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A Matteo Colaninno non restava che buttarsi in politica

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Tempi di campagna elettorale anche per Confindustria. Le prime battute sono state di Luca Cordero  di Montezemolo che ha subito iniziato con un suo vivo interesse per il programma di Walter Veltroni. Ma si è preso il brusco rabbuffo di Sergio Romano che gli ha spiegato dalle colonne del Corriere della Sera che un presidente degli imprenditori dovrebbe parlare all’interno dei confini fissati dal proprio mandato e non dire tutto quello che gli passa per la testa. E così qualche giorno dopo Montezemolo ha lodato anche il programma berlusconiano per l’impegno a detassare sensibilmente straordinari e premi di produzione.

Finite le scintille montezemoliane, ai confindustriali tocca adesso una valutazione più pacata e articolata dei programmi dei due contendenti per il governo. La proposta berlusconiana è quella veramente in sintonia non solo con gli industriali ma anche con larghe fette di lavoratori che sanno che per avere tanti soldi e subito, bisogna puntare su scelte che incrementino la produttività.

E su questa linea si trovano anche la Cisl e la Uil. Mentre la Cgil (concentrata sulla rigidità dei rapporti di lavoro che rappresenta il suo punto di forza e impedisce il crescere di laceranti differenzazioni al suo interno)  ha espresso con chiarezza la sua contrarietà.

Molta preoccupazione solleva tra gli imprenditori invece la proposta di Walter Veltroni su un salario minimo per i lavoratori senza contratto a tempo indeterminato: si coglie in questa idea tutta l’astrattezza del gruppo di tecnici ed esperti che si ritrovano intorno al sito “lavoce.info”. Brillantissimi nel lanciare provocazioni, formidabili nel disegnare scenari a prescindere dal contesto, quelli de “lavoce. info” hanno qualche difficoltà a calarsi nella realtà concreta. Innanzi tutto nelle tipologie specifiche dei lavori non a tempo indeterminato, che spesso prevedono da una parte impieghi assai diversi per ore lavorate, dall’altra l’accumulo di più e differenti rapporti di lavoro: caratteristiche che impediscono alla radice la possibilità di un salario minimo.

Vi è poi un problema più generale che riguarda l’assetto delle relazioni industriali italiane: se questo debba prevedere come suo fondamento la contrattazione delle condizioni di lavoro (con il valore erga omnes degli accordi più rappresentativi) o possa puntare per certe tipologie di salario anche a interventi legislativi. In Francia il salario minimo viene fissato dal Parlamento: e questo tra le altre cose ha quasi fatto sparire i sindacati dalle realtà industriali.

In Italia, prevale nei sindacati la volontà che i salari siano determinati solo dalla contrattazione: la stessa Cisl pur attenta a scelte di modernizzazione delle relazioni industriali, ha già dato un parere negativo sulle proposte veltroniane. E tanto più fa la Cgil, intenta a conservare il più possibile gli assetti esistenti.

Tiziano Treu sul Riformista ha già annunciato una possibile marcia indietro, dicendo che naturalmente tutte le proposte dovranno passare al vaglio del confronto con le confederazioni.

Tutti questi sono i motivi per i quali i vertici confindustriali sono sufficientemente in allarme: nella giornata di lunedì 18 febbraio sotto il coordinamento di Alberto Bombassei, viale dell’Astronomia verificherà la possibilità di prendere una posizione più definita.

Resta comunque forte la diffidenza per i segnali di dirigismo dati da Veltroni e per la sua astrattezza che tra l’altro ha messo in allarme i sindacati che dovrebbero essere tenuti tranquilli alla vigilia della strategica (ma molto confusa) trattativa sulle nuove caratteristiche dei contratti di lavoro.

Cresce dunque l’attenzione per il saggio pragmatismo berlusconiano. Appare sempre più evidente che nel mondo delle imprese il montezemolismo di sinistra, quello tutto pappa e ciccia con Veltroni, abbia pochi spazi. Da qui la fuga in politica di un Matteo Colaninno che ha visto le sue chance di entrare nella presidenza Marcegaglia ridotte a zero. E un destino simile probabilmente toccherà ad Anna Maria Artoni. L’ala convegnistica di Confindustria vede scemare rapidamente il proprio potere.

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1 COMMENT

  1. Colaninno….
    Ex leader dei giovani di Confindustria,ex presidente della Piaggio.
    Ed un diploma di liceo scientifico….manco uno straccio di laurea in economia e commercio.Manco quella delCEPU,quella di Del Piero.
    Averceli di manager così….

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