Anno giudiziario, Alfano: “Oltre alle risorse serve una nuova cultura”

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Anno giudiziario, Alfano: “Oltre alle risorse serve una nuova cultura”

29 Gennaio 2011

C’è "crescente consapevolezza che il sistema giudiziario per essere innovato e diventare più efficiente non ha soltanto bisogno di risorse umane e finanziarie ma deve prima di tutto essere riorganizzato con la diffusione di una cultura dell’organizzazione e della misurazione dei risultati". Lo ha sottolineato il Guardasigilli Angelino Alfano, all’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Roma.

"Si tratta di una nuova cultura – ha osservato Alfano – che, non senza resistenze e con fatica sempre più si diffonde. L’obiettivo finale – ha aggiunto – è ridurre al minimo le differenze di efficienza che si riscontrano sul territorio".

Per il ministro della Giustizia, le "resistenze corporative" che vengono da più parti "ostacolano qualsiasi tentativo di riforma del sistema giudiziario italiano". Alfano ha garantito che "non ci sottrarremo al confronto delle idee" purché si tenga conto del richiamo del primo presidente della Corte di Cassazione secondo cui sul tema dell’efficienza della giustizia "nessuno può chiamarsi fuori limitandosi ad additare le colpe altrui". Alfano ha sottolineato come questa "regola", purtroppo, è rimasta spesso inascoltata anche per le resistenze corporative.

In tema di giustizia penale "l’impegno del governo, con particolare riguardo all’azione di contrasto alla criminalità organizzata, si ancora una volta confermato imponente ed efficace". Il Guardasigilli ha citato alcuni dei dati già presentati al Parlamento in occasione della sua Relazione sullo stato della giustizia. Tra questi, "il più robusto sistema di norme di contrasto alla criminalità organizzata; il più alto numero di detenuti sottoposti a regime di 41 bis; il più basso numero di provvedimenti di revoca del 41 bis da parte del ministro della Giustizia". L’azione si è concretizzata "in numerose iniziative legislative, spesso approvate a larga maggioranza e talvolta all’unanimità, ed in una costante opera di amministrazione della macchina giudiziaria, fondata sul lavoro quotidiano al servizio della giurisdizione e nell’interesse dei cittadini". " Se ci si allontana dal piano della facile polemica – ha osservato – mi pare davvero difficile negare questo impegno se non fanno velo i sospetti, le reticenze e le resistenze all’innovazione ed il soverchiante ruolo dei media che, scelta la notizia che interessa, è in grado magicamente di far sparire dal contesto quella parte importante di impegno quotidiano".

Con l’approvazione del piano carceri, poi, il governo "ha dato avvio ad un intervento straordinario senza precedenti nella storia della Repubblica, vista l’entità degli investimenti (675 milioni), la tempistica delle loro esecuzioni (nell’arco di un triennio) e la nuova creazione di 9.150 posti in esecuzione della sola prima parte del piano". Nel ricordare gli interventi strutturali Alfano ha specificato come questi prevedessero in particolare "la realizzazione di 11 nuovi istituti carcerari e di 20 padiglioni in ampliamento delle strutture carcerarie esistenti". Si tratta "di 2 mila posti in due anni, equivalenti al numero di nuovi posti che erano stati istituiti nei 10 anni precedenti". Il ministro si è anche soffermato sulla prevista assunzione di 1.800 agenti di polizia penitenziaria: "Il più alto numero di posti banditi in un solo concorso".