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Il messaggio Pasquale

Pasqua, il Sepolcro è passaggio inevitabile per poter rinascere

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Le parole non hanno sempre lo stesso suono nel corso della vita. È vero che le lettere e le sillabe sono uguali e la pronuncia è la stessa; ma dire ‘salute’ quando tutto va bene, o dirlo durante una grave malattia, ha un peso ben diverso; parlare di ‘morte’ durante una lezione di filosofia, oppure di fronte a un grave lutto, produce stati d’animo differenti. Esteriormente non cambia nulla, ma nel cuore cambia tutto. Più andiamo avanti negli anni e maggiore importanza diamo alle parole; e quelle che da ragazzi pronunciavamo con tanta facilità e leggerezza, come ‘amicizia’, ‘amore’, ‘affetto’ – per fermarci alle più importanti – si caricano a poco a poco di risonanze, delusioni e richiami; perché nel trascorrere del tempo si caricano di volti e si riempiono di esperienze.

Chissà che suono avrà quest’anno la parola ‘speranza’, la promessa racchiusa nella Pasqua, che per i credenti è la vittoria della vita sulla morte, lo squarcio di luce riaperto sulle tenebre; e per tutti è il rifiorire della natura, la rivincita del giorno sulla notte. Tempo di speranza, dunque: ma come distinguerla dall’illusione? Un anno fa si stava indebolendo un hashtag lanciato in Italia all’inizio della pandemia: #andràtuttobene; slogan apparso sempre meno credibile, di fronte all’aumento continuo dei morti a causa del covid-19, che già a Pasqua 2020 erano circa 20.000; ora, che sono quasi 100.000 in più, nessuno osa ripetere quell’auspicio: suonerebbe beffardo e quasi offensivo verso i defunti e i loro cari e verso i milioni di contagiati. Si è dimostrata una speranza illusoria, vana e campata per aria.

Che suono può avere, allora, in questa nuova Pasqua, la parola ‘speranza’? Come evitare un’altra illusione? Possiamo abbinarla semplicemente all’auspicio della guarigione e della ‘immunità di gregge’? Certo, tutti speriamo – e lo speriamo davvero – che nei prossimi mesi la pandemia si arresti e la vita sociale riparta; tutti speriamo che le profonde ferite di chi è stato colpito dal lutto e dalla malattia, dall’angoscia e dalla povertà, si possano a poco a poco curare e rimarginare; tutti speriamo che questa esperienza ci insegni ad essere più attenti all’essenziale e meno al superfluo, più appassionati alle relazioni e meno alle polemiche. Ma la speranza pasquale non è solo ‘ottimismo’; non è solo ‘rilancio’ e nemmeno solo ‘progetto’: è ‘rigenerazione’, cioè ‘nuova nascita’. Dobbiamo prendere atto che qualcosa è morto. Gesù non ha aggirato il sepolcro, ma vi ha dimorato. Noi non possiamo fondare la nostra speranza sulla circonvallazione della tomba; è un passaggio inevitabile. La speranza pasquale non può avere il suono dell’illusione, tanto più oggi che siamo tutti disincantati e provati. Deve avere il suono realistico della rigenerazione: insieme a molte persone, sono morti anche i deliri di onnipotenza e i miraggi di facile e duraturo benessere.

Dalle ceneri deve rinascere qualcosa, prendendo atto di ciò che è morto; dobbiamo ripartire, certo, ma non continuando a vivere come prima – con tante ingiustizie, superficialità e risentimenti – ma lasciandoci purificare dall’esperienza del sepolcro. Per i cristiani, l’ultima parola non è morte, ma vita. Una vita che durerà per sempre e sarà piena nella misura dell’amore che avremo vissuto nell’esistenza terrena. È diffusa l’immagine del kintsugi, la tecnica giapponese della riparazione con l’oro. Quando si rompe un vaso di ceramica, invece di gettare via i cocci, c’è chi li incolla insieme con un filo di oro liquido, ottenendo un oggetto artistico, un pezzo unico a motivo dell’irregolarità dei frammenti e prezioso in ragione dell’oro.

Il filo d’oro che dà senso alle nostre giornate, che mette insieme artisticamente i pezzi della nostra vita e raccoglie le ferite, impreziosendole, è l’amore donato e ricevuto. È l’amore che tiene insieme i pezzi della nostra vita, che cuce le nostre ferite. Solo l’amore rigenera: se sapremo testimoniare con la vita la capacità rigenerante dell’amore, se sapremo raccogliere i cocci delle nostre fragilità e legarli insieme con il filo d’oro dell’amore, accenderemo anche in questa Pasqua una luce che perfora il buio della morte, un riflesso di quell’oro prezioso che è l’amore di Cristo, uscito rigenerato dal sepolcro.

Monsignor Erio Castellucci – arcivescovo di Modena, Carpi e Nonantola

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1 COMMENT

  1. “Perfetto è l’Amore in chi osserva la Parola di Cristo !”

    “Dov’è, oh Morte, la tua Vittoria ?
    Dov’è, oh Morte, il tuo Pungiglione ?
    Il Pungiglione della Morte è il Peccato !”

    Tre dei Sette Sacramenti non prevedono una Unzione Crismale: Confessione, Eucaristia, Matrimonio.

    1) Una eventuale Unzione Crismale all’uscita da un Confessionale di un Peccatore (ovvero una Peccatrice) Pentito/a, non ne rafforzerebbe, forse (ed analogamente a quanto avviene per l’Unzione degli Infermi), la predisposizione al Bene, evitando che questi ci ricaschi in quell’ (ovvero quegli) Errore/i e gli/le sia inibita la possibilità d’Indulgenza Plenaria per quel Tipo di Errore/i ?
    2) l’Assunzione delle Sacre Specie in consacrato Pane e consacrato Vino non avvicinerebbe maggiormente il Popolo Laico tanto al Popolo Presbiterale che a quello Episcopale prevenendo i … Populismi ?
    3) Perché l’Ordinazione Sacerdotale prevede l’Unzione e per il Matrimonio basta l’Unzione Crismale individuale dei Nubendi ? Perché non far loro reciprocamente scambiarsi una Unzione Crismale “di Coppia” (stavolta), oltre che lo Scambio delle Fedi ? Non ne sarebbe forse rafforzato il Reciproco Impegno all’Indissolubilità del loro Matrimonio Sacramentale ?

    E che dire dell’Entropia Liturgica della diversa Ritualità Cristiana che di Ecumenico (e dunque di Universale), nonché di Pedagogico (ovvero di Mistagogico) ha davvero ben poco ?

    Oppure del Santo Rosario che non scandisce bene la Settimana dei Fedeli e pur essendoci la possibilità d’incorporare i Misteri della Misericordia (la quale è solo una parte, preponderante certo, ma solo una parte della Perfezione Divina) al Martedì (lasciando quelli del Dolore al Venerdì), oppure i Misteri del Silenzio al Sabato (lasciando quelli della Gioia al Lunedì) ed evitando che il Mercoledì Clerici e Popolo finiscano con l’esaltare la loro Vana-Gloria Cristiana e non la Vera Gloria capace di abbracciarla, invece, la Croce di Cristo ?

    Che la Pasqua e soprattutto l’Ascensione e la Pentecoste portino … Consiglio al Re (che a sua volta non è il Re dei Re) e non può Gesuiticamente ridurre la Chiesa alla Mediatizzazione di sé stessa, ovvero a Culto della Personalità del … “Dolce Cristo in Terra” !!!

    Amen !
    Pro Sit !!

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