Berlusconi: “Siamo quelli che vogliono restare liberi”
20 Marzo 2010
di Redazione
"Siamo le donne e gli uomini che amano la libertà e che vogliono restare liberi". Così Silvio Berlusconi ha iniziato il suo comizio in piazza San Giovanni in Laterano, momento culminante della manifestazione del Pdl a sostegno dei candidati del centrodestra alle prossime Regionali. "Ci prendiamo la scena oggi – ha detto -, ma non per andare contro qualcuno, bensì per comunicare la nostra voglia di cambiare questo Paese con l’energia del consenso degli italiani". "Non scendiamo quasi mai in piazza – ha sottolineato il Cavaliere -, ma… quanno ce vo’, ce vo’".
Il capo del Pdl ha ribadito la necessità di "garantire il diritto del voto qui a Roma" e "il nostro diritto a non essere spiati". E ha ricordato la nascita del Pdl, nato dalla fusione di Forza Italia e An, sancita proprio da un raduno nella stessa piazza San Giovanni. Poi è passato all’attacco alla sinistra, "che dice di essere cambiata ma non è vero" e che "si è anzi scelta degli alleati che sono perfino peggio", "si è ammanettata a loro", con un esplicito riferimento ad Antonio Di Pietro e all’Italia dei Valori. "La sinistra non ha mai imparato a fare e ad essere un’opposizione responsabile – ha aggiunto -, a questa sinistra manca del tutto il senso dello Stato". Per questo, ha detto, "la scelta è ancora una volta tra noi e loro, tra il governo del fare che fa le riforme e una sinistra che sa solo dire no e diffondere pessimismo e catastrofismo". Quanto all’esclusione della lista del Pdl nella circoscrizione Roma, il premier ha detto che l’opposizione "avrebbe dovuto essere la prima a chiedere elezioni regolari» e «se fossimo stati al loro posto noi avremmo fatto certamente così".
Il Cavaliere ha poi riproposto il giochino del sì e del no già utilizzato in altre occasioni evidenziando quella che a suo parere è la propensione della "sinistra" a mettere nuove tasse e ad avere uno «stato di polizia tributaria». Ai militanti assiepati sotto il palco ha rivolto alcune domande: "Volete le intercettazioni su tutto e su tutti, essere spiati anche a casa vostra?". E ancora: "Volete una sinistra che spalancherebbe le porte a tutti gli extracomunitari?". E sui talk show: "Volete le risse e i pollai sulle tv pubbliche pagate con i soldi di tutti?". E alle risposte scontate della platea che ha risposto all’unisono proprio come lui si aspettava ha replicato: "Bravi, avete studiato bene".
Poi è ripartito all’attacco, questa volta della "magistratura di sinistra", accusata di avere inventato "una nuova tangentopoli che non c’è" e di avere, con la complicità dell’opposizione e della stampa, "tentato di distruggere il miracolo compiuto in Abruzzo" e di avere "gettato fango su Bertolaso". Ha poi ribadito che il caos delle liste sarebbe stato costruito ad arte "perché i nostri dirigenti hanno fatto le cose per bene". Infine, prima di passare alla presentazione dei tredici candidati del Pdl chiamati al giuramento sul palco, ha spiegato che archiviata la campagna elettorale il governo affronterà il capitolo delle riforme istituzionali: elezione diretta del premier o del capo dello Stato, riduzione del numero dei parlamentari e federalismo.
