A Napoli il Pd ha schierato il passato, il centrodestra deve incarnare il futuro
25 Gennaio 2011
di Simply Blue
Con la vittoria del suo ex delfino Andrea Cozzolino alle primarie del Pd per l’elezione del candidato sindaco di Napoli, Antonio Bassolino ottiene indirettamente una vittoria. Un risultato che è anche frutto dell’aiutino interessato, dicono gli sconfitti, di alcuni esponenti del centrodestra. Insomma, una bella rivincita di Bassolino su Walter Veltroni, che in campagna elettorale lo evitava, ma anche su Pierluigi Bersani, che pare non gli voglia molto bene.
Al netto di voci, brogli e denunce, tutte da dimostrare, il Pd napoletano mostra di non sapere – o di non volere – segnare quella discontinuità, pur richiesta dal pezzo più riformista del suo elettorato, da quel blocco di potere cementatosi attorno alla figura del primate Bassolino. Addirittura gli alleati dell’Italia dei Valori, che consapevolmente non apprezzano il curriculum del vincitore, chiedono immediatamente a Cozzolino di fare un passo indietro e scegliere insieme un altro candidato. Di certo, non incoraggiante come inizio per il neo candidato.
Sotto il profilo politico è di tutta evidenza che, nonostante sia vero che con Bassolino diventa difficile vincere, senza si è perso e si perderebbe ancora. Ma questi sono problemi interni al centrosinistra. Venendo, invece, agli effetti che tale candidatura avrà sul centrodestra, un candidato in continuità con Bassolino facilita senza dubbio la competizione, anche se per convincere quella parte di città dove albergano i ceti produttivi e delle professioni – e dove non si è stravinto neanche alle scorse trionfali regionali – è necessaria la candidatura di una persona al di sopra di ogni sospetto. Lo pensa anche l’ex presidente degli industriali Antonio D’Amato, che nel dichiarare ancora una volta la sua indisponibilità a candidarsi alla carica di primo cittadino chiede, però, che a scendere in campo sia una figura politica. Preferibilmente capace, concreta e di nota integrità morale, che metta il centrodestra al riparo dalle accuse dei futuristi sempre in agguato sui temi giudiziari e che sia stata sempre fuori dal circuito di chi ha usato le spoglie del Mezzogiorno per allestire quei lauti pasti il cui conto, adesso, pesa sulle spalle del governatore della Campania Stefano Caldoro.
Tanto per ricordare il suo background, Cozzolino, da Consigliere regionale prima e da Assessore alle Attività Produttive nell’ultima giunta Bassolino, è stato il playmaker incontrastato dell’allora presidente della Regione nella gestione dei Fondi comunitari, colui che ha lanciato e gestito il Piano d’azione per lo sviluppo regionale (Paser), strumento oggi additato come il Male assoluto anche da chi, in quei giorni, lo osannava o da chi, nel centrodestra, non lo ha contrastato efficacemente.
In continuità con il difficile lavoro di Caldoro, il segnale che deve dare una coalizione le cui radici affondano nel popolarismo europeo è quello di una svolta radicale, rispetto a quelle politiche assistenziali che hanno sfilacciato il nostro tessuto sociale facendoci perdere consapevolezza del nostro saper fare le cose migliori e più produttive, pur di trovare un qualunque sussidio. Il conto che pagherà il blocco di potere uscente sarà l’ennesima sconfitta elettorale, ma il regalo che rischierebbe di consegnare, come ha già fatto alla Regione, è quello di libri contabili da portare in tribunale.
Il curatore fallimentare eletto dal popolo napoletano avrà anche la comprensione dei cittadini, ma questa durerà molto poco se nel frattempo non si daranno risposte chiare e nette nella creazione di quelle precondizioni necessarie affinché le grandi unicità e vocazioni che Napoli ancora conserva non rendano la società napoletana autonoma, forte economicamente e strutturalmente.
Ciò che serve, in sostanza, è un candidato sindaco che faccia sognare ai cittadini partenopei una Grande Napoli, con quella Grande Società ispirata al modello di Hayek che essi meritano. Una società fondata sul libero scambio delle idee migliori e sulla responsabilizzazione dei cittadini a produrre reddito e a rinunciare a prebende. Una società a cui offrire servizi quantomeno decenti, da parte di una classe più diligente che dirigente. Come e con chi lo vedremo nei prossimi giorni, forse già nelle prossime ore.
