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Bce. Economia Eurolandia nel 2009 tra crescita zero e meno 1%

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E' una fase decisamente difficile quella che sta attraversando l'economia di tutta l'area dell'euro: a fine 2008 ha accusato un ulteriore deterioramento e per i prossimi trimestri la Banca centrale europea si attende che subisca l'effetto combinato della debolezza dell'attività in tutto il mondo e di "un forte ristagno" della sua domanda interna. Tanto che sull'insieme del prossimo anno, secondo la migliore delle ipotesi dei tecnici dell'Eurotower, il Pil resterà fermo - crescita a zero - nella peggiore accuserà una contrazione di un intero punto percentuale. Poi si dovrebbe assistere a una "graduale ripresa", a patto che il contesto esterno migliori e che rientrino le tensioni finanziarie.

Di positivo c'è almeno che questa debolezza economica si accompagna a un netto rientro dell'inflazione, che in prospettiva dovrebbe sostenere i redditi delle famiglie, e così potere di acquisto e risparmio. E proprio anche in considerazione del venir meno delle pressioni rialziste sui prezzi, la scorsa settimana l'istituzione monetaria ha varato un nuovo taglio dei tassi di interesse, 0,75 punti in meno, una riduzione da record con cui il livello di riferimento principale è sceso al 2,5 per cento (misura entrata in vigore ieri).

A sette giorni dalla decisione del Consiglio direttivo, nel suo consueto bollettino mensile la Bce ribadisce che sull'economia grava "un livello di incertezza eccezionalmente elevato", con rischi negativi legati a ricadute più gravi del previsto a seguito delle tensioni finanziarie, possibili spinte protezionistiche nel commercio internazionale e possibili "sviluppi disordinati" degli squilibri economici tra le maggiori potenze mondiali.

Dall'inizio di ottobre ad oggi la Bce ha complessivamente tagliato i tassi di 1,75 punti percentuali, e già la scorsa settimana il presidente Jean-Claude Trichet ha lasciato intendere che ora più che mai si naviga a vista: nessuna indicazione esplicita su orientamenti per le future decisioni. Piuttosto, anche in successivi interventi, ha rimarcato che ora l'istituzione monetaria intende accertarsi che questi tagli si trasmettano pienamente al mercato e all'economia reale, richiamando alle loro responsabilità le banche commerciali.

 

 

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