Dal nuovo Collegio al Trattato di Lisbona

Barroso incassa la vittoria e cerca di mettere ordine nei dossier aperti

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Chi lo conosce bene lo descrive come un uomo ambizioso. E dopo il risultato di due giorni fa, si può dire che le sue ambizioni siano andate al di là delle sue aspettative.

I 382 voti strappati all’euroassemblea vanno oltre quella maggioranza semplice richiesta dai trattati in vigore. Josè Manuel Barroso, forte dell'appoggio dei governi dei 27 membri dell'Ue, ha ottenuto infatti la maggioranza assoluta dei consensi, con 382 voti favorevoli, 219 contrari e 117 astenuti.

Il portoghese è riuscito a convincere parte del gruppo dei liberali e alcuni socialisti – il gruppo portoghese e quello spagnolo - che si sono uniti ai popolari, suoi principali sostenitori. Incassata la riconferma, Barroso ha subito rassicurato sui suoi obiettivi: “Lavorerò al progetto dell’Europa”, ha detto, con la promessa che collaborerà con tutte le forze politiche, perché, ha chiarito, “la Commissione è un organo collegiale e sarebbe un errore ritenere che debba essere di destra o di sinistra”.

Un messaggio, nemmeno tanto velato, a chi, oggi come in passato, lo ha accusato di essere troppo filo governativo e poco comunitario. La partita che attende Barroso, infatti, è proprio quella della composizione del nuovo collegio. Un 'sudoku' che il presidente dell'esecutivo comunitario dovrà completare nelle prossime settimane mediando tra le richieste dei governi e le promesse fatte ai gruppi parlamentari. Un vero e proprio rompicapo politico istituzionale, che si inserisce nella altrettanto complessa vicenda del Trattato di Lisbona, destinato a modificare la geografia istituzionale dell’Unione. Trattato che prevede la riduzione del numero dei commissari (non più uno a paese) e la nomina di un presidente permanente dell’Unione Europea.

Le tappe del percorso sono comunque già fissate. Il 2 ottobre si saprà se gli irlandesi diranno sì o no a Lisbona e il 29 e 30 ottobre un vertice dei capi di Stato e di governo dovrebbe chiudere le trattative sulle nomine dei commissari. Il primo novembre, invece, scadrà il mandato dell'attuale Commissione, per la quale è prevista una proroga in caso di vittoria dei sì in Irlanda, per consentire al Trattato di Lisbona di entrare in vigore.

 

I giochi sono quindi aperti e nelle prossime settimane non mancheranno polemiche e sorprese. Alcuni portafogli europei sono piuttosto appetibili e i governi faranno di tutto per aggiudicarseli.

Il 53enne Barroso nei prossimi mesi avrà il suo da fare, ma dicono che il compito non lo spaventi. E chi lo conosce, lo definisce caparbio ambizioso e instancabile nel raggiungere i propri obiettivi.

La sua storia, d’altra parte lo dimostra: chi l’avrebbe mai detto che il capo dell’esecutivo di Bruxelles, ex Presidente del Consiglio portoghese, ex Presidente del Partito Socialdemocratico coltivasse, da giovane studente, simpatie maoiste?

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