Alla fine ti ho vista ma ero prigioniero di una foresta splendida e irreale

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Alla fine ti ho vista ma ero prigioniero di una foresta splendida e irreale

13 Settembre 2009

Sono in un bosco, in un bosco deserto.
È mattina presto e non ho idea di cosa faccia qui.
Sono seduto sul mio contrabbasso, al centro di un lago. Il contrabbasso è la mia zattera. Ma sta affondando.

Sto affondando.
Sto affondando controvoglia, e logica, non ho scelto io di trovarmi in questa situazione.
Sento un peso legato alla caviglia che mi attira verso il fondo.
Mi sporgo.
Ho una palla di piombo fissata al piede.
Ma che vuol dire?
Non so che fare. Comincio a suonare, con foga.
L’acqua incredibilmente si ritira, e si ritira, si ritira fino a rimanere solo una pozzanghera.
Al suono del mio strumento delle donne con abiti lunghi e bianchi cominciano a danzare intorno a un albero a pochi passi da me.
Dall’altra parte intravedo un indigeno africano con i capelli raccolti e vestito solo di una fascia tra le gambe e l’ombelico che abbraccia un violino.
Le donne continuano a danzare, alzano le gonne e le sottovesti sono arancioni e gialle.
Corrono, si piegano, fanno il casque’come se l’albero fosse il loro cavaliere. Una mi guarda.
Ha gli occhi truccati di nero.
Mi rendo conto che sto continuando a suonare perché sento la mia musica.
Ma non solo la mia, anche un tamburo, e un sassofono.
Non capisco, alzo gli occhi e le braccia al cielo, e grido: “Che cosa diavolo ci faccio qui!”
Una ballerina mi imita alzandosi la gonna che impugnava tra le mani.
Ma che vuol dire?

Vedo lo scheletro di un cavallo farmi cenno di seguirlo, e vicino a lui di nuovo l’indigeno, che finalmente comincia a suonare. È un suono sublime ed elegante, che si unisce al nostro completandolo. Sembra di volare, infatti l’indigeno apre le braccia.
Ma il suo suono continua.
Voglio suonare anch’io con loro.
Mi alzo e la palla di piombo mi ostacola.
Ma perché? Chi mi ha imprigionato qui?

Mi alzo sul posto, tiro su il mio contrabbasso e suono, coincidendo col suono che già sentivo prima di emetterlo. Un cocchiere vestito di giallo raggiunge il cavallo che ora è di legno laccato, come quelli delle giostre, e ci sale sopra. Mi guarda mentre sono in piedi a fianco al contrabbasso e comincia a piovere, e mi fa comparire un impermeabile.
Chi è quest’uomo? E perché mi protegge dalla pioggia?
L’indigeno alza le mani unite, e mi rendo conto che è vestito solo di violini.
Alt.

Di nuovo la musica mi pervade, sento un sassofono nitido, devo suonare, sto di nuovo affondando.
Funziona!
Ora sono in Cina e non piove più.
C’è un uomo seduto su una poltrona del ‘700 con i braccioli rivestiti di velluto in mezzo a un prato. Ha un cappello largo e rigido, e delle cinesi truccate come matriosche gli girano intorno su delle macchinette per bambini.
Le cinesi si fermano, e si guardano negli occhi.
Vedo una zombie.
Ora le cinesi sono sedute sulla poltrona, e aprono leggermente le gambe, per mostrarmi il loro mondo.
Mi rassegno. Abbraccio il contrabbasso mentre la musica cresce, coinvolge tutto e tutti. Appoggio la testa sull’asta delle corde per ascoltarla e concentrarmi.
L’indigeno raccoglie le sue forze, la musica sale, si concentra anche lui, e scocca l’asta del suo violino usando il violino come arco.
L’asta attraversa la foresta e arriva fino a me, tagliando la catena che avevo legata al piede. Vedo la palla di piombo rotolare nella pozzanghera.
Sono libero.
Ma di fare cosa?

Le ballerine scappano, allora istintivamente le inseguo. Corro. E finalmente ti vedo.
Eccoti. Sei tu che mi hai relegato in questo posto?
Chi ha messo le sue grinfie su di te?
Beh, non è possibile vincere il mio amore.