Home News Altro che corsa in solitaria. Il Pd di Veltroni sembra l’Arca di Noè

Altro che corsa in solitaria. Il Pd di Veltroni sembra l’Arca di Noè

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Sino a una decina di giorni fa il tema all’ordine del giorno era la solitudine di Veltroni. L’ancora primo cittadino di Roma non voleva confondersi con nessuno, tantomeno allearsi. Sembrava sempre più voler conformare il proprio comportamento politico gli splendidi versi di Saffo: “Alta in alto / sul ramo più alto/ sta una mela/ Non la raccolsero i coglitori/ No non la raggiunsero”. Dalle nobili e liriche vette della solitudine, in men che non si dica, Walter l’irraggiungibile è precipitato nel gorgo dell’ammucchiata.

Prima ha incamerato Di Pietro. E il magistrato molisano è già un bel capitombolo, poi ha praticamente fatto l’accordo con la Bonino: restano da discutere le frattaglie, e non è detto che non imbarchi anche il buon Boselli. Insomma, il Pd è diventato l’Arca di Noè. Ma questo corri corri a recuperare qua e là qualche manciata di voti non giova all’immagine e al quieto vivere del nostro eroe.

Di Pietro, che fa politica con la scure, dopo aver stretto l’alleanza ha cominciato a spararle grosse. E quando il magistrato si riveste dei panni consueti, la prima cosa che gli viene naturale è scagliarsi contro Berlusconi. Detto fatto, il politico-giustiziere ha subito dichiarato che vuole ridurre le reti di Mediaset da tre a una. Con buona pace del far play e della campagna elettorale in stile british. La proposta ha fatto saltare le coronarie di Veltroni? Nossignore, il nostro principe del buonismo non si è minimamente turbato. Ha lasciato che il suo “apparentato” le sparasse grosse senza contraddirlo. Tanto da far venire il sospetto di essere d’accordo con i bellicosi progetti dipietristi.

Ma lasciamo l’eroe – si fa per dire – di Mani pulite alle sue minacce antiberlusconiane, e passiamo all’alleanza coi radicali. Emma Bonino ha messo sul tavolo – senza troppi complimenti – le sue condizioni per entrare nelle liste del Pd. Eccole: una dozzina di deputati più tre senatori, la garanzia di partecipare come protagonista a molte trasmissioni televisive e cinque milioni di euro da ricevere come rimborso per la campagna elettorale. E’ vero che le campagne elettorali costano care, ma zia Emma non fa proprio sconti a nessuno. Del resto ha fatto due conti. Se i radicali fossero stati trattati come Di Pietro, potevano presentarsi con la loro lista. Avrebbero preso probabilmente il due per cento, il che significa appunto 12 deputati, tre senatori, eccetera, eccetera.. Figurarsi come verrà accolta nel Pd da personaggi come la senatrice Paola Binetti, espressione di una cultura ratztingeriania senza se e senza ma. Lo scontro fra lei e la leader radicale sarà uno degli appuntamenti teatrali della prossima legislatura.

L’ammucchiata  veltroniana, insomma, non solo contraddice la splendida solitudine di dieci giorni fa, non solo dà luogo ad uno spettacolo disdicevole, ma costa anche cara. Intanto, mentre si cercava di sfoltire il panorama partitico italiano, si è per il momento ottenuto che: ci sono già sei candidati premier e potrebbero aumentare. I partitini, lungi dall’esser chiusi, bussano alle porte per avere apparentamenti, posti e soldi. Il caravanserraglio politico rischia di prevalere sulle buone intenzioni. Anche perché Walter è stato il primo a rimangiarsi gli impegni. Chi si lamenta dei ricatti di nani e nanerottoli lo sappia e giudichi. Del resto lui è buono e non sa dire di non a nessuno.

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7 COMMENTS

  1. commento
    Veltroni rappresenta la solita sinistra italiana, legata ancora all’Unione sovietica ed al muro di Berlino. Solo con l’odio, la violenza(anche quella giudiziaria) e la menzogna(maestri assoluti), può andare al potere, non per governare, ma per comandare.

  2. se la colpa è della legge
    se la colpa è della legge elettorale, lui poteva comunque risparmiarsi le sparate sul fatto che avrebbe corso da solo senza se e senza ma sfidando berlusconi a fare lo stesso. chi è causa del suo mal…..

  3. Corsa solitaria
    In questa lunga, nebbiosa, e perchè no, anche noiosa sera dell’anno del Signore 2008, venerdì 19 Febbraio, mi faccio da non terrestre o terricolo una domanda, che giro a chi leggerà queste parole in un lungo, stretto, collo di bottiglia, perchè i nostri amanti governanti di destra e di sinistra siano così maldestri, nella guida dei loro ingenui sudditi, basterebbe tanto poco per renderli felici, basterebbe zittirsi un pochettino non molto, mettersi in evidenza ogni tanto, perchè se continuano, anche i sudditi babbei scopriranno, che non la politica, e neppure l’economia, possono pilotare miliardi di persone, ormai soltanto il caso o chi per lui può indirizzare, un’economia globale, i politici non sono forse peggiori dei loro sudditi, se non in una sola cosa, hanno una maledettissima paura del futuro, come tutti coloro con un tipo molto primitivo di intelligenza, per cui continuano a accaparrare qualsiasi cosa passi sotto il loro naso. Fibonacci sapeva benissimo che non era la sequenza dei suoi numeri a far crescere le conchiglie. Ma questa è un’altra storia. Sinceramente con profonda stima Livio Dei

  4. UOLTER
    ART-CUL societ ESTER cine/tv LETTUR poe MUS polit RACCONT relig SATIR scienz SEX sport SONDAGG tech-web VISIO-FLUX-GANGL-BERGONZ-DELIR altr
    Antiblogger
    Un blog contro la droga, Mastella e la fame nel mondo. Un blog contro la guerra, il razzismo e le infradito. Un blog contro i buchi nell’ozono, e quelli nei calzini e nei bilanci. Un blog, insomma. Contro.
    Feb 24
    Porcate Veltroniane
    Reparto/i: Politica
    DefecaUtore mascherato: Karat45

    Insomma, uno non fa in tempo ad eccitarsi per il signor nuovo che avanza che il tipo in questione si è già tirato giù i pantaloni e cerca di deflorarti lì dove sei già stato deflorato più volte da mille altre novità che poi non si sono rivelate come tali (scusate l’assenza di virgole… ma la bile non ammette punteggiatura).
    Largo ai giovani, niente raccomandati! Sono queste le parole d’ordine del nuovo PD che tiene in cantina la vecchia guardia (pronta a riaffacciarsi nelle liste elettorali) per proporre un’idea nuova della politica!
    Ma in fondo Veltroni è un raccomandato, che senza gli agganci politici non avrebbe mai potuto dirigere un giornale (L’Unità nel 1992) senza essere un giornalista professionista (lo diverrà soltanto nel 1995) e, sicuramente, senza appoggi non avrebbe potuto fare carriera nel pantano della politica attuale. (altrimenti che pantano sarebbe?) E’ difficile rinnegare completamente quello che sei.
    Niente raccomandati, dicevamo. E chi ti spunta come capolista del PD nel Lazio? Una raccomandata, per l’appunto.
    Deve essere difficile dire di no a una che ha come credenziali nel curriculum l’essere figlia di un attore amico morto di Veltroni e che è stata fidanzata con il figlio del presidente Nappy.
    Ma Marianna Madia è questo e poco più, visto che, per il resto, a parte lavorare alla presidenza del consiglio grazie ad altre raccomandazioni, di lei il mondo non conserva memoria.
    Insomma, in Italia anche il nuovo che avanza è raccomandato, con buona pace di tutte quelle persone che, nonostante le capacità, vengono ignorate dalla politica e servono solo per piantare promesse su promesse che vengono regolarmente

  5. UOLTER
    Talleyrand_02 ha scritto:
    Gianfranco Lagrassa 22 febbraio 2008

    E’ ben noto ormai che la storia, dopo la tragedia, si ripete in farsa.
    Personalmente, a partire già dal 1956, ritenevo Togliatti un «revisionista» (come si diceva allora) e un «piciista» (come dico ancora adesso).
    Tuttavia, era sicuramente un personaggio di spessore e levatura, uscito da pagine tragiche di storia; tragiche ma dotate di autentica grandezza (perché la tragedia ha quasi sempre grandezza, nel bene come nel male).
    Dopo Togliatti è venuto Longo (meno grande, ma una persona più che dignitosa comunque) e poi via via altri, tra cui Berlinguer (tanto osannato, ma già un po’ più modesto), e infine siamo arrivati a squallidi personaggi come D’Alema e soprattutto Veltroni.

    Qualcuno obietterà: ma questi non sono più comunisti.
    Se non consideravo comunista Togliatti, so bene che «questi due» non lo sono per nulla; tuttavia hanno iniziato la loro carriera politica (il primo verso la fine degli anni ‘60, il secondo pochi anni dopo) in un partito che si diceva comunista.
    Poi sono passati – assieme al partito in questione, che ha subito solo piccole scissioni «a sinistra» – dal PCI al PDS, poi ai DS; infine sono entrati nell’Ulivo e quindi nell’Unione, per ultimo (ma sarà l’ultimo?) nel PD.
    Il tutto senza aver mai fatto una seria rielaborazione autocritica del loro passato quarantennale.
    Si sono limitati a cambiare nome e «abito», diventando il personale politico del grande capitale (come da me previsto fin da quegli anni lontani; i miei saggi di previsione uscirono nelle riviste «Ideologie» e «Che fare» fra fine anni ‘60 e inizio ‘70).
    In questi 40 anni, con perfetta «coscienza felice», i vecchi piciisti sono passati dalla tragedia alla farsa; ma si sono qui arrestati?

    No, affatto, hanno attraversato altre trasmutazioni: dalla farsa alla sceneggiata napoletana, poi al mélò della «soap opera» televisiva a puntate; infine alla cialtroneria pura e semplice.
    E sempre senza fare una piega, sempre con atteggiamento sprezzante e altezzoso verso gli altri, sempre sostenendo di essere stati costantemente coerenti.
    Hanno intessuto tutti gli intrighi possibili in politica interna come estera; l’ultima mascalzonata che faranno a giorni è il riconoscimento di un’area – in cui si è concentrata (dopo l’intervento americano, con i suoi servi europei, nel 1999) la mafia e il malaffare – quale nuovo Stato.
    Un vero punto strategico per il predominio statunitense in Europa (in specie orientale) e soprattutto una pistola (non la sola) puntata contro la Russia, nuovamente sulla scena come potenza in ascesa e in antitesi agli USA.

    L’odierno capo di questi cialtroneschi pidiisti – bisbisnipoti dei «tragici» piciisti – va in giro in pullman a raccontare che rappresenta il «nuovo».
    Tuona e spara «balle» pazzesche come se lui fosse all’opposizione; ma fino ad aprile è ancora al governo!
    Si contorce perché i poveracci fanno fatica ad arrivare a fine mese; si scorda che i prezzi dei generi alimentari e le varie tariffe (gas, luce, acqua, ecc.) stanno avendo un’ulteriore, e ancor peggiore, impennata in questi ultimi mesi, senza alcun controllo del «suo» Governo (da lui incensato) che non sia la pagliacciata di Mister Prezzi (pensate solo alla stupidità dello stesso nome, invece che un serio comitato od organo di controllo del carovita).
    Adesso, con la scusa del freddo (di questi pochi ultimi giorni), si annunciano rialzi dei prezzi di frutta e verdura tra il 20 e il 45% (per prodotti in gran parte coltivati in serra, una vera presa in giro); e il Governo che non fa nulla è ancora quello del partito di «Uolter» (di cui il premier è presidente!).

    Le FFSS (anzi Trenitalia adesso) ha già aumentato i prezzi e annuncia che dovrà farlo ogni anno (per anni), senza possibilità di alcun miglioramento del servizio poiché mancano i soldi (il famoso tesoretto o extragettito, ecc., se lo sono mangiato i «sinistri» con la spesa corrente per varie clientele); e Trenitalia ha al vertice un ex sindacalista CGIL, che è del PD.
    «Uolter» ulula affinché si abbassi la tassazione; ma chi l’ha alzata, se non il suo Governo?
    Sta candidando tutti e il loro contrario (sempre in omaggio al %C2

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