Afghanistan. Il Parlamento rifiuta il compromesso di Karzai
23 Gennaio 2011
di Redazione
La maggioranza dei 249 deputati eletti nelle legislative del 18 settembre scorso in Afghanistan hanno respinto la notte scorsa a Kabul il compromesso proposto dal presidente di una inaugurazione del Parlamento mercoledì prossimo, e non il 22 febbraio come da lui deciso, in cambio dell’accettazione del verdetto di uno speciale tribunale creato dalla Corte suprema per esaminare centinaia di denunce di brogli.
In una mozione firmata ed inviata al palazzo presidenziale i deputati, scrive l’agenzia di stampa Pajhwok, i deputati hanno accettato l’inaugurazione del Parlamento mercoledì 26 gennaio, ma non il verdetto del tribunale speciale, considerato un organismo "illegale".
L’annuncio del rigetto della proposta non è stato ancora commentato da Karzai, che nelle scorse settimane aveva accettato di inaugurare il Parlamento oggi. Giorni fa però, prima di partire per la Russia, aveva annunciato di aver disposto il rinvio di un mese della cerimonia, per permettere allo speciale tribunale creato dalla Corte suprema di esaminare oltre 400 denunce di brogli elettorali raccolte dall’Ufficio del Procuratore della Repubblica.
Ieri, al termine di una tumultuosa giornata di trattative, sembrava che le parti avessero raggiunto un compromesso sulla base di una inaugurazione dell’Assemblea mercoledì, con la condizione di una accettazione scritta da parte dei deputati del verdetto del tribunale speciale. Ma ieri sera i deputati eletti si sono riuniti in un hotel di Kabul per ascoltare la proposta presidenziale e discuterla, giungendo alla conclusione della sua inaccettabilità. Al riguardo il presidente provvisorio della Camera, Mohammad Sarwar Osmani, ha detto ai giornalisti che "i partecipanti (non è chiaro il loro numero, ndr.) hanno firmato una risoluzione in cui si accetta l’inaugurazione del Parlamento il 26 gennaio, ma si rigetta il verdetto della corte speciale, perché proveniente da un organismo illegale".
Nel testo del documento approvato si sostiene che le denunce di presunti brogli nelle legislative dovrebbero essere esaminate da tribunali costituiti nello spirito della Costituzione. Il processo elettorale afghano è stato gestito da due organismi, la Commissione elettorale indipendente (Iec) e la Commissione per i reclami elettorali (Ecc, appoggiata dall’Onu), che annunciando i risultati e la lista dei 249 deputati della Wolesi Jirga (Camera bassa del Parlamento), hanno assicurato che essi non potevano essere in alcun caso modificati.
