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La miglior lettura del 2009

Alla politica di oggi serve il dialogo, il rispetto ma anche l’autorevolezza

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Per chi, come me, di mestiere fa l’imprenditore, troppo spesso in giro per il mondo a caccia di mercati nuovi e a difesa dei vecchi (ahimé, mai tranquilli e consolidati) è davvero sempre  più difficile trovare lo spazio, temporale, ma, talora, persino fisico, per leggere qualche libro. L'offerta, oltretutto, è ampia e, a volte, così repentinamente mutevole che testi di qualche mese fa, legati a questioni o ad avvenimenti di massima attualità risultano, in breve tempo, superati rispetto alle novità o agli aggiornamenti dovuti a più approfondite analisi.

A volte finisco per riporre nella mia biblioteca - o per abbandonare su qualche scrivania, sommergendoli di carte - libri acquistati o ricevuti in regalo, letti per metà, senza essere riuscito a gustarli e ad amarli, come, intuisco, mi sarebbe piaciuto e come essi, talora, meriterebbero. Certo, per antico costume, seguo la regola secondo cui i libri non si buttano mai e, in attesa dei microscopici libri elettronici, già in uso negli Stati Uniti, li conservo con il proposito – che nel profondo del cuore so alquanto mendace – di riprenderli in mano in un improbabile momento libero futuro.

Non penso, peraltro, che le difficoltà nel leggere libri siano soltanto mie. Sono, anzi, ormai, molto diffuse, tra coloro che hanno deciso di non fare l’intellettuale di professione. Il fatto è che durante le giornate lavorative la nostra attenzione e le nostre energie mentali sono in larga parte occupate da informazioni radiofoniche e televisive, che tendono a modificare le nostre abitudini di pensiero, di acquisto e di vita. Dobbiamo, inoltre, approfondire le nostre conoscenze professionali, con riviste e testi specializzati e smaltire il sempre più gravoso carico di mail. Il dedicarsi, pertanto, anche solamente alla lettura di un articolo di fondo di un quotidiano, magari scritto da un giornalista con un pensiero affine al nostro e, quindi, potenzialmente gratificante diventa un’impresa davvero ardua.

Il giornale ideale, il libro “dei sogni” dovrebbero poter essere metabolizzati in 10-20 minuti, posto che 20 minuti, un paio di volte al giorno, potrebbero rappresentare il giusto momento di svago che possiamo permetterci, quale parentesi tra gli impegni professionali, tecnici e di ordinaria operatività quotidiana (tragitti di lavoro, organizzazione della famiglia, operazioni in banca e alla posta, interventi di presidio della salute...).

Nell'anno appena trascorso ho cercato di razionalizzare al meglio il mio tempo, utilizzando il più possibile, per quanto concerne la generale lettura dei quotidiani, validi strumenti di sintesi, quali le rassegne stampa (ottima quella fornitami da Magna Carta), che mi hanno aiutato non poco a scegliere e a raccogliere notizie importanti e degne di nota.

Tracciando un bilancio, mi accorgo di essere riuscito, persino, a leggere per intiero alcuni libri, preferendo quelli di approfondimento sulla vita e le vicende dei capi di stato attuali, Obama, Sarkozy, Berlusconi. Ho sempre scelto volumi con poche centinaia di pagine, in modo da poterle agevolmente  trasportare e terminare velocemente. Non sempre ha funzionato, ma con l'aggiunta di giornali economici, dei quotidiani irrinunciabili e delle riviste professionali specializzate, posso dire di avere ottenuto un grado di informazione  mediamente sufficiente, in relazione alle mie esigenze di vita professionale e politica.

Eppure, nonostante il poco tempo, nell’anno appena trascorso ho avuto la fortuna di ricevere in dono un libro che ho letto, più volte, almeno in alcuni capitoli. Un libro che ripropone un trentennio della nostra storia: dal 1980 ai giorni nostri. Un testo che ripercorre lo straordinario cammino di un uomo di vasta ed eclettica cultura, un eccezionale testimone di eventi che hanno cambiato gli equilibri mondiali. Mi riferisco a Joaquin Navarro-Valls e alle riflessioni sulla storia e sulla vita proposte nel suo "A PASSO D'UOMO. Ricordi, incontri e riflessioni tra storia e attualità” (Mondadori, 2009). Nel suo libro di memorie, Navarro narra degli incontri con grandi uomini come Giovanni Paolo II e Gorbaciov, che hanno insieme creato condizioni e scatenato energie tali da riuscire ad abbattere frontiere politiche che sembravano indistruttibili.

Da laico, ho meditato a lungo, leggendo questo libro, sull'universalità del messaggio cristiano, sull’analisi dei diritti reciproci in ogni scelta e sulla sacralità della vita di ogni individuo, di qualsiasi etnia, colore, sesso e religione egli sia. Ho rafforzato la mia convinzione che solo con il dialogo ed il rispetto reciproco potremo, soprattutto in un "futuro" sempre più globalizzato, ritrovare quell'equilibrio di pensiero, quella pace che la politica, eccessivamente legata ad interessi di parte, troppo spesso dimentica. Questo, in fondo, è il motivo per cui, molte volte, la politica è recepita dalla gente comune come un abuso intollerante.

Accompagnati ed arricchiti dalle riflessioni tratte dal libro di Navarro (opera non effimera, la cui lettura, ovviamente, consiglio caldamente a tutti) non resta che augurasi che nel 2010, in tutto il mondo, i politici lavorino un poco di più per il bene comune. E per l’Italia che nell’anno appena iniziato chi è delegato dai cittadini a governare torni ad essere identificato non con l'abuso del potere ma con l'autorevolezza e la capacità di compiere scelte competenti ed equilibrate. Non è chiedere un miracolo. Ma se anche fosse, come il libro di Navarro ci aiuta a ricordare, i miracoli possono sempre accadere.

A PASSO D’UOMO – RICORDI, INCONTRI E RIFLESSIONI TRA STORIA E ATTUALITA’ – Mondadori - 2009


 

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1 COMMENT

  1. Un commento amichevolmente sincero
    Ha ragione l’amico Librandi nel proporre il suo ragionamento su come è cambiata l’informazione. Dalla meditata ponderazione della carta stampata e di alcuni ben fatti giornali informatici ( tra cui annovero con piacere “l’Occidentale” ) alla pre-mediata informazione spot di radio e televisione che lanciano spesso titoli senza un approfondimento dei contenuti obbligando, per altro, la politica stessa ad interpretare il proprio pensiero nei pochi secondi concessi dai tempi televisivi. Si è ormai sempre di più alla parola d’ordine e spesso, ancor peggio, al sensazionalismo con la scusa che il ragionamento “non fa notizia”. La critica però Gianfranco la dovrebbe fare un poco anche a chi, lavorando nell’informazione, preferenzia sempre il “noto” dimenticandosi magari di un lavoro costante e quotidiano di molti costruendo così l’ipotesi di una politica un poco fannullona e distaccata dalla realtà. Magari l’ottimo Librandi ha conosciuto una “certa “ politica ma so bene che ha avuto modo di tastare di sua mano anche la politica attiva di chi opera ogni giorno senza assurgere a ribalte privilegiate. Dell’articolo però mi colpiscono due cose in particolare. Emerge una certa disperata dissociazione tra informazione e formazione ed ancora tra notizia e cultura. Ma ancor di più mi tocca quella più personale esternazione di una consapevolezza riferita al messaggio Cristiano che condivido nei contenuti ma non necessariamente nelle conclusioni un poco qualunquiste . Il dialogo ed il reciproco rispetto sono realizzabili nel momento in cui si sa con certezza quello che si è e quindi ci si pone con autorevolezza in fronte ad una controparte che non può riconoscerci come tale se poniamo sul tavolo del confronto un messaggio banalizzato in un buonismo astratto. Qui esce la necessità di riscoprire l’importanza della formazione sia dell’impresa che della politica . Una formazione che nel nostro Paese ha storie importanti e personalmente impegnative. A Gianfranco la mia stima e il mio augurio da amico .

    Raffaele Volpi
    Deputato della Lega Nord

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