Albania. Il governo premia gli agenti “fedeli” con una paga extra

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Albania. Il governo premia gli agenti “fedeli” con una paga extra

22 Gennaio 2011

Il governo albanese premierà tutti gli agenti che ieri hanno difeso la sede del governo durante le manifestazioni dell’opposizione contro il premier Sali Berisha, nelle quali ieri tre persone sono state uccise. Lo ha annunciato il portavoce del governo, Erla Mehilli.

Ai poliziotti e ai membri della Guardia Repubblicana sarà retribuita una mensilità in più e 4 a quelli che sono rimasti feriti negli scontri. La Procura ha ordinato stamani l’arresto di 6 ufficiali della Guardia Repubblicana accusati di omicidio plurimo per la morte dei dimostranti, ma finora l’ordine non è ancora stato eseguito dalla polizia.

"La violenza e l’uso eccessivo della forza in Albania non possono trovare giustificazione". Lo ha dichiarato Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, parlando a nome dell’intera assemblea elettiva europea sui fatti di Tirana. Buzek ha anche sottolineato che la situazione politica locale rischia di essere "di reale ostacolo" all’ingresso nella Ue. "Esprimo il mio più profondo rimpianto per la perdita di vite umane a Tirana – ha aggiunto Buzek – e lancio un appello alla calma e alla moderazione a tutte le parti". "È davvero deludente – ha continuato il presidente dell’Europarlamento – il fatto che in più di un anno e mezzo non sia stato ancora possibile risolvere la protratta crisi politica cominciata dopo le elezioni parlamentari del 2009. Lo stallo politico non solo ha rallentato l’adozione delle necessarie riforme, ma è anche diventato un vero ostacolo sulla via dell’integrazione del Paese in Europa". "La malaugurata perdita di innocenti vite umane a Tirana – ha concluso Buzek – deve far svegliare i leader politici albanesi, indurli ad assumersi le loro responsabilità e superare finalmente l’impasse politico con mezzi pacifici, democratici e costituzionali, in modo da lavorare tutti insieme verso l’obiettivo comune di una Albania prospera, stabile e democratica e per dare ai suoi cittadini un futuro europeo".

Ermelinda Meksi, ex ministro per l’Integrazione europea nell’ultimo governo di Fatos Nano e oggi deputata socialista al parlamento albanese, ha accusato l’Ue di aver reagito troppo in ritardo e di lasciare Berisha al potere: "Purtroppo l’intervento dell’Ue si fa attendere, ed è già tardi, mentre Sali Berisha continua a provocare l’opposizione e i cittadini, anche dopo le vittime di ieri".

Nella situazione attuale intravede "un film già visto, come nel ’97" quando Berisha era presidente della Repubblica e la rabbia popolare per il collasso delle finanziarie a piramide si trasformò in una violenta rivolta. "Berisha deve fare un atto di responsabilità e dimettersi, invece di andare in tv a provocare la gente, che è già arrabbiata. È lui il responsabile di tutto", dichiara l’ex ministro chiedendosi "che senso ha" il fatto che il premier abbia indetto per mercoledì una manifestazione "contro la violenza": "E’ l’ennesima provocazione – ribadisce -, invece di gettare acqua alimenta il fuoco".

"È inaccettabile – prosegue – che la polizia non abbia ancora eseguito gli arresti" ordinati dalla Procura di Tirana nei confronti di sei membri della Guardia repubblicana. "Che stato di diritto è questo? È questa una democrazia europea?", si chiede indignata. "Ero in piazza ieri con i manifestanti, era una protesta pacifica, c’è chi è disoccupato e chi vuole una democrazia europea. I dimostranti erano armati di arance, mentre la polizia ha usato non solo i gas lacrimogeni, ma anche un gas chimico risalente ai tempi di Enver Hoxha", accusa Meksi che punta il dito contro il governo per aver ordinato di "sparare sulla gente".

"Il video è molto chiaro", dice riferendosi alle immagini trasmesse da una tv in cui si vede lo sparo di una guardia repubblicana e poi un dimostrante che si accascia al suolo. La deputata socialista oggi ha fatto visita alla famiglia di una delle vittime degli scontri nel distretto di Fier – a 100 chilometri da Tirana – dove è stata eletta: "Sono persone pacifiche, semplici, e sono tutti sotto choc, nessuno se lo aspettava", dice parlando dei familiari di Saik Myrtaj, cinquantenne agricoltore, padre di due figli e capo della sezione locale del partito di Edi Rama. Domani alle 11 nel villaggio si terranno i funerali, rinviati nell’attesa che altri familiari arrivino dalla Grecia.