Bioetica. Fini: “Per legge condivisa si tenga conto del catechismo”
12 Settembre 2009
di Redazione
Deporre la scimitarra della propaganda e della "becera e grossolana contrapposizione tra laici e cattolici" per scrivere "una bella pagina parlamentare e politica sul testamento biologico". Una sintesi è possibile per il presidente della Camera Gianfranco Fini, se solo si supera davvero "lo spirito divisivo" che ha caratterizzato la questione e "l’emotività" provocata dal caso Englaro.
Parlando agli Stati generali dell’Udc la terza carica dello Stato ha auspicato un’ampia condivisione tra le forze politiche su un testo che tenga conto di "tre anelli imprescindibili: la volontà del paziente, l’opinione della famiglia e il parere del collegio medico curante".
Ribadendo che sul tema alla Camera farà rispettare rigorosamente il Regolamento, Fini ha sorpreso la platea citando un lungo passaggio in favore della possibilità di accettare la morte del malato come evento inevitabile, purché non sia cercata o voluta, e quindi nel rispetto della sua dignità, e la possibilità di utilizzare analgesici per alleviare la sofferenza. "È quanto si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica" ha concluso il presidente della Camera, suscitando gli applausi della platea centrista.
"L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie e spropositate ai risultati attesi può essere legittima. Si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico, non si vuole procurare la morte ma si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere del paziente se ne ha la competenza o da coloro che legalmente hanno il diritto rispettando ragionevole la volontà e gli interessi legittimi del paziente. Anche se la morte è considerata imminente le cure dovute non devono essere interrotte e l’uso degli analgesici per alleviare le sofferenze anche con il rischio di abbreviare i giorni è moralmente conforme alla dignità se la morte non è nè un fine nè un mezzo ma è prevista e tollerata come inevitabile".
Dopo aver sostenuto la necessità che nel dibattito parlamentare prevalga "l’onestà intellettuale e l’equilibrio" Fini sottolinea il valore della "laicità convinta e appassionata e la devozione alla Chiesa e ai suoi dettami, di un uomo come De Gasperi" ricordando che è nella tradizione migliore del mondo cattolico impegnato in politica avere ben chiara la necessità di sconfiggere la contrapposizione. "La contrapposizione – aggiunge – non è tra laici e cattolici, semmai tra laici e clericali, ma non credo ci siano. Anche quando si parla di laicità non si intende il laicismo, non si vuole negare il ruolo fondamentale che ha avuto e ha ancora la Chiesa".
Il presidente della Camera invita quindi "a un dibattito senza scimitarra, senza l’emotività del caso Englaro, senza la tifoseria appollaiata sugli spalti come fosse un redde rationem. È la materia meno idonea per uno scontro muscolare, dobbiamo giungere invece ad una legge di sintesi che possa unire tre anelli: la volontà del paziente, della famiglia, e del collegio curante".
