Amato fa l’indeciso sugli imam di Torino

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Amato fa l’indeciso sugli imam di Torino

12 Aprile 2007

Il Ministro
dell’Interno Giuliano Amato è  laico
quando ha a che fare con la Chiesa italiana, e porge invece  l’altra guancia, trincerandosi dietro il
politicamente corretto, quando la minaccia viene dall’islam (italiano).
Infatti, quando è scoppiata la questione dei
Dico, Amato non ha esitato a richiamare i principi laici dello Stato, però ora
che ha per le mani una questione ben più grave, vale a dire i sermoni fondamentalisti
pronunciati dagli imam di due moschee torinesi, di cui due stralci sono stati
mandati in onda durante la trasmissione Annozero, agisce con cautela. E le
dichiarazioni di ieri alla Camera lo dimostrano. Sollecitato dalle
interrogazioni di Lega e Udc sulla questione, il ministro ha risposto
ricordando che  è in corso un’indagine
della Procura di Torino, che “non si può dire che non sono stati presi
provvedimenti di espulsione”. In
realtà misure vere e proprie non sono, di fatto, state prese, e soprattutto
perché l’indagine cui si fa riferimento non è niente di più che un fascicolo
aperto contro ignoti, senza la benché minima ipotesi di reato. Insomma una
pratica in cui non ci sono né indagati, né motivi per indagare, dove però c’è
un bel “segreto investigativo da rispettare”, piuttosto comodo per trovare il
tempo sufficiente per valutare le controproposte avanzate dal ministro. In
particolare, per rispondere alle interrogazioni di Lega e Udc, Amato ha
suggerito due alternative:  un’intesa con la
religione islamica, oppure varare la legge sulla libertà religiosa. In realtà
però si tratta di una sola proposta, poiché, anche per ammissione dello stesso ministro,
sappiamo quali difficoltà  ci siano a trovare
una via comune con una realtà così frammentata come l’islam. Mentre la legge
sulla libertà religiosa, auspicata e sostenuta dallo stesso ministro, potrebbe “permettere
di sottoporre a una verifica del ministro dell’Interno i ministri di culto di
qualunque religione”. In pratica quindi un nulla di fatto che manifesta ancora una volta, se mai
ce ne fosse stato bisogno, l’incapacità del Governo Prodi di prendere una
posizione chiara di fronte a situazioni che potrebbero costituire una minaccia
per il Paese.