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Amato fa l’indeciso sugli imam di Torino

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Il Ministro dell’Interno Giuliano Amato è  laico quando ha a che fare con la Chiesa italiana, e porge invece  l’altra guancia, trincerandosi dietro il politicamente corretto, quando la minaccia viene dall’islam (italiano).
Infatti, quando è scoppiata la questione dei Dico, Amato non ha esitato a richiamare i principi laici dello Stato, però ora che ha per le mani una questione ben più grave, vale a dire i sermoni fondamentalisti pronunciati dagli imam di due moschee torinesi, di cui due stralci sono stati mandati in onda durante la trasmissione Annozero, agisce con cautela. E le dichiarazioni di ieri alla Camera lo dimostrano. Sollecitato dalle interrogazioni di Lega e Udc sulla questione, il ministro ha risposto ricordando che  è in corso un’indagine della Procura di Torino, che “non si può dire che non sono stati presi provvedimenti di espulsione”. In realtà misure vere e proprie non sono, di fatto, state prese, e soprattutto perché l’indagine cui si fa riferimento non è niente di più che un fascicolo aperto contro ignoti, senza la benché minima ipotesi di reato. Insomma una pratica in cui non ci sono né indagati, né motivi per indagare, dove però c’è un bel “segreto investigativo da rispettare”, piuttosto comodo per trovare il tempo sufficiente per valutare le controproposte avanzate dal ministro. In particolare, per rispondere alle interrogazioni di Lega e Udc, Amato ha suggerito due alternative:  un’intesa con la religione islamica, oppure varare la legge sulla libertà religiosa. In realtà però si tratta di una sola proposta, poiché, anche per ammissione dello stesso ministro, sappiamo quali difficoltà  ci siano a trovare una via comune con una realtà così frammentata come l'islam. Mentre la legge sulla libertà religiosa, auspicata e sostenuta dallo stesso ministro, potrebbe “permettere di sottoporre a una verifica del ministro dell'Interno i ministri di culto di qualunque religione”. In pratica quindi un nulla di fatto che manifesta ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’incapacità del Governo Prodi di prendere una posizione chiara di fronte a situazioni che potrebbero costituire una minaccia per il Paese.

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