Annozero. Il ministero dello Sviluppo apre istruttoria contro il programma

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Annozero. Il ministero dello Sviluppo apre istruttoria contro il programma

26 Settembre 2009

D’intesa con il ministro Claudio Scajola, il viceministro Paolo Romani, "alla luce di quanto accaduto nel corso della trasmissione ‘Annozero’, che ha provocato reazioni indignate da parte di moltissimi cittadini, ritiene di dover aprire una fase istruttoria ai sensi dell’art. 39 del Contratto di Servizio, in base al quale il Ministero ha l’obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso".

Il viceministro spiega le norme in base alle quali si giustifica l’intervento del Ministro Scajola e le procedure con cui si intende procedere nei confronti della trasmissione di Raidue, sulla base del Contratto di servizio. "Nell’ambito del potere di verifica previsto da tale articolo, che consente al Ministero di chiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti utili, e con riferimento agli oneri previsti dall’art. 2, comma 3, che impone il rispetto, tra gli altri, dei principi di completezza e obiettività dell’informazione radiotelevisiva pubblica – continua la nota del ministero -, si terrà un incontro fra Ministero e i vertici Rai".

"Al termine di tale procedura, in virtù del potere d’impulso conferito dalla legge al Ministero, si valuterà se richiedere l’intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l’applicazione delle sanzioni previste, ai sensi dell’art 48 del Testo unico della radiotelevisione, in caso di violazione degli obblighi di servizio imposti alla Rai. Sanzioni che, è bene rilevare, possono arrivare fino ad un 3 per cento del fatturato dell’azienda". Spiega ancora il ministero che "l’audizione con i vertici Rai potrà essere, inoltre, occasione per valutare se, nell’ambito della definizione del nuovo contratto di servizio, attualmente in corso di discussione, si ritenga opportuno introdurre elementi tali da rafforzare i principi di completezza, obiettività e rispetto del pluralismo nei programmi d’informazione del servizio pubblico. Di tale attività la Commissione di Vigilanza Rai sarà costantemente e compiutamente informata, come previsto dal l’art. 39 del Contratto di Servizio e nel pieno rispetto dell’autonomia del Parlamento".

Immediate le reazioni del mondo politico. Per Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, "si pensa a censurare un programma perché è una voce che non si allinea con la politica di Berlusconi". Di Pietro ha poi aggiunto: "Scajola non ha detto che a Annozero è stato detto il falso, ma che non bisognava toccare quei temi". Secondo l’ex magistrato, ciò che sta accadendo ‘non si deve chiamare regime’ perché "per fortuna in Italia si sta andando verso una dittatura che di fatto è una caricatura, perché Berlusconi non ha il fisico. In tutti i sensi rispetto a quell’altro. Definirei la situazione di oggi come una dittatura truffatrice perché si basa soprattuto sulla truffa che è quella tipica del venditore alla Wanna Marchi che illustra un paese che non c’è, una realtà che non c’è per illudere i cittadini e farsi votare". Infine il leader dell’Idv ha annunciato di aver predisposto un’interrogazione "sull’operato del ministro Scajola, sia una mozione che impegni il governo a rispettare il pluralismo dell’informazione".

Al di là del giudizio su ‘Annozero’ e sul suo modo di fare giornalismo, un fatto è chiaro: se il Governo pensa, attraverso l’iniziativa annunciata oggi dal viceministro Romani, di aprire un’istruttoria sulle trasmissioni Rai sgradite all’attuale maggioranza di centro-destra, il servizio pubblico cessa di esistere e si trasforma inesorabilmente nella voce del padrone di turno". E’ quanto afferma Giorgio Merlo del Pd, vicepresidente commissione Vigilanza Rai. "Non si tratta di contrapporre un giornalismo militante ad una prassi di totale acquiescenza al Governo cercando, così facendo, di pareggiare i conti – continua Merlo – No, oggi è in discussione la credibilità, l’autonomia e l’imparzialità del servizio pubblico". "L’istruttoria annunciata oggi da Romani – spiega Merlo – può gettare la croce definitiva sul futuro del servizio pubblico radiotelevisivo. Che è credibile e trasparente se risponde al suo editore, cioè al Parlamento e, di conseguenza, alla Commissione di Vigilanza".

Molto diversa la posizione del presidente del Senato Renato Schifani. "Quello che mi preoccupa è che l’imbarbarimento della politica, che si era trasferito anche alla comunicazione della carta stampata, si stia spostando anche sul mezzo televisivo", ha detto la seconda carica dello Stato a margine di una visita all’Istituto europeo di oncologia di Umberto Veronesi a Milano. "La Rai è un servizio pubblico – ha detto Schifani – è tenuta a dare ai cittadini una informazione, una critica politica che deve essere sempre attenta a buon gusto e a quello che effettivamente interessa il comune cittadino. Niente gossip e niente cattivo gusto".