorrise di fronte a questa proposta, ma io gli ricordai il precedente di don Sturzo, che univa l’impegno politico alla mai abbandonata funzione sacerdotale”.

Ruini – aggiunge Gasparri – “compie novant’anni ed è per tanti di noi tuttora una guida attenta e preziosa. In un tempo in cui i riferimenti si fanno sempre più rari e le persone a cui chiedere un orientamento e un consiglio sono rarissime, il Cardinale – e, sì, è il Cardinale per eccellenza – continua a essere un punto di riferimento essenziale. E’ a lui che ci si deve riferire nei momenti di maggiore confusione. E’ a lui che si deve guardare per trovare un riferimento saldo e incrollabile ai valori non negoziabili. Che oggi anche nel mondo cattolico qualcuno è oramai disposto a negoziare. A volte, parlando anche in famiglia, o con pochi collaboratori fidati, affermo che la guida vera e autentica per me  è quella del cardinale Ruini. Che anche in tempi recenti ha saputo parlare con chiarezza e capacità di convincimento a chi doveva capire ed essere convinto. Ama l’Italia, è un riferimento forte, colto e saggio. Un dono del Signore all’Italia. Una fortuna per tutti noi. Grazie e auguri Eminenza”.

“Riferimento” è la parola chiave per chi, impegnato nella trincea della vita pubblica, ha sempre trovato nel cardinale Ruini una guida e un indirizzo intelligenti e incrollabili. “Camillo Ruini – scrive Maurizio Sacconi – ha rappresentato e rappresenta per molta parte della comunità delle persone impegnate nelle organizzazioni politiche e sociali un fondamentale riferimento. Egli ha saputo sollecitare credenti e non credenti a procedere sulla base di quei principi non negoziabili che corrispondono alla pienezza dell’uomo rispettando l’autonomia dell’azione pubblica e insieme richiamandola agli obiettivi più alti del bene comune. In Ruini la passione civile e’ la proiezione naturale dell’amore cristiano. Continua a testimoniare anche in un tempo difficile la necessità della coerenza. Auguriamo a lui e a noi stessi che possa proseguire per lungo tempo la sua lucida capacità di analisi e consiglio. “

Dino Boffo ricorda la frase – «Noi non indietreggeremo» – pronunciata dal cardinale Ruini “in un momento epico della vita nazionale, ai funerali cioè delle vittime di Nassiriya. No, non sta indietreggiando neppure ora – dice Boffo -, spaventato di nulla, sereno nelle ragioni della fede, tetragono di fronte tanto alle lusinghe, quanto alle impertinenze. La fede, si diceva. Ecco non si capisce nulla di lei, neppure del famoso «Ruini politico», se la si estrae dall’impianto trascendente. E dalla vita di pietà. La storia dirà di lei. Nel frattempo, non ho presente alcuno di quanti con lei hanno collaborato da vicino che non sia stato avvinto dalla sua statura intellettuale e morale, dal suo rispetto sincero per l’altro, dalla sua disciplina della parola, dalla sua attitudine a cogliere i profili come le connessioni, dalla sua affidabilità di rapporto e dal suo senso di amicizia sempre leale e – quando il caso − riconoscente. Dalla simpatia che con vivezza di sguardo sfodera nelle relazioni interpersonali”.

Un tripudio di amicizia e di umanità. Ma, è noto che il Cardinale “non ama i salamelecchi”, Sergio Belardinelli sceglie di rivolgerli “i più fervidi auguri” ricorrendo alle parole indirizzate a Ruini “da papa Benedetto XVI il 19 giugno 2007, in occasione del suo venticinquesimo anno di episcopato: ‘Nella chiesa di Roma tutti hanno potuto constatare la Sua grande capacità di lavoro, la Sua fede semplice e schietta, la Sua intelligente creatività pastorale, la Sua fedeltà all’identità viva dell’Istituzione attraverso l’unione con il Papa anche in mezzo alle difficoltà, il Suo fiducioso e sorridente ottimismo. Un fervido ringraziamento giunga dunque a Lei, venerato fratello, per quanto ha operato fino ad oggi in questa amata Diocesi’ e ‘anche per molti altri servizi resi alla Chiesa e alla società in questi venticinque anni di episcopato’. Da allora – ricorda Belardinelli – gli anni di episcopato sono diventati trentanove, ma il Cardinale Ruini è ancora sulla breccia, sempre al servizio della chiesa e della società italiana. Il suo ‘progetto culturale’, per quanto ormai accantonato, è attuale oggi più di quanto lo fosse in quegli anni; i suoi libri, che peraltro non ha mai smesso di scrivere, continuano a rappresentare un orientamento prezioso; la sua conversazione, lieve, spesso allegra, sempre profonda, un dono inestimabile. Al centro di tutto un’idea semplice e potente: la vita umana è preziosa, occorre accudirla e difenderla sempre. Grazie Eminenza per questi suoi lunghi anni di lavoro e grazie della sua amicizia”.

“Augurissimi al Cardinal Camillo Ruini” giungono da Roberto Formigoni. Con un ringraziamento “per la testimonianza che ha sempre offerto e tuttora offre di amore a Gesù Cristo e alla Chiesa. La Sua guida, negli anni di servizio nella Cei e poi col Progetto culturale – dice Formigoni -, è stata uno dei momenti più alti e più lucidi di Cristianesimo vissuto e ‘pensante’ di questi decenni. Fede e ragione hanno sempre marciato a braccetto in tutti i suoi interventi, ogni cristiano e ogni uomo si è sentito sempre interrogato nel profondo, ma anche suo agio, di fronte al cattolicesimo intelligente, critico, aperto a tutte le dimensioni dell’umano, di cui tante volte ci ha parlato. Grazie, don Camillo”.

La mette sul filo dell’ironia il modenese Carlo Giovanardi: “Da Reggio Emilia può venire qualcosa di buono? Il mio ferreo campanilismo modenese lo nega ed infatti Camillo Ruini (Auguri, Auguri al concittadino) è nato a Sassuolo, provincia di Modena, e ha studiato al Liceo Scientifico Tassoni di Modena. Quale miglior Viatico per diventare poi un Principe della Chiesa? Il fatto poi che Sassuolo faccia parte della Diocesi di Reggio Emilia è, s’intende, puramente casuale”.

Ai ringraziamenti e agli immensi auguri gli amici de L’Occidentale si uniscono con tutto il cuore.

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