Bhutan: oggi finisce la monarchia
24 Marzo 2008
di Redazione
Il piccolo Regno himalayano del Bhutan, che promuove da anni la ‘Felicità nazionale lorda’, si accinge a porre fine a oltre un secolo di governo monarchico con le prime elezioni parlamentari in programma oggi.
Tuttavia, nessuno, ad accezione del Re, sembra apprezzare tale svolta. I candidati alle consultazioni si definiscono con orgoglio monarchici, gli attivisti di partito parlano di un voto da “crepacuore” e gli elettori esprimono inquietudine sul futuro della Terra del drago del tuono, una volta sostituito il re con i politici.
Fu proprio il re, due anni fa, ad annunciare le elezioni. Nel piccolo e prospero Stato della catena himalayana, confinante a nord con la Cina e a sud con l’India, “nessuno vuole queste elezioni”, dice Yeshi Zimba, uno dei candidati impegnati in una campagna porta a porta nella capitale Thimphu. “Sua Maestà ci ha guidato fino ad oggi e la gente si chiede, ‘Perchè cambiare ora?'”. Dopo le elezioni, il re, il 28enne Jigme Keshar Namgyal Wangchuck, rimarrà alla guida del Paese e manterrà comunque gran parte dei suoi poteri, anche se sarà affiancato dai politici eletti. Proprio questa prospettiva è guardata con timore dalla popolazione, preoccupata che si possa ripetere quanto avvenuto in Nepal e in Bangladesh. “La gente guarda quello che succede nell’Asia meridionale e dice ‘no, grazie’ – precisa l’editore del quotidiano di stato Kuensel, Kinley Dorji – ma Sua Maestà ha detto che non si può lasciare un paese piccolo e vulnerabile come il nostro nelle mani di uno solo uomo, scelto per nascita e non per merito”.
I due partiti presentano un programma che rispecchia gran parte della filosofia del monarca, promuovendo la ‘Felicità nazionale lorda’, una filosofia che mira a bilanciare il progresso materiale con il benessere spirituale, e candidando leader che hanno prestato servizio come premier sotto il suo regno. Il voto di oggi, per l’elezione dei 47 deputati dell’Assemblea nazionale, rappresenta l’ultimo passo di un lento cammino di integrazione nel mondo moderno, iniziato negli anni ’60. Prima di allora il Bhutan era ancora una società medievale, senza strade asfaltate, elettricità nè ospedali. I beni di prima necessità venivano barattati piuttosto che acquistati e non veniva consentito l’ingresso agli stranieri. Tuttavia, come gli altri regni buddisti himalayani quali Tibet e Sikkim, anche il Bhutan cominciò a risentire delle influenze esterne, stretti tra i giganti asiatici India e Cina, e decise che era tempo di cambiare.
“In passato, la strategia era quella di nascondersi sulle montagne”, ha scritto l’editore. Ora non più. Il Paese conta circa 600.000 abitanti, ha un’economia monetaria ed è persino probabile che aderisca presto all’Organizzazione mondiale del Commercio. Nel Paese vive anche una comunità di 100.000 nepalesi, concentrata nel sud, che ha espresso 19 candidati per le elezioni di oggi. I seggi elettorali saranno aperti dalle 4 (ora italiana) alle 12, mentre i risultati sono attesi per le 16.
fonte: APCOM
