Allarme prezzi. ONU crea unità crisi

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Allarme prezzi. ONU crea unità crisi

30 Aprile 2008

Secondo il segretario generale Onu Ban Ki-Moon, “il rapido incremento
dei prezzi dei generi alimentari sta avendo un impatto molto negativo
sui paesi in via di sviluppo”.

La creazione di un’unità di crisi che affronti i problemi causati a livello globale dal balzo dei prezzi dei generi alimentari è quindi una mossa strategica fondamentale per evitare un pericoloso effetto a cascata sul commercio, l’economia globale e la sicurezza.

Ban, che ha parlato ai margine degli incontri con i direttori generali delle 27 agenzie e organizzazioni dell’Onu in corso a Ginevra, in Svizzera, ha proposto una serie di misure da applicare nel medio e lungo termine, fissando come priorità il recupero di fondi per 755 milioni di dollari per il World Food Program, il programma pensato per gestire la crisi alimentare. “La prima e immediata priorità, su cui siamo tutti d’accordo, è eliminare la fame e senza un ampio piano di finanziamenti si rischia che fame, malnutrizione e instabilità sociale arrivino a un livello senza precedenti”, ha detto il segretario Generale, che sarà a capo dell’unità di crisi.

Parlando poi dagli uffici delle Nazioni Unite a Ginevra, Ban ha dichiarato che il rialzo dei prezzi dei generi alimentari “potrebbe determinare un effetto a cascata, andando a intaccare il commercio, la crescita economica, i progressi dal punto di vista sociale e addirittura la sicurezza a livello globale”. Per il segretario Generale i prezzi sono cresciuti in modo drammatico, “in particolare il prezzo del riso è passato dai 400 dollari a tonnellata di un anno fa agli oltre 1.000 dollari di oggi”.

Le cause di una situazione di questo genere sono da rintracciare in vari fattori, tra cui il rialzo dei prezzi del petrolio, la crescita della domanda, ma anche politiche commerciali sbagliate, maltempo e “la recente corsa ai carburanti ecologici derivati dai prodotti alimentari”. Pesa inoltre il fatto che “gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo riducono la dimensione dei campi e producono meno, soprattutto a causa del rialzo dei prezzi energetici e dei fertilizzanti”, motivo per cui è necessario fare “ogni sforzo possibile per aiutarli in modo che nei prossimi anni non si verifichino ulteriori ridimensionamenti dell’offerta”.