Annozero. Santoro ritorna in onda e Travaglio attacca su escort e Tarantini

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Annozero. Santoro ritorna in onda e Travaglio attacca su escort e Tarantini

25 Settembre 2009

"Essere diversi non vuol dire essere contro, piuttosto la diversità è un elemento che arricchisce la democrazia". Con questo messaggio Michele Santoro ha aperto la prima puntata della nuova stagione di Annozero in onda ieri sera su RaiDue. Il giornalista risponde con toni pacati ma fermi alle polemiche dei giorni scorsi e alle accuse formulate alla sua trasmissione di essere aprioristicamente contro.

La puntata ha affrontato un tema delicato, un nervo scoperto in questi ultimi giorni, quello dell’informazione: il titolo è "Farabutti". Ospiti Dario Franceschini, Concita De Gregorio, Maurizio Belpietro, Italo Bocchino, Enrico Mentana. Anche Travaglio tecnicamente è un ospite visto che il suo contratto non è stato firmato ma giace in attesa di approfondimenti ai piani alti di viale Mazzini.

Poco prima delle 9 arrivano gli ospiti. Poi Santoro e Travaglio entrano insieme nello studio dove, a telecamere spente, il pubblico scatta in piedi per tributare loro un lungo applauso. Dopo il prologo di Santoro la trasmissione inizia per porre la domanda su quale sia il confine fra comportamenti privati e responsabilità pubbliche in riferimento alle vicende delle escort a Palazzo Grazioli.

Altro quesito centrale è se ci sia un reale rischio che lo spazio di libertà nei giornali e nella Tv si vada progressivamente restringendo. Scorrono le immagini di Silvio Berlusconi a "Porta a Porta" quando, il 15 settembre, il premier pronunciò la parola "farabutti" rivolgendosi ai giornali e alle televisioni. Poi quelle del ministro Renato Brunetta che attacca il ciarpame culturale e ancora viene proposta la conferenza stampa congiunta Zapatero-Berlusconi che visse alcuni momenti di imbarazzo. Una carrellata che si conclude con la citazione di un’omelia del cardinale Angelo Bagnasco in cui disse che i numeri non sono tutto ma che bisogna lasciarsi guidare dal proprio cuore. "È vero – dice Santoro – i numeri non sono tutto. Qui non c’è nessun imperatore ma un presidente democraticamente eletto. E noi abbiamo tutto il diritti a essere diversi. Credo che coltivare la nostra diversità sia un modo di aiutare la democrazia". "In Italia – dice Franceschini – c’è un problema grande come una casa che pesa sulla libertà di informazione. È l’anomalia del conflitto di interessi".

L’esponente democratico riconosce le grandi responsabilità della sua parte politica per non averlo risolto nel quinquennio 1996-2001. Opposto il parere di Italo Bocchino (Pdl). Un punto fermo lo mette Mentana: "Noi giornalisti siamo responsabili della nostra libertà. È giusto denunciare ma non dobbiamo passare per ragazzi capricciosi che vogliono la libertà per decreto". Si passa poi al caso di Dino Boffo, il direttore di Avvenire dimessosi dopo la campagna sul Giornale. La parola passa a Concita De Gregorio che ricorda come il suo giornale sia stato citato per 2 milioni di euro da Silvio Berlusconi. "Noi – dice – ci difenderemo sapendo che abbiamo ragione ma lui ha il lodo Alfano".

I toni si fanno accesi con Belpietro che interrompe e contesta il direttore de L’Unità e Santoro che cerca di riportare l’ordine in studio. Arriva il momento più atteso della puntata, l’editoriale di Marco Travaglio. Il giornalista traccia l’ascesa dell’imprenditore barese Giampaolo Tarantini negli ambienti politici che contano. Si entra nel vivo con lo scandalo delle escort legato a quello dello scandalo della Sanità in Puglia.