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La Cancelliera e il potere

Angela la Temporeggiatrice, una critica del “metodo” Merkel

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Uscito nel settembre scorso nelle librerie italiane, “Il Metodo Merkel” si prefigge il non facile compito di far luce sul modo di gestire la res publica da parte del personaggio politico europeo che più di altri sfugge alla semplicistica inquadratura destra/sinistra tanto amata dai giornali generalisti. Il fil rouge che cuce insieme ogni pagina del sottile libello è rappresentato dalla travolgente ammirazione che l’autrice Veronica de Romanis nutre per la Cancelliera tedesca. Un’ammirazione che rischia troppo spesso di sfocare l’immagine della signora Merkel, riducendola ad una macchietta ad uso e consumo del grande pubblico.

Lo stile asciutto e il linguaggio essenziale a tratti sconfinanti nel convenzionale e nell’incolore rispecchiano il contenuto dell’intero libro, privo di analisi politologiche approfondite. A lettura ultimata, pur utile per i neofiti del genere, si ha come la sensazione di aver avuto di fronte agli occhi un puzzle più o meno ben rifinito di articoli ed agenzie sul Cancelliere tedesco risalenti all’ultima decade.

Il saggio mette al centro della narrazione quelle caratteristiche e quei dati che, stando alla visione dell’autrice, avrebbero contribuito a consacrare la popolarità della Cancelliera agli occhi dell’elettorato: il suo essere donna, senza per forza dichiararsi femminista; la carriera all’ombra del suo mentore Kohl, poi ripudiato in concomitanza con lo scandalo delle mazzette; la vita e gli studi di fisica nella DDR. Tutti elementi che contribuiscono indubbiamente a connotare il personaggio, ma che vengono ripercorsi dall’autrice con enfasi stucchevolmente agiografica e ad un tempo pedissequamente enciclopedica.

Se si eccettuano buffi strafalcioni (grottesca, ad esempio, la traduzione di “Schwäbische Hausfrau”) e alcuni abbagli sulla reale efficacia delle politiche familiari varate dal governo di Große Koalition, sull’effettività delle riforma federale del 2006 e sul presunto cambio di marcia impresso in politica estera dalla signora Merkel, non si può certo dire che nel volumetto vi siano macroscopiche inesattezze, e questo anche grazie all’uso di fonti di comprovata serietà, tra cui i saggi di Gerd Langguth e di Hugo Müller-Vogg.

Eppure, si ha come l’impressione che l’autrice abbia preso coscienza solo di una buona metà del personaggio. Laddove si raccontano le prime disavventure di Angie, impegnata nel 1998 come Ministro dell’Ambiente a far passare Gorleben come deposito sicuro per le scorie nucleari, si usa addirittura la clemenza di scagionarla del tutto dalle sue responsabilità, sostenendo ad un certo punto che la signora Merkel si sia resa conto “di essere stata ingannata”.

Non dissimili i termini usati poco oltre, laddove la sete di potere della Cancelliera viene derubricata dalla de Romanis a pura maldicenza di “maligni” osservatori. Anche il momento del suo sgambetto ad Helmut Kohl con la famosa lettera alla FAZ, descritto in più parti del libro, non viene scavato a fondo. Che cosa animò Angela Merkel in quegli istanti? Qual era il suo (malcelato) obiettivo? Solo un desiderio di verità e di giustizia, come sembra dare ad intendere l’autrice?

E così anche nel breve accenno ai tempi della Volkskammerwahl nella DDR del 1990, la de Romanis omette di far riferimento alla spregiudicatezza di fondo che caratterizzò e tutt’oggi caratterizza la figura di Angela Merkel, la quale soltanto di primo acchito andrebbe giudicata come una pacata e silenziosa amministratrice di condominio.

Dai tempi del suo ingresso nell’FDJ (la gioventù comunista della Germania Est), la Merkel è certamente cambiata. Pur mantenendo la flemma che da sempre la contraddistingue, è diventata più sicura di sé di fronte alle telecamere, riuscendo a scacciare l’ilarità che le sue prime comparsate televisive suscitarono nei media. Eppure il desiderio di agguantare il potere e di conservarlo ad ogni costo rimane una costante della sua carriera politica, che non permette in alcun modo di idealizzarla come “Mutti”, mammina nazionale.

Certo l’elettore medio apprezza quel suo pragmatismo portato all’eccesso, quella sua irritante indecisione, mascherata da ponderazione attenta e matematica delle variabili in gioco. La signora Merkel è forse l’unico capo di Stato in grado di cambiare idea nel giro di quarantottore, senza che l’opinione pubblica possa averne la percezione, mi disse una volta un giornalista parlamentare che l’ha seguita in lungo e in largo questi anni. Aveva ragione.

Il caso Opel, la periodica e snervante ricerca della concertazione con sindacati e associazioni imprenditoriali, il varo di pacchetti congiunturali in spregio a quella erhardiana Ordnungspolitik da lei un tempo lodata e la giravolta rispetto agli impegni presi con gli elettori sulla riforma della sanità, ne hanno dimostrato anche nella passata legislatura una sostanziale “Konturlosigkeit” (che in tedesco significa all’incirca “assenza di un profilo ben delineato”).

Il suo costante sottrarsi ai battibecchi politici quotidiani e ai problemi da affrontare – ciò che i tedeschi definiscono “Aussitzen” - è proprio funzionale a controllare il consenso da lontano, scegliendo opportunisticamente in extremis la via che le arrechi il minor danno in termini di popolarità.

L’atteggiamento strategico della Cancelliera, aggettivo che nel libro ricorre con ossessiva frequenza, è certamente affinato, ma non è da lei mai stato concepito per servire la verità o gli interessi del paese, bensì compromessi politici al ribasso utili essenzialmente a mantenerla in sella. Proprio le vicende degli ultimi giorni, con la rissa interna tra FDP e CSU sull’entità che gli sgravi fiscali dovrà assumere in futuro, sono la cartina di tornasole di questo modus operandi.

La Cancelliera attende che l’opinione pubblica sfoghi la propria rabbia sui rissosi contendenti per poi entrare in gioco con una soluzione di ripiego, in grado di accontentare tutti. Un suo intervento inascoltato sarebbe un prezzo troppo alto da pagare in termini di consenso. Della tanto sbandierata “autenticità”, a questo punto, non rimane che la parvenza.

Veronica de Romanis, Il Metodo Merkel, Marsilio, 2009, pp. 187, 13 euro.

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