La miglior lettura del 2009/3

Basta leggere Thomas Mann per capire la crisi morale e politica dell’Europa

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La Montagna incantata viene pubblicata nel 1924 e costituisce un importante documento della capacità di Thomas Mann di rappresentare quelle dinamiche spirituali e culturali che condurranno la Germania a consegnarsi, a distanza di pochi anni, agli orrori del nazionalsocialismo.

“Tatenlos und gedankenreich - votata al pensiero e negata all’azione” aveva detto della Germania Hölderlin e proprio in questa sua dimensione ideale viene descritta la nazione tedesca nel grande romanzo di Mann. Suo rappresentante è il giovane Hans Castorp che recatosi presso il Berghof, un sanatorio per tubercolotici situato a Davos in Svizzera, per fare una fugace visita al cugino Gioacchino Ziemssen, vi rimane invece, come prigioniero, per sette anni, dopo aver scoperto anche in sé i germi del morbo.

Lo strapperà dalla Montagna incantata e dalla malattia, per sempre, lo scoppio della prima guerra mondiale. Così lo saluta nella chiusa dell’opera la voce narrante dell’autore : “Addio, Giovanni Castorp, onesto Beniamino della vita! La tua storia è giunta al termine. L’abbiamo narrata fino in fondo: essa non fu né lunga né breve, fu una storia ermetica. L’abbiamo narrata per se stessa, non per te, poiché tu eri una creatura semplice. Ma da ultimo essa fu la tua storia; siccome accadde a te, vuol dire che, in qualche modo, tu non sei il sempliciotto che sembravi. E non neghiamo la vena pedagogica che nel corso della tua storia si è sviluppata in noi, nei tuoi riguardi, vena che potrebbe spingerci a passare dolcemente la punta di un dito all’angolo dell’occhio pensando che in avveniré non ti vedremo né ti udremo più. Addio! Che tu viva o che tu cada, addio! Le probabilità non ti sono favorevoli. La ridda in cui sei trascinato durerà ancora qualche annetto, e noi non scommettiamo che tu riesca ad uscirne incolume. Sinceramente parlando, lasciamo la questione insoluta quasi senza preoccuparcene. Avventure del corpo e dello spirito, avventure che affinarono la tua semplicità, ti fecero vivere nello spirito ciò che probabilmente non vivrai nella carne. Da questa festa mondiale della morte, da questo malo delirio che incendia intorno a noi la notte piovosa, sorgerà un giorno l’amore?”
 
Nel piccolo mondo di Davos, Giovanni Castorp ha potuto conoscere e vagliare tutti i moti dell’animo e le tentazioni. Ha potuto ascoltare le affettuose postulazioni dell’italiano Settembrini, erede ed interprete della tradizione illuministica più alta, e quelle del gesuita Naphta, straordinario portatore del pensiero nichilista di fine secolo e della tradizione medioevale. Ha potuto affacciarsi anche ai tremori del sentimento e dell’amore attraverso il complesso rapporto con una delle ospiti dei sanatorio, Claudia Chauchat, e presentire, nonostante la malattia, la forza di un’esistenza non sopraffatta dal pensiero e dominata invece dai sensi.  Un modello di vita consegnato in un’altra indimenticabile figura del romanzo, l’olandese Mynheer Peeperkorn.

Leggere la Montagna Incantata non è facile, per la profondità e la vastità dei richiami culturali e per la difficoltà di cogliere immediatamente tutti i significati e le ambiguità celati nella trama di questo grande affresco della civiltà europea di fine secolo. Mann non descrive solo la Germania e le sue opposte tradizioni e tentazioni, ma coglie anche il senso della profonda crisi politica e morale dell’Europa di quel tempo, rappresentandolo nel luogo  più indicato, un’alta montagna. Alle crisi dei popoli, alle malattie  dello spirito non vi è rimedio, ci insegna. E’ lo spirito del tempo, lo Zeitgeist, a decidere delle sorti del mondo, mentre la nottola di Minerva, come insegnava Hegel, continua a giungere sempre troppo tardi.

Eppure, nonostante ciò, la Montagna Incantata ha un sapore quasi epico, è la cronaca di un viaggio incompiuto, di un percorso interrotto. Nel XX secolo, sembra suggerirci Mann, non vi sono approdi possibili per gli uomini. La storia ci ha tragicamente mostrato che aveva ragione.


 

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