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Banche. Trovato accordo sulla struttura dell’autorità di vigilanza

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Dopo un'intensa giornata di colloqui che hanno preceduto la seduta formale dell'Ecofin, l'Ue ha trovato l'accordo sulla struttura da dare alle Autorità di vigilanza europea per banche, mercati e assicurazioni. I ministri dell'economia e finanze europei hanno delineato un sistema che garantisce la possibilità per gli stati membri di appellarsi sino al terzo grado alle decisioni prese, e il principio di salvaguardia del bilancio dello stato.

Annunciata ufficiosamente dal ministro francese delle finanze Christine Lagarde nel primo pomeriggio, la soluzione di compromesso trovata è riuscita a fornire un quadro di riferimento europeo per il controllo delle banche e di prevenzione di ulteriori crisi finanziarie, fortemente voluta da paesi come la Francia e anche l'Italia, e allo stesso tempo a dare a paesi come la Gran Bretagna e Lussemburgo un certo margine di garanzia d'indipendenza dei governi nel regolare il proprio sistema bancario.

Le autorità di vigilanza europea, infatti, saranno strutturate in modo tale che le decisioni prese saranno appellabili da parte degli stati membri sino ad un terzo livello, coinvolgendo l'Ecofin e, in ultima istanza, anche il Consiglio europeo.

Con una clausola ben precisa: nessuna decisione delle Autorità dovrà avere implicazioni fiscali sul budget dello stato in questione. Le decisioni che l'autorità potrà prendere, infatti, saranno di natura tecnica e volte a garantire la stabilità finanziaria, e non potranno perciò impattare sul bilancio dello stato.

Due sono gli ambiti di competenza e i tipi di decisione che l'Autorità può prendere: di emergenza, come nel caso di una crisi finanziaria, o interpretativa, quando c'è discordia sull'interpretazione dei regolamenti da parte delle autorità nazionali ed europee. Da notare che l'onere di formare maggioranze di blocco all'interno dell'Ecofin a Bruxelles che rigettino le decisioni dell'Autorità è a carico del paese coinvolto e che non concorda con le scelte effettuate.

Brevi anche i tempi tecnici decisi a Bruxelles per innescare e terminare la procedura decisionale: in totale, il tempo massimo previsto perchè la decisione presa dall'Autorità, se non accettata dal paese in questione, passi attraverso tutti i diversi gradi di appello è di 6 settimane, contro le 8 inizialmente previste.

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