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Avatar, un antidoto contro l’America che piace agli americani (e al mondo intero)

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(Attenzione l’articolo contiene elementi importanti della trama, chi non ha visto il film potrebbe perdere parte dell’effetto sorpresa)

Ho visto Avatar a New York in versione 3D Imax e la prima cosa da dire è che si tratta di un film da vedere. Nel duplice senso che bisogna andarlo a vedere e che si tratta di un film fatto per essere visto. L’esperienza visuale – ma starei per dire sensoriale, visto l’effetto “immersivo” della tecnologia 3D Imax – giustifica da sola e in abbondanza la creazione di Avatar.
Prima di ogni altra considerazione estetica, prima di ogni  giudizio critico, prima di ogni lettura politica, religiosa o sociale, viene la fortissima impressione visiva che James Cameron è riuscito a trasmettere con il suo film.

Per la capacità di creare mondi alternativi completamente coerenti, per l’ossessione al dettaglio enciclopedico, per la sovrabbondanza immaginativa, ci si può solo richiamare a serie di culto come Guerre Stellari o Il Signore degli Anelli. Ma con Avatar, mi sembra, si fa un passo avanti, proprio perché il film stesso è pensato per essere prima di tutto goduto e compreso con gli occhi. Prima di essere un grande film d’azione (eccome se lo è!), al pari o più degli altri che ho citato, Avatar è un film di visione.
Questo non vuol dire che in Avatar non fluisca anche lo spirito del tempo. La sua trama è intessuta dei miti, delle ossessioni, dei sogni, ma anche delle manie e dei tic del mondo contemporaneo.

Nel film è forte in particolare l’elemento religioso, come osservava in un suo editoriale su New York Times (ripubblicato dall’Occidentale) Ross Douthat. Avatar muove le corde profonde della religiosità post-moderna e new age, che partendo da Hollywood è diventata vangelo per buona parte degli americani e non solo. Come osservava Douthat, il panteismo cameroniano è una religione semplice e consolante che non pone il fedele davanti ad un Dio personale ma invisibile ed esigente e neppure davanti ad un libro di regole e prescrizioni, piuttosto lo riconnette al senso del divino attraverso ciò che può vedere: la natura, il creato, Madre Terra, Gaia o Eywa come in Avatar. Ogni elemento vivente del pianeta Pandora, compresi tutti i suoi abitanti, i Na’Vi, partecipa ad una quota di divinità e vive in perfetta armonia e in reciproca connessione. Cameron offre a questo impianto religioso uno sguardo ammirato e nostalgico, quasi a rimpiangere una condizione primigenia ormai sfuggita agli uomini di oggi.

Il film però fa un passo in più rispetto all’apologia panteistica notata da Douthat e apre in questo il primo squarcio sull’attualità. Alcune delle scene di distruzione della foresta di Pandora da parte dei terrestri a caccia del prezioso “unobtanium” – un minerale semiconduttore usato sulla terra come fonte di energia – ricordano molto da vicino i documentari sulla distruzione della foresta amazzonica con relativa deportazione degli indios autoctoni.

A questo livello di lettura, Avatar sembra sposare il mito della vita “low impact”, quella condotta dai Na’Vi e alterata dalla presenza umana, a cui invece – sembra dire Cameron nel suo complesso vangelo – dovremmo tutti tornare. Come i Na’Vi anche gli indios dell’Amazzonia e altre tribù in via di estinzione, convivono con il loro ambiente naturale in assoluta simbiosi e cercando di ridurre al minimo ogni sua alterazione. Gli uomini di oggi – così come i terrestri del film – sono invece una peste diffusa sulla faccia del pianeta, un virus mortale che ne compromette lo sviluppo armonioso e che prima o poi il pianeta troverà il modo di espellere dalla sua superficie.
Siamo tutti conquistati dalle immagini dei protagonisti che si abbeverano dalla rugiada delle foglie o consolano l’animale colpito durante la caccia prima di infliggere il colpo di grazia. E ugualmente sussultiamo di indignazione davanti alla rozza insensibilità, all’avida ricerca del profitto degli umani. D’improvviso vorremmo tutti essere Na’Vi, alti, bellissimi, forti e magri.

Nella utopica visione cameroniana si annida però un germe illiberale. La popolazione di Pandora vive non solo in armonia con la natura e le sue creature ma vi è letteralmente “connessa” in un modo che scoprirete nel film. Non solo, tutti i Na’Vi, attraverso la connessione alla grande rete di Eywa sono collegati tra di loro. La loro memoria è collettiva, il loro sentire è condiviso in qualche misterioso modo elettro-chimico: l’individuo, nel suo massimo grado di realizzazione è pienamente assorbito dal tutto a cui appartiene e partecipa. I Na’Vi non hanno segreti l’uno per l’altro né per il mondo che li circonda, non hanno zone riservate o intime, ogni cosa è in vista: “io ti vedo” è il saluto che si scambiano e insieme è il riconoscimento di appartenere allo stesso “network”.

Cameron sembra dirci che questa rinuncia all’individualità, questa  revoca del Sé, è il prezzo da pagare per l’armonia con il mondo, per la perfetta fusione con il creato, per passare senza effetti collaterali attraverso l’avvenuta terrena. E’ l’antidoto contro l’individualismo, la ricerca del profitto, l’ambizione personale. In una parola è un antidoto contro l’America. La cosa notevole è che agli americani questo messaggio è piaciuto e l’applauso al termine del film (di cui sono stato testimone ma pare essere procedura diffusa) lo dimostra. E alla fine è qualcosa di molto americano anche questo, trovare in se stessi il proprio antidoto, essere insieme malattia e cura, problema e soluzione.

Ma c’è un altro aspetto, questo più politico che rende i molti applausi tributati ad Avatar interessanti e significativi. Più ancora che la distruzione della foresta amazzonica, infatti, il film ci porta su un campo di battaglia, quello in cui si scontrano le forze armate (contractor privati) della compagnia mineraria terrestre con tutta l’artiglieria pesante e le forze aeree del caso, e i nativi di Pandora con cavalli ( o qualcosa del genere) archi e frecce.

Tutto fa pensare alla guerra in Iraq vista dal più anti-americano dei punti di vista: la bramosia per riserve energetiche del paese, il disprezzo per i civili, l’incommensurabile forza militare dispiegata, la derisione per ogni tentativo di accomodamento diplomatico. Il generale folle che guida le truppe, in caso non lo avessimo capito, fa esplicito riferimento a “shock and awe”, la modalità con cui venne chiamata l’invasione dell’Iraq nel 2003 ed evoca la bushiana “preemptive war”.

Eppure c’è qualcosa di profondamente americano anche in questo, qualcosa che attiene alla complessità ma anche all’orgoglio di questo paese. Avatar sembra dire al mondo: nessuno sa essere anti-americano come gli americani, primeggiamo anche nell’odio verso noi stessi. E fa di questo un successo planetario senza precedenti ad ogni latitudine. Non c’è terrorista nigeriano o predicatore yemenita che sappia essere altrettanto grandioso nel rifiuto dell’american lifestyle. Non c’è film o libro che non sia americano in grado di illustrare con la stessa impietosa efficacia il fardello di vivere a stelle e strisce. Non c’è mea culpa che risuoni più forte e più convincente di quello che gli americani sanno evocare contro loro stessi.

Vale per il Vietnam, per l’Amazzonia, per il global warming, per il crash finanziario del 2009, per gli odi razziali, per l’Iraq e anche per Pandora.

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14 COMMENTS

  1. americani
    Mi permetto di non essere, stavolta, d’accordo col Direttore. Non c’è niente di più Americano di un Na’avi blu alto tre metri che grida: “…anche noi manderemo loro un messaggio:…che questa è la nostra Terra!!”

  2. Risposta
    Non è molto lontano dalla mia tesi secondo cui l’America è in grado di assorbire veleno e antidoto. Certo è difficile non pensare a Rumsfeld e all’invasione dell’Iraq quando gli “sky people”, cioè i terrestri bombardano Pandora…

  3. Avatar
    Ho visto Avatar in 3D. Concordo pienamente con il giudizio sul suo alto valore tecnico e tecnologico: nessuno che voglia stupire visivamente in cinematografia potra’ piu’ sottrarsi al confronto con la nuova creatura di Cameron.
    Detto questo.
    La storia e’ decisamente americana, di quell’americanismo progressista che i non americani si illudono sia antiamericanismo: vedi Obama e la sua trasformazione messianica in Europa, fino all’attribuzione di un Nobel “in contumacia”, comminato per il mero fatto di non essere Bush (e prontamente sbugiardato a suon di Predator).
    E’ tanto americana da essere stata raccontata piu’ volte e meglio che in Avatar (Balla coi Lupi, giusto un titolo per brevita’).
    La religiosita’ e’ pervasiva come la Coca Cola, la trovi dappertutto – dai vestiboli delle Mega Churches texane alle stazioni della metropolitana di Boston, vecchie di piu’ di un secolo – e’ pur vero che e’ stravista: il massimo della creativita’ in materia e’ trattare la dea terra come un server di una grande azienda: tu sei il computerino-individuo, che connette la sua codina-ethernet e comunica in rete… Nuovo?
    Il paragone con l’Iraq e’ invece forzato. Qui in America – giustamente – si trova molto piu’ calzante quello con gli Indiani d’America (Native Americans, se si vuole il politically correct), storie tipo Pocahontas, per capirci.
    Peccato che studi recenti abbiamo dimostrato come l’idea dei nativi in perfetto equilibrio con l’ambiente sia una bufala: caso simbolo quello degli Anasazi, il popolo dei pueblos, che pare abbiano commesso “ecocidio” disboscando intere regioni per coltivare mais, e scomparendo senza l’aiuto di noi “cattivoni” (spagnoli o inglesi, francesi o olandesi).
    Mi piacerebbe un bel film cattivello con una trama originale tipo questa, farei anche a meno dei puffi vitaminizzati di Cameron…
    Ma come si dice dalle mie parti “don’t hold your breath”.

  4. ma questo non è un film?
    E se distinguessimo la fantasia dalla realtà? La narrazione ha effetti emotivi complessi, non è un messaggio uguale per tutti, al limite ogni messaggio è un’interpretazione.

  5. Guerra al Grande Nulla
    Vorrei citare, a proposito di “Avatar”, un romanzo del 1960 “Guerra al Grande Nulla” di James Blish in cui già si ipotizzava la colonizzazione da parte dei terrestri del Pianeta Lithia abitato dai lithiani, una specie aliena, in questo caso grossi lucertoloni intelligenti e lo sfruttamento di un minerale preziosissimo che produce energia. Questo comportava l’asservimento della suddetta specie da parte della razza umana. Il problema è che il protagonista, il gesuita Padre Ruiz Sanchez, un antropologo embedded alla spedizione, si accorge che la popolazione dei lucertoloni è non solo logica e razionale ma anche buona, caritatevole, filosofa, paziente, ospitale, pacifica, altruista, inoffensiva, in una parola etica e morale, tutto quello che l’uomo dovrebbe essere e non è. Un popolo perfettamente Cristiano a cui, del Cristianesimo, mancano solo i simboli e le definizioni. Una razza completamente priva di Religione, il cui solo concetto è per loro incomprensibile. Quindi il gesuita si convince di essere in presenza di un “mock-up”, una perfida trappola del Demonio che ha creato dal Nulla una messinscena per ingannare l’uomo e allontanarlo da Dio. Al che, col permesso Papale, compie un esorcismo che distrugge quel Paradiso lontano in una colossale esplosione fiammeggiante (causata altresì dall’estrazione del pericoloso minerale) ma dopo piange per gli amici alieni perduti laggiù. Se gli sceneggiatori di “Avatar” non hanno letto il romanzo si tratta di una curiosa coincidenza, con le dovute varianti è la trama di “Avatar”. Per me, che l’ho letto, non ci sono dubbi.

  6. Risposta
    Commento interessante e pieno di spunti: sembra dissentire dal mio articolo ma in realtà non così tanto. Il paragone con l’Iraq sarà pure forzato ma shok and awe non lo dico io, è nella seneggiatura. Quanto a Pocahontas il richiamo è indubbio. Perchè non scrive qualche articolo per l’Occidentale invece che limitarsi ai commenti?
    Giancarlo Loquenzi

  7. coloni
    A differenza degli amici Loquenzi e Stefano io non ho ancora visto il film, però a me non sono venute in mente né la guerra in Irak né le Guerre Indiane. Il colore blu dei Na’vi è dato dal colore delle giubbe americane durante la Guerra d’Indipendenza. Il grido “questa è la nostra terra!” ricorda il coraggio e la determinazione dei Coloni americani della fine del Settecento, che si ribellarono allo strapotere dell’Inghilterra, allora incontrastata superpotenza mondiale, resistettero per oltre sei anni a un esercito e ad armamenti enormemente superiori e alla fine vinsero contro ogni pronostico creando la prima Democrazia moderna. Con la loro incredibile vittoria, facilitata proprio dalla conoscenza del territorio e dall’appartenenza a quest’ultimo, dettero spunto alla Rivoluzione Francese e a tutte le rivolte liberali del’800, praticamente alla nostra attuale civiltà. Non per niente, nei “giochi di guerra” dei militari americani i blu sono sempre i “buoni” e i rossi gli avversari da battere: perché rosse erano le giubbe dell’esercito di Sua Maestà. Con questo, se si chiedesse a un americano di oggi cosa gli ricorda “Avatar”, è più probabile che risponda come gli amici suddetti piuttosto che rispolverare quella antica guerra alla quale tanto dobbiamo anche qui in Europa (compresi gli inglesi, vero Churchill?). Ma al subconscio, così come alla Storia, non si comanda.

  8. Risposta
    Hai ragione Mauro i film per avere successo devono attingere da un denso e vivo immaginario collettiovo. Quello della guerra d’Indipendenza americana non è abbastanza nutriente per sostenere investimenti hollywoodiani ma di certo era presente agli autori. Lo stesso invito che ho rivolto ha stefano vale ovviamente anche per te…
    Giancarlo Loquenzi

  9. forse non c’e’ nessuno
    forse non c’e’ nessuno meglio dell’America nell’essere antiamericani perche’ nessuno meglio delle consorterie americane sa gestire il potere ed il contropotere in uno stesso calderone. Il fine pero’ e’ sempre lo stesso: il potere da detenere a qualunque costo e con qualunque mezzo. Anche parlar male di se stessi.

  10. Domanda al Direttore
    vorrei chiederLe perché dice che la descrizione dei Na’Vi, trasparenti come sono l’uno a l’altro e perfettamente collegati con il tutto, implichi una nota di illiberalità da una parte e mancanza del sennso del sé dall’altra? Personalmente, proprio quegli aspetti del popolo Na’Vi che Lei stigmatizza mi hanno molto affascinato. Quella visione idilliaca, se vogliamo, non è lontana dalla descrizione del mondo noetico che troviamo in un gigante del pensiero come Plotino: egli afferma in Enn. IV 3.18, 9-22 che nel cielo supra-lunare, quello delle stelle fisse, le anime dotate di corpi astrali siano trasparenti le une alle altre, e perfettamente connesse con il tutto, senza per questo perdere la loro individualità né tanto meno la loro libertà: Plotino usa lì l’esempio dell’occhio, dicendo che ognuno lì su è trasparente come occhio ad altro occhio. Ora, libertà per Plotino è concetto assoluto e la libertà vera e unica sta nella non determinazione, quindi l’Uno, ciò che è sopra l’essere è vera libertà. Più ci si allontana dall’Uno, più ci si lega alle determinazioni fisiche di un corpo chiuso in sestesso, meno si è liberi, ma appunto determinati dalle circostanze. La partecipazione al tutto per altro non annulla l’individualità, ma la libera da quei fattori che ne fanno quasi una prigione, chiusa com’è tra i muri delle determinazioni contingenti.
    Questa stessa visione piacque molto a Sant’Agostino, che la riutilizzò nel suo primo commento alla Genesi, il De Genesi contra Manichaeos,per descrivere lo stato paradisiaco di Adamo prima del peccato.
    Quindi, mi sembra che tacciare una visione del genere di “illiberalismo” e di mancanza del senso del sé sia un po’ azzardato.
    In secondo luogo vorrei notare che a mio avviso il film mette in qualche modo il dito su quella che di fatto è una piaga della società americana: un individualismo spinto a un tale livello per cui la vera identità dell’individuo, ormai sganciato da una più grande comunità che gli dia senso, discende dalla sua capacità di consumare e produrre. Tutto questo genera necessariamente schizzofrenia interna al paese e violenza esterna, mentre al livello della vita dei singoli crea oceani di solitudine e alla lunga di abbrutimento.
    Con tutto ciò, non voglio passare per un annti-americano, ma soltanto offrire un’analisi da un altro punto di vista.

  11. Risposta
    Accolgo volentieri la sua dotta e circostanziata obiezione. Resto però con la sensazione un po’ inquietante di un mondo così interconnesso come Pandora. Se l’individuo raggiunge il suo massimo dispiegamento e la sua migliore realizzazione quando le sue sinapsi sono collegate a quelle della comunità e a quelle del pianeta non riesco a non vederci qualcosa che rende l’uno funzione del tutto. Sono invece sempre dell’idea che il singolo è il fine ultimo, ancor prima della comunità o della terra su cui poggia i suoi passi.
    Giancarlo Loquenzi

  12. Individuo-Terra
    Caro Direttore,

    penso che il rapporto individuo-terra (ovvero Comunità) sia fatalmente intricato. Lo si potrebbe ben descrivere con l’aneddoto famoso della risposta di Temistocle: a chi gli chiedeva se avesse potuto diventare Temistocle senza Atene egli rispose “non vi è Temistocle senza Atene, ma nessun ateniese è Temistocle”.
    Altro problema interessante poi sarebbe analizzare la definizione di libertà. Mi pare che la sua sia distante dalla mia: il confronto a riguardo sarebbe giovevole.

  13. bestemmie?
    Ho finalmente visto anch’io il film “Avatar”.
    Che strano, mi ha fatto venire in mente quando ero un ragazzino, alla fine degli anni ’50 e sulla porta della mia Chiesa parrocchiale venne esposto un avviso della “stampa sconsigliata”. Tra molte altre testate che non conoscevo c’era “Topolino” e io ricordo la sorpresa nel leggere quel nome. Io lo leggevo avidamente e lo trovavo divertente, non vedevo assolutamente il motivo di sconsigliarlo, vista l’assenza di violenza, sangue, morti e sesso e visti i latenti profondi principi morali di onestà, fedeltà, forza d’animo, coraggio ed altruismo ivi contenuti. Poi lessi le motivazioni: “il carattere antropomorfo dei personaggi potrebbe insinuare nell’animo dei piccoli il pensiero che gli animali si comportino come noi e siano in un certo qual modo umani”.
    Veniamo adesso ad “Avatar”. Siamo in presenza di una razza aliena intelligente e bellissima, dotata di uno scheletro in fibra di carbonio che le consente di cadere da grandi altrezze su una foresta pluviale solo con qualche graffio mentre noi ci spezziamo tutti cadendo da uno sgabello. Una razza che vive in perfetta armonia con la terra, le piante e gli animali, anche feroci, connettendosi ad essi con una specie di cavo USB. Un popolo che non ha bisogno di tecnologia per sopravvivere, che vive in grandi comunità senza conflitti, senza etnie diverse, che non fa guerre, che ha la stessa lingua, che non ha leggi per il semplice motivo che non c’è chi potrebbe infrangerle. E soprattutto che ha una Religione, ma una religione molto particolare. Non crede, cioè, in un Dio Trascendente e Invisibile, ma in un qualcosa di sempre presente che interagisce col popolo Na’vi direttamente, ascolta le sue preghiere, li consiglia sulle decisioni da prendere e li aiuta nel momento del bisogno. Un Dio totalmente terreno, anzi la Terra stessa, la mitica Eywa. Siamo in presenza di un Popolo che non è stato scacciato da nessun Paradiso Terrestre, che non deve temere da suo Dio nessun Diluvio Universale o terremoto catastrofico, bensì può aspettarsi che coalizzi tutto il Pianeta contro la minaccia mortale portata dagli Alieni imperfetti venuti dal Cielo, quelli che erano stati cacciati dal (loro) Paradiso terrestre e che più che dell’avidità per il prezioso minerale sono rosi dall’Invidia, una invidia mortale per ciò che loro avrebbero voluto essere e non sono stati. La stessa Invidia che ci dicono il Demonio dovrebbe avere verso l’Uomo.
    Questa è l’essenza del film e sono molto ma molto meravigliato che, visto ilclamoroso successo dello stesso e i fenomeni di mitizzazione o fanatismo già spuntati, la Chiesa non si sia mossa come a suo tempo fece per stroncare l’innocente “Topolino”.
    Siamo in presenza della più colossale e sanguinosa Bestemmia che possa essere fatta nei confronti di una Divinità. Questa infatti può essere insultata, maledetta o negata, ma in questo caso essa viene irrisa.
    Guarda, sembra dire il film, questo è il Na’vi, un Essere perfetto, questo è Eywa, un Dio perfetto, questo è Pandora, un Paradiso perfetto, senza mele proibite, senza Serpenti, senza Angeli, dove le creature feroci si coricano veramente accanto a te, anzi ci puoi volare sopra e dove se ti rivolgi a Dio, QUESTO TI RISPONDE.
    Se non è una bestemmia questa, cos’è una bestemmia?
    Ma sono sicuro che la Chiesa stavolta tacerà, il film è un successo mondiale, incasserà tre miliardi di dollari e sarà visto da altrettante persone, che ovviamente saranno, come me, tutte entusiaste e rapite dalle sue immagini bellissime.
    E la Chiesa, come ci insegna Papa Pacelli, sa che non è mai saggio mettersi di traverso, quando il Nemico è troppo potente.

  14. Il pacifismo è un
    Il pacifismo è un sentimento borghese e neomarxista!
    Piccoli liberali post-1789 leccate le scarpe a mamma america ma E’ questo l’obbiettivo per cui dobbiamo lottare! il socialismo etnofederalista neoimperialerazzista.
    Il socialismo reazionariorazzistaarjjiano:
    Per combattere il marxismoterzomondismo bisogna radunarsi in una coalizione di popoli eurosiberianoturanici guidati dalla russia e la fine degli stati nazionali europei, sostituiti da sovjiet identitari (es.soviet della padania).
    Tale confedeazione sarà composta da popoli di razza bianca e prevedo la fondazione di tante chiese autocefale per ogni sovjiet (es.chiesa autocefala padana) e la capitale dei sovjiet sarà moskva dove dal palazzo dei sovjet i rapresentanti di ogni sovjet discuteranno in un parlamento.
    Tale organismo si chiamerà unione sovijetica.
    E sarà basato sui metodi di pianificazione staliniana (per inustria pesante e militare) e sulla piccolamedia impresa (per produzioni civili).
    La piccola e media impresa sarà competenza di ogni sovjiet mentre quella pesante direttamente dell’unione sovietica.
    Tale blocco dovrà essere autarchico e continentale.
    Dovrà possedere un enorme esorcito da opporre all’islam e ai negri.
    Dev’essere un’impero basato sulla razza ariana che si allei con tutte le nazioni arjjie.
    Perciò l’india paese da dove ha avutoi origine la razza ariana dev’essere un alleato fondamental contro la razza asiatica (dottrina breznev).
    Politica estera isolazionista e mirata allo sviluppo e all’amicizia dei popoli ariani di ogni sovjet,
    Combattere il giudaismo internazionale ma supportare la politica identitaria di israele (khazaro) contro gli arabi (semiti) purchè non sia sudditanza ai precetti talmuddici (Abolire la parole giudaico-cristiano) in quanto cristo crea una nuova alleaanza con i popoli arjj e dunque la religione ebraica non ha niente a che fare col cristianesimo (marx studiava il talmud).
    Dunque israele dev’essere sottomomesso all’Impero dei.Soviet.Identitari non un’alleato alla pari, e solo in funzione antislamica.

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