Afghanistan. Le salme dei parà morti a Kabul in viaggio verso l’Italia

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Afghanistan. Le salme dei parà morti a Kabul in viaggio verso l’Italia

19 Settembre 2009

È decollato dall’aeroporto di Kabul alle 17.30 locali (le 15 in Italia) il C-130J dell’Aeronautica Militare che trasporterà in Italia le salme dei sei militari caduti giovedì nell’attentato a Kabul. Il velivolo effettuerà in nottata uno scalo tecnico ad Abu Dhabi per poi proseguire alla volta dell’Italia. L’atterraggio all’aeroporto di Ciampino è previsto per domani mattina alle 9.30.

"Napolitano fa aspettare i morti", titola in prima pagina Libero. Una notizia – quella del presunto arrivo in ritardo dell’aereo con i feretri dei sei parà uccisi in Afghanistan, per consentire al capo dello Stato di tornare dal Giappone ed accoglierli – che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si affretta a smentire: "È del tutto destituita di ogni fondamento", dice. E parla di polemica "gravemente offensiva".

Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro scrive oggi che "nonostante il massacro di Kabul, il presidente della Repubblica non interrompe il suo viaggio in Asia. Così il ritorno delle salme dei nostri soldati slitta a domani". Immediata la replica dello Stato maggiore della Difesa, che con un comunicato "smentisce categoricamente" le affermazioni di Libero. Passano solo pochi minuti ed arriva la reazione di La Russa che, oltre a parlare di notizia del tutto infondata, spiega che "fin dall’immediatezza del tragico avvenimento è stato ipotizzato dalle Forze armate un rientro delle salme tra domenica e lunedì, tenendo conto dei tempi necessari per tutti gli adempimenti del caso. Il rientro delle salme dei caduti quindi, lungi dall’essere stato ritardato, è stato semmai accelerato al massimo su mia richiesta per consentire i funerali già nella giornata di lunedì. Non si comprende – conclude – la ragione di questa gratuita e inutile polemica priva di ogni verosimiglianza che risulta gravemente offensiva verso il Capo dello Stato cui va la mia totale e deferente solidarietà".

Anche lo Stato maggiore della Difesa sottolinea che "il rientro dei feretri sta avvenendo nel più breve tempo possibile, compatibilmente con i tempi tecnici necessari sia per l’organizzazione del volo che per l’espletamento delle incombenze relative alla certificazione nazionale e internazionale", le quali richiedono non meno di 24 ore "dall’avvio della procedura". C’è poi il fatto, spiega sempre lo Stato maggiore, che i parà della Folgore hanno chiesto di poter organizzare una cerimonia per l’ultimo saluto ai loro compagni caduti, e che il volo del C-130 Kabul-Ciampino dura 18 ore, con due scali tecnici ad Abu Dhabi e a Cipro.

Diverse le prese di posizione in favore del capo dello Stato. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, afferma che "non ci sono stati ritardi o equivoci di sorta" e che le illazioni sono "infondate e inopportune". Anche Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, condanna il fatto che su questo tema si aprano "polemiche giornalistiche e politiche di alcun tipo". Sempre dalla stessa parte politica, Italo Bocchino parla di "polemica sterile e dannosa", mentre Margherita Boniver dice che "ogni scusa è buona per fare del miserabile sciacallaggio sulla morte dei nostri ragazzi".

La direzione di Libero, però, con un comunicato "conferma che il rientro in Italia delle salme dei sei soldati uccisi a Kabul era previsto per venerdì o al massimo per oggi, sabato 19 settembre, ma è stato rinviato a domenica per non cambiare il programma del viaggio in Giappone del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cui rientro in Italia è previsto per stasera". Secondo il comunicato "la notizia arriva da autorevoli fonti interpellate da Libero prima della pubblicazione dell’articolo e, come può verificare chiunque, sono le stesse dichiarazioni dei vertici militari a confermare che le salme sarebbero dovute rientrare subito". Contro-replica dell’ufficio stampa di La Russa: "Non si comprende l’insistenza su una polemica tanto gratuita quanto basata su presupposti inesistenti. Libero farebbe bene ad ammettere l’errore e a chiudere la vicenda".