Bicameralismo addio. Restano le incognite (e i sospetti) sul presidenzialismo
29 Maggio 2012
Chissà se nell’Aula del Senato si “scatenerà l’inferno” quando arriveranno gli emendamenti semipresidenziali annunciati da Berlusconi e Alfano. Gaetano Quagliariello ci scherza su, citando la frase del film Il Gladiatore (“al mio segnale si scatenerà l’inferno”) ma è anche un segnale del livello di tensione tra gli schieramenti sul dossier riforme costituzionali. Il passo avanti è che la commissione Affari costituzionali in seduta notturna approva il testo di ABC che cambia molto dello status quo: dalla riduzione del numero dei parlamentari al superamento del bicameralismo perfetto. Eppure le incognite maggiori e con esse le schermaglie tra partiti, restano tutte concentrate sulla proposta del Pdl.
Tatticismi e sospetti reciproci non giovano a ragionare sul portato di una riforma in grado di garantire governabilità e partecipazione diretta dei cittadini, come appunto l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Nel Pdl c’è la consapevolezza che il momento è cruciale e il tema diventa una ‘questione storica’ perché mai come adesso ci sarebbero le condizioni per completare la ‘ristrutturazione’ dell’architettura dello Stato. Mai come in questo momento – sotto l’ombrello del governo dei Prof, – le forze di maggioranza potrebbero accelerare ciò che in tutti questi anni non è stato fatto o fatto solo a metà. Non è così, o almeno non in questa fase.
Nel centrosinistra si legge l’iniziativa del Pdl come la mossa per far saltare tutto il lavoro messo in piedi fin qui. E pure la disponibilità sulla legge elettorale a doppio turno (alla francese) e su quella relativa al conflitto di interessi confermata da Alfano (a Porta a Porta) purchè entro la fine della legislatura si possa dare al paese il presidenzialismo, non incassa altrettanto interesse bipartisan. Anzi, a Largo Nazareno non si fidano e sospettano che l’uscita di Berlusconi e Alfano sia, in realtà, finalizzata a mantenere in vita il Porcellum.
Il Pdl respinge le accuse e con Quagliariello osserva che “adesso non ci sono più alibi. Se si dà al Paese il presidenzialismo, siamo pronti a fare la legge elettorale a doppio turno e la legge sul conflitto di interessi. L’Italia viene prima di tutto”.
Il passo avanti, dicevamo, è il via libera sul bicameralismo della commissione di Palazzo Madama che segue di qualche giorno il voto sul taglio di deputati e senatori. Con un emendamento della maggioranza al testo originario viene stabilito che il bicameralismo perfetto non è più la regola, semmai l’eccezione come ad esempio nel caso di leggi costituzionali o elettorali. D’ora in poi, per licenziare una legge basterà il sì di una sola Camera, a meno che l’altro ramo del Parlamento non chieda entro due settimane dal voto di riesaminare il testo per modificarlo. Eventualità che per il vicepresidente dei senatori Pdl si potrebbe verificare solo in caso di “errori o gravi problemi politici”.
Pollice verso di Lega e Idv che riescono a far passare due emendamenti: il primo per inserire in Costituzione lo “Statuto dell’opposizione”; il secondo (a firma di Calderoli) per introdurvi che partecipare ai lavori di commissioni e Aula è “un dovere” dei parlamentari.
Tornando al presidenzialismo, il partito di Bersani non ha ancora deciso se occuparsi della proposta Pdl senza strumentalizzazioni. Per il momento la linea è quella di affermare che i tempi non ci sono e dunque, è meglio completare quello su cui c’è già un’intesa, ovvero riforme istituzionali e legge elettorale. Alfano ribalta la prospettiva: i tempi ci sono eccome, basta la volontà politica di farlo. Oltre a questo, considera inaccettabile il tentativo democrat di scindere il pacchetto per dare priorità alla revisione del sistema di voto. E su questo le posizioni restano distanti.
La partita è ancora tutta da giocare. Con l’incognita sul se “si scatenerà l’inferno”.
