Biotestamento. Quagliariello: “Il parlamento non ha abdicato”
26 Marzo 2009
di Redazione
Il Senato ha approvato con 150 voti a favore 123 contrari e 3 astenuti il ddl sul testamento biologico. Ora dovrà passare alla Camera. Mentre in Senato si votava, il vice capogruppo del Pdl al Senato – Gaetano Quagliariello – ha dichiarato che "Questa legge nasce dal libero convincimento di liberi legislatori", rispondendo a chi aveva accusato la maggioranza di fare gli interessi del Vaticano.
"Abbiamo avuto la massima considerazione anche per la posizione della Chiesa cattolica – ha detto Quagliariello – e la Chiesa ha non solo il diritto ma anche il dovere di intervenire, ma questa legge nasce da liberi legislatori". "Concordo sul fatto che su questo tema non si sarebbe dovuto legiferare, ma a sfidare il legislatore è stata la magistratura con i suoi interventi. E assieme alla magistratura – ha aggiunto – a sfidare il Parlamento è stata una lobby che vuole ideologizzare tali temi" e, ha aggiunto, "vuole l’eutanasia. Noi non abbiamo consentito che il Parlamento e la politica abdicassero".
Quagliariello ha quindi fatto riferimento a tre capisaldi della legge: il no alla ricostruzione delle volontà del soggetto ex-post, la non vincolatività delle dichiarazioni anticipate di trattamento e la garanzia dei trattamenti di nutrizione e idratazione. "Non siamo sicuri che questa legge sia la migliore possibile ma sappiamo di aver fatto un buon lavoro".
"Questa legge impedisce che le volontà di una persona possano essere ricostruite ex post addirittura dallo stile di vita. Stabilisce che nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita è degna di essere vissuta e quando non lo è, o addirittura di affermare che vi sia un momento, prima della morte, in cui una persona cessi di essere tale. E afferma la necessità che il futuro resti sempre aperto, non venga ipotecato; che nessuno possa essere impiccato a una scelta precedente; che nessuno possa essere privato di quello spazio di sensazioni e di meraviglia che la vita deve poter offrire fino all’ultimo istante".
E ancora: "Lo spiraglio che abbiamo lasciato aperto, per consentire che l’alleanza terapeutica tra medico e paziente prosegua fino alla fine e in qualsiasi condizione, è una garanzia contro l’affermazione di una deriva deterministica, per la quale tutto può essere programmato, pianificato, vincolato. A noi i piani quinquennali non sono mai piaciuti, a maggior ragione se riguardano il corpo umano! Non vogliamo che si ripresenti sotto altre forme il costruttivismo sconfitto dalla storia; non vogliamo che l’ingegneria sociale diventi ingegneria antropologica; non vogliamo che torni a circolare quel virus della presunzione fatale che nell’illusione di esorcizzare la debolezza insita nella condizione dell’uomo rischia di attentare alla sua più intima libertà".
"Mi rivolgo ai colleghi dell’opposizione: noi non aspiriamo ad avere i quarti di nobiltà politico-culturale dei Gattopardi. Non frequentiamo i salotti radical-chic dove queste insegne vengono attribuite. Preferiamo il senso comune della gente comune. Ma – e volevo dirvelo da quella sera nella quale, emozionati, ci scontrammo duramente – in questa parte dell’emiciclo non ci sono sciacalli. E soprattutto non c’è chi crede di essere il sale della terra. Non lo abbiamo creduto prima dell’89, a maggior ragione non lo crediamo oggi che la storia ci ha dato ragione. Per questo, non siamo sicuri che quella che stiamo approvando sia la legge migliore".
