Almeno non chiamatevi più Grillini

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Almeno non chiamatevi più Grillini

Almeno non chiamatevi più Grillini

19 Gennaio 2021

Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni non è inedito nella nostra politica nazionale, tutt’altro. La storia della Repubblica italiana, soprattutto la prima, è stata spesso segnata dalla formazione di governi fondati non su partiti accomunati da idee e programmi ma su freddi calcoli matematici che consentivano a maggioranze risicate di mantenere il controllo del Parlamento.
Dunque non c’è da scandalizzarsi se oggi chi si trova a palazzo Chigi, volendoci restare a tutti i costi, metta in atto tutte le strategie consentite dalla Legge per tentare di surrogare i componenti della vecchia maggioranza che l’hanno abbandonata, con nuovi ambiziosi partner di governo.
Pur nutrendo personali perplessità su questa scelta, devo ammettere che è comunque legittima. Così come è assolutamente legittimo il tortuoso percorso condiviso dal Movimento 5 Stelle nel momento in cui ha avuto accesso a quel Palazzo dal quale avrebbe dovuto rottamare l’intero sistema politico che i grillini consideravano “malato”: prima hanno stretto un patto con la destra nazionalista, accordandosi con Matteo Salvini, che odiavano. Poi, abbandonato Salvini, sono scesi a compromessi con il partito che criticavano più di tutti, il Pd, e con l’altro Matteo (Renzi) del quale avevano detto peste e corna. Ora, alla terza stazione, salgono sul treno di quella che un tempo fu la Democrazia Cristiana, ossia il simbolo decaduto della Prima Repubblica e degli “affari di Palazzo”. Ciò che loro aborrivano.
In questo poliedrico cammino va ricordato che gran parte delle opere che avevano ostacolato e promesso di stoppare nel frattempo (e con loro al governo) sono rimaste in piedi: la Tap, ad esempio, prosegue il suo percorso, l’Ilva è ancora lì. Per fortuna, aggiungo, da imprenditore.
Solo un aspetto mi sembra illegittimo: il fatto che i grillini continuino a considerarsi quel Movimento originario che prometteva di rivoluzionare la politica italiana. Vadano avanti nel Palazzo e governino pure con chi gli pare, sino a quando ne avranno numeri.
Ma abbiano almeno la coerenza di smarcarsi da quell’aurea rivoluzionaria con la quale avevano affascinato e illuso milioni di italiani, convincendoli che la politica potesse davvero essere cambiata e ammettano di essere diventati non più e non meno di un partito come tutti gli altri, assolutamente asservito alle logiche del Palazzo e irretito dal piacere di comandare. Altro che rottamare!
E’ in queste nuove vesti che i “già 5 Stelle” un giorno dovranno avere l’onestà (sì, proprio quella che loro hanno rivendicato in loop per accreditarsi come grandi rivoluzionari della politica) di ripresentarsi davanti agli elettori. Perché quel “5” più che le stelle ricorda sempre di più il pentapartito.