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Berlusconi: “L’85% dei giornali è controllato dalla sinistra”

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"L'hanno ormai capito tutti come funzionano i giornali e come lavorano alcuni giornalisti: isolano una frase o una parola dal contesto e ci costruiscono sopra una fantasia e spesso un attacco". In un'intervista al mensile "Free Press Pocket" il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, torna ad attaccare i giornali che, dice, sono controllati per l'85% dalla sinistra.

"In televisione - sottolinea il premier - certi programmi, della Rai e non solo, fanno di peggio. Ho consigliato ai miei ministri di non prestarsi più al gioco della rissa con gli oppositori in tv. Ma resta un fatto: comunicare agli italiani in modo corretto ciò che di buono ha fatto il governo, a cominciare dal contenuto di alcune leggi, è davvero un'impresa".

E continua: "Sulla scuola e sull'università la sinistra e i suoi giornali - in pratica l'85% di ciò che si stampa in Italia - sono riusciti per settimane a ribaltare la realtà e a fare credere che ci sarebbero stati la fine del tempo pieno e una marea di licenziamenti. Invece avevamo deciso l'esatto contrario: più tempo pieno e neppure un licenziamento".

Il premier attacca poi alcuni docenti universitari di sinistra che "usano la scuola per reclutare i militanti". "Su di me - dice il premier - sono stati scritti decine di libri da presunti storici di sinistra e su questa base sono ormai numerose le tesi di laurea che hanno per tema Berlusconi. Ne ho avuto la conferma leggendo alcune di queste tesi, che mi sono sembrate fatte tutte con lo stampino dell'antiberlusconismo".

Per il Cavaliere, "siamo davanti a un disastro culturale e a un pezzo di carta che in molti casi non vale nulla. E la colpa non è dei giovani, ma di quella sinistra che per decenni ha fatto della scuola e dell'università soltanto un ammortizzatore sociale". E afferma che "per colpa della sinistra, l'università è davvero caduta molto in basso, e per riportarla all'eccellenza nella ricerca dovremo lavorarci a fondo. In questa direzione il ministro Gelmini sta operando molto bene".

"Con la nostra riforma - garantisce Berlusconi - molte cose cambieranno in meglio: meno privilegi ai baroni, più spazio agli studi e alle ricerche di qualità e alle lauree che aiutano davvero a trovare un lavoro". Il premier ci tiene a evidenziare i dati sull'università: "Gli studenti universitari sono circa un milione 600 mila, ma la metà degli iscritti all'università non frequenta le lezioni e alla laurea arriva appena il 17 per cento degli iscritti. A conti fatti -avverte- questa università è spesso una fabbrica del pezzo di carta con cui molte famiglie e molti giovani sono stati illusi di poter risolvere il problema del posto fisso".

E conclude dicendosi convinto che "alla fine, anche quei giovani che poche settimane fa erano in piazza a criticarci non potranno che prenderne atto della necessità della riforma".

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