Birmania. Schiaffo al segretario Onu: “No all’incontro con Suu Kyi”

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Birmania. Schiaffo al segretario Onu: “No all’incontro con Suu Kyi”

03 Luglio 2009

La giunta militare birmana ha negato al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, il permesso di incontrare il premio Nobel per la Pace e leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi.

Ban, che ha avuto un raro faccia a faccia con il leader supremo della giunta Than Shwe, ha spiegato che il capo della giunta militare ha giustificato il suo "no" proprio con il fatto che il Premio Nobel si trova ancora sotto giudizio. L’incontro tra il segretario Onu e Than Shwe è avvenuto nella nuova capitale Naypyidaw (centro). "Gli ho detto di volerla vedere di persona – ha detto Ban con riferimento ad Aung San Suu Kyi -, ma lui mi ha risposto che è sotto processo". Il segretario generale dell’Onu ha spiegato di avere "ribadito" la richiesta al suo interlocutore precisando che "è una cosa importante per me, aspetto una risposta", prima di ripartire domani. Se riuscisse nell’intento, sarebbe il primo segretario generale dell’Onu a incontrare il premio Nobel da quando è stata arrestata la prima volta, nel 1989.

Il segretario generale dell’Onu era arrivato oggi a Rangoon per una due-giorni di colloqui con la giunta birmana. Già prima della partenza Ban aveva dichiarato di voler incontrare la leader pur sapendo che quella in Birmania è una "missione molto difficile". Il segretario ha anche affermato la sua determinazione a ottenere la creazione di condizioni per elezioni credibili il prossimo anno nel Paese e ha spiegato di aver premuto per la liberazione della donna e dei circa 2.100 prigionieri politici.

Proprio per oggi era prevista, dopo oltre un mese di stallo, la ripresa del processo nei confronti del premio Nobel per la Pace, ma è stata rimandata di un’ulteriore settimana al 10 luglio. La motivazione ufficiale è che la Corte Suprema, dopo aver respinto il ricorso della difesa per il reintegro di due testimoni, non ha inviato al tribunale i documenti del caso. Una circostanza che ha "sorpreso" la stessa imputata, a detta di uno dei suoi avvocati. E che conferma la sensazione – dopo le prime frenetiche settimane, il processo è fermo da fine maggio – di una volontà di prendere tempo da parte dei generali, sostenuti da una Cina che sull’affare Suu Kyi ha adottato un atteggiamento collaborativo con la comunità internazionale.

Nella sua visita successiva al devastante ciclone Nargis, nel maggio 2008, Ban riuscì a convincere la giunta militare ad aprire parzialmente la Birmania agli aiuti stranieri. Ma i fatti di oggi sembrano confermare i timori di molti diplomatici, secondo cui il segretario generale dell’Onu – il cui approccio "morbido" verso capi di stato dispotici è stato già criticato dalle organizzazioni per i diritti umani – rischia di finire in una trappola senza ottenere nulla. Con ogni probabilità, i generali birmani sfrutteranno la visita per legittimare la "road map verso la democrazia" da loro imposta, che dovrebbe concludersi con le elezioni del prossimo anno. A questo proposito Ban ha chiesto oggi che il voto sia "credibile, giusto, legittimo, e che coinvolga" l’opposizione. Ma senza la partecipazione di Suu Kyi, detenuta per 14 degli ultimi 20 anni, tali condizioni non sarebbero raggiunte. In caso di condanna, la leader del Nld (Lega nazionale per la democrazia) rischia altri cinque anni di reclusione: ed è proprio la possibilità per la giunta di escludere dai giochi l’icona della dissidenza, secondo gli analisti, a rendere quasi utopistica l’ipotesi di rivederla presto in libertà.