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Il ricordo

Addio a Luciano Pellicani

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Ieri è morto Luciano Pellicani. Uno degli intellettuali più importanti degli ultimi decenni: per i libri che ha scritto; per gli autori che ha introdotto nel nostro panorama culturale; per l’operazione di cui fu protagonista, come direttore di Mondo Operaio, emancipando la cultura socialista e democratica dalla sudditanza verso il marxismo. In questi tempi anche un estremo saluto è divenuto un problema e per chi lo ha avuto come collega e amico è questo un ulteriore motivo di tristezza. L’Occidentale pubblica oggi un breve ricordo di Vittorio Macioce che gli fu allievo; seguirà a stretto giro un più analitico scritto di Salvatore Santangelo (G.Q.)

Sono orfano di un altro maestro e fatico davvero a scriverne. Pellicani è stato uno dei teorici della svolta democratica nella sinistra italiana. Non è mai stato davvero organico a un partito, anche perché aveva un brutto carattere. Una parte di lui sognava l’anarchia. Mi ha fatto conoscere Ortega y Gasset e i suoi studi sulla ribellione delle masse. Mi ha portato tra i mercanti italiani del ‘300 e alle origini della società aperta. Mi ha insegnato quanto sia fragile la libertà e quanto costa sceglierla come principio di vita. Mi ha fatto innamorare di Don Chisciotte. Mi ha insegnato a guardare nelle utopie degli intellettuali déraciné le strade che portano all’inferno. Mi ha fatto diffidare di chi dice che vuole salvarti l’anima e se ti prende a calci in bocca lo fa solo per il tuo bene. Mi ha detto che quelli che rubano in nome della libertà sono ladri che non hanno neppure l’alibi del bisogno. Mi ha fatto leggere I Demoni di Dostoevskij.

Appena laureato mi disse se volevo fare ricerca accademica con lui, ma per avere un posto da professore ci sarebbero voluti anni. Rifiutai. Mi disse allora cosa volevo fare. Gli dissi: il giornalista. Allora, con affetto, mi disse: ti presento il direttore de L’Avanti. Era il 1991. La mia risposta fu sdegnata e piena di presunzione. Professore, io mai con un giornale di partito. Ogni volta che ci penso, a posteriori, mi viene da ridere. A quel punto mi disse di fare la scuola di giornalismo, nella stessa università dove mi sono laureato, la Luiss.

L’ultima volta che ci siamo visti, qualche anno fa, mi ha guardato a lungo e poi mi ha detto: sei invecchiato e questo mi angoscia. Perché? Mi rendo conto di quanto sono troppo vecchio io. Un virus credo che se lo sia portato via. Addio prof.

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