Berlusconi. “L’Fli sarà leale, sui 5 punti ci sarà larga maggioranza”

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Berlusconi. “L’Fli sarà leale, sui 5 punti ci sarà larga maggioranza”

12 Settembre 2010

"Speriamo di fare meglio del Milan e della Roma… ma sì che ce la facciamo. Sicuramente". Ottimismo e simpatia. Sono le armi a cui fa ricorso Silvio Berlusconi per accattivarsi i favori dei giovani alla festa di Atreju del Pdl a Roma e rilanciare l’azione del governo grazie a due assi nella manica: "La lealtà dei finiani" e il coinvolgimento di alcuni deputati centristi che "potrebbero votare in dissenso con il loro leader, non facendo mancare il loro appoggio".

In questo modo, secondo il Cavaliere, "sui 5 punti non solo ci sarà la maggioranza, ma ci sarà una grande maggioranza". Una risposta a Gianfranco Fini che in Canada sottolineava la necessità di un voto parlamentare sui punti programmatici. "Sì, voteremo sul mio discorso", spiega a margine il Cavaliere. D’altronde, l’obiettivo che il premier indica è chiaro: "Dobbiamo andare avanti e farlo con grande determinazione", anche perché "con la Lega siamo oltre il 50% e i miei consensi sono al 60%".

"Andremo alle elezioni tra tre anni – rassicura – Non possiamo andare al voto perché in questa situazione non è possibile ed un terzo degli italiani ci direbbe che non siamo stati capaci di mantenere la maggioranza che avevamo". Chi si aspettava una risposta al Fini di Mirabello è rimasto un po’ deluso, il Cavaliere evita lo scontro diretto limitandosi a qualche punzecchiatura.

Ai componenti del gruppo di Futuro e Libertà Berlusconi rivolge parole concilianti: "Non credo che i parlamentari che hanno aderito alla nuova formazione per riconoscenza a Fini – spiega – vogliano venir meno all’impegno preso con gli elettori. Ciascuno di loro sarà leale anche al simbolo del Pdl su cui è scritto il mio nome". Il Cavaliere è convinto che al momento della verità in Aula i ‘futuristi’ voteranno con l’esecutivo, così come molti deputati centristi.

Un messaggio che invia all’Udc, riunita a Chianciano, è di non coltivare l’illusione di non schierarsi o di formare un terzo polo: "Non credo che alcun partiti possano continuare a non scegliere o a mettersi in una altra formazione che non avrebbe alcuna possibilità di concorrere alla guida del Paese". Il discorso del Cavaliere tocca poi il Pdl. "Largo alle donne e ai giovani" dice Berliusconi annunciando una "riorganizzazione del Pdl", attraverso la creazione di "team in ogni distretto elettorale" per "comunicare i nostri programmi".

I rapporti con i ‘finiani’ tornano in primo piano: "Non ci sono state espulsioni ma solo dei deferimenti di tre persone al collegio dei probiviri che ancora non si è riunito", spiega Berlusconi. Ma è ai giovani che il Cavaliere vuole rivolgersi. L’invito è a "diffidare da chi non ride mai" e così dà il via ad una serie di battute: la barzelletta su Hitler, i racconti sulla Thatcher e il rapporto con la stampa, il numero di telefono chiesto alla ragazza che gli propone il gioco della Torre.

Il premier spiega poi che "la riforma di scuola e università dovrebbe formare giovani più preparati, lontani dal nozionismo" puntanto sulle 4 ‘i’: internet, informativa, inglese e impresa. Berlusconi invita a non "cercare l’assunzione in azienda" e a provare a fare "qualcosa da voi stessi. È rischioso ma è una cosa bellissima", dice citando proprio il suo esempio. "Trovate un lavoro all’estero, guardate all’Italia dall’estero", è l’ultimo consiglio prima di lasciare la festa.