Ahmadinejad comincia una storica visita in Iraq
02 Marzo 2008
di Redazione
Mahmoud Ahmadinejad diventerà oggi il primo presidente della Repubblica islamica iraniana a visitare l’Iraq, a trent’anni dalla fine della sanguinosa guerra che contrappose il paese degli ayatollah e il regime di Saddam Hussein dal 1980 al 1988, uccidendo oltre un milione di persone.
E’ una visita che vuole esprimere sostegno al governo del primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki; ma anche, nelle parole dello stesso Ahamadinejad destinata a “rafforzare i legami fraterni tra le due nazioni”.
Nel 2003 la caduta del regime di Saddam (dominato dalla minoranza sunnita) ha aperto la strada al netto miglioramento dei rapporti, tanto più dopo l’arrivo al potere a Baghdad nel 2005 di un governo dominato dagli sciiti e sostenuto dagli Stati Uniti (il culto sciita è largamente prevalente in Iraq). “Riteniamo che la nazione irachena abbia la capacità di assicurare la sicurezza e dirigere questo paese” ha detto sempre oggi Ahmadinejad.
Oggi il commercio fra i due paesi è fiorente, e numerosi pellegrini iraniani si recano nelle città sante sciite in Iraq. L’Iran inoltre ha annunciato oggi lo stanziamento di un miliardo di dollari in prestiti per progetti di infrastrutture in Iraq, diretti da aziende iraniane.
Se i rapporti fra Baghdad e Teheran appaiono in crescita, chi non è per nulla soddisfatto è il presidente degli Stati Uniti: George W. Bush che da anni accusa l’Iran di finanziare il terrorismo in Iraq, infiltrare armi e combattenti oltre confine, nonché di addestrare terroristi e kamikaze di Al Qaida, oggi ha ribadito dal ranch di Crawford in Texas quanto gli sia sgradito questo viaggio in un paese dove si trovano 160.000 soldati americani.
Per Bush, Mahmoud Ahmadinejad deve “smettere di esportare il terrorismo” e il messaggio iracheno al presidente iraniano dovrebbe essere, “smettete di mandare attrezzature sofisticate che uccidono i nostri cittadini”. Parole che rispondono a quelle sparate da Teheran oggi da Ahmadinejad: “Riteniamo che l’insicurezza, i contrasti e le tensioni siano orchestrati dagli occupanti dell’Iraq E’ nella natura degli Stati Uniti presentare gli altri come colpevoli quando sono sconfitti”, ha aggiunto. “Non è divertente che chi ha 160.000 soldati in Iraq accusi gli altri di ingerenza?”.
La situazione della sicurezza nel pease resta estremamente precaria. Almeno 721 iracheni sono stati uccisi a febbraio in Iraq, con un incremento del 33% rispetto allo scorso mese di gennaio, secondo quanto comunicato oggi dal governo di Baghdad.
Intanto il viceministro degli Esteri iraniano, Ali Reza Cheikh Attar, che si trova a Baghdad da diversi giorni, ha annunciato che oltre al prestito, le due nazioni stanno preparando tre accordi, che riguardano la cooperazione doganale, la tassazione e gli investimenti. Ha aggiunto che Iran e Iraq dovranno firmare una decina di accordi durante la visita di Ahmadinejad.
fonte: APCOM
