Aiuti all’auto: Scajola batte Fiat

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Aiuti all’auto: Scajola batte Fiat

17 Settembre 2009

 

Al salone di Francoforte Sergio Marchionne avveva appena finito di richiedere la proroga degli incentivi per l’auto anche per l’anno prossismo, che immediatamente il ministro per le Attività Produttive Claudio Scajola ha definito la sua concessione come “auspicata e auspicabile”.  

Ho grande rispetto per il ministro, ma è un triplice grave errore. Il primo è di politica industriale. Amministratore delegato e presidente della Fiat – Montezemolo si era già pronunciato ieri – fanno il loro mestiere, battendo cassa. La politica fa, o dovrebbe fare, un mestiere diverso. Dovrebbe prendere qualche tempo per riflettere, visto che siamo il Paese OCSE con il maggior numero di annualità di incentivi all’auto negli ultimi 20 anni. IIl risultato è stato di drogare la capacità produttiva e l’offerta su livelli che non sono MAI fisiologici, a differenza di Paesi nei quali l’incentivo ecologico all’acquisto è diventata pratica di massa – Francia, Germania, UK – solo quest’anno. Gli USA anno praticato nel mese di agosto il cash-for-clunkers, le vendite di GM e Ford hanno mostrato qualche ripresa, ma il coro generale degli analisti ha bocciato la misura perché si è risolta in una cannibalizzazione di acquisiti futuri, cioè nella ridiscesa delle vendite a seguire. La risposta corretta non è la protrazione eterna degli aiuti, come accade in Italia. Ma uscirne una volta per tutte: a maggior ragione perché la crisi dell’auto è dovunque una crisi di sovraccapacità produttiva. Dunque, con gli aiuti, i produttori son spinti a non razionalizzare. Non cammineranno mai sulle proprie gambe, a furia di stampelle che intorpidiscono gli arti.  

Il secondo errore è politico tout court. Gli altri settori produttivi generalmente non beneficiano dei pingui aiuti diretti riservati all’auto. Occorrerebbe, da parte della politica, una capacità di analisi più equanime di che cosa “pesa” davvero l’auto nella realtà produttiva italiana odierna, rispetto ai settori in cui occorrerebbe concentrare qualche incentivo volto ad agevolare nella generalità dei casi un balzo di produttività. Si tratti della ripatrimonializzazione delle piccole imprese manifatturiere esportarici, o della banda larga che continuiamo a non avere, deprimendo il risultato di tutte le aziende incardinate fuori dalle grandi città. 

Il terzo errore riguarda la disciplina dei mercati. Fiat è quotata. Che i suoi vertici parlino di aiuti pubblici a mercati aperti, che dirne? Pare che la real casa dell’auto italiana si vanti di avere un certo stile, e infatti lo si riconosce sempre.  Ma che un  ministro risponda di corsa a mercati ancora aperti, contribuendo a far salire il titolo come si desume dall’ultima parte del tracciato odierno dopo le 16 quando parla il ministro (impostate Fiat ord con il comando intra, per l’intraday e le indicazioni orarie della quotazione sul’andamento del titolo), sino a farlo chiudere a 9  euro, direi che è qualcosa di più di una cortesia impropria.

Oscar Giannino

da Chicago Blog