Caffarella. Dopo confessione dei romeni il caso sembra chiuso
23 Marzo 2009
di Redazione
Forse è arrivata la parola fine sul caso dello stupro della ragazzina di 14 anni avvenuto il giorno di San Valentino nel parco della Caffarella a Roma. È arrivata con la confessione dei due romeni arrestati venerdì, Ionat Joan Alexandru e Oltean Gavrila, unita alla coincidenza del dna con i profili genetici estrapolati dai reperti raccolti nel parco della Caffarella e sulla vittima.
Rimangono ancora dei particolari da definire, in particolare se, come ipotizzato dal pm Vincenzo Barba, i primi due romeni arrestati, e poi scagionati, Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz, abbiano avuto un ruolo marginale nella vicenda, forse come pali. Il passaggio conclusivo è arrivato oggi con le confessioni di Alexandru, 18 anni, e Gavrilia, 27, davanti al gip Guglielmo Muntoni. Sono loro i violentatori della Caffarella, hanno detto al magistrato nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
Entrambi hanno aggiunto di non conoscere Izstoika Loyos e Racz e di aver appreso dai quotidiani che i due erano stati arrestati. Gavrilia, inoltre, rischia di essere accusato per un altro stupro avvenuto nel luglio scorso sempre in un parco periferico a Roma. La certezza della sua colpevolezza anche per questa violenza arriverà però dal test del dna. Alexandru ed a Gavrilia, già detenuti per la rapina di telefoni cellulari ad una coppia di fidanzati nel parco di via Lemonia il 15 febbraio, il giorno successivo all’episodio della Caffarella, si erano visti notificare le ordinanze di custodia cautelare il 20 marzo scorso.
Ad incastrarli, oltre ad una serie di indizi, anche il test del dna: il loro codice genetico era sovrapponibile con il dna rinvenuto sui reperti. A loro gli investigatori erano arrivati seguendo la pista di una serie di rapine tutte avvenute nei parchi della zona sud di Roma, tutte ai danni di coppie, tutte tra il 13 e il 15 febbraio. "Alexandru ha fornito dettagli importanti su quanto commesso la sera del 14 febbraio – ha detto il pm Barba – Gavrilia ha dato una motivazione che dovrà essere valutata, ma i particolari forniti dal più giovane sono importanti perchè danno maggiore certezza oltre alla prova regina del Dna".
Una confessione dunque che assieme al test del dna fa tirare un sospiro di sollievo ad investigatori ed inquirenti dopo un mese di indagini serrate, incidenti di percorso e poi la svolta di venerdì scorso. Soddisfatto anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: "si chiude così una tragedia che ha colpito tutto il Paese". Intanto, dopo oltre un mese di detenzione, è tornato in libertà Racz. Dopo essere risultato estraneo dalla vicenda Caffarella, nella quale era rimasto coinvolto in seguito alle dichiarazioni di Iszotoika Loyos, oggi il tribunale del Riesame lo ha scarcerato revocando la misura cautelare emessa per lo stupro di una donna di 41 anni avvenuto il 21 gennaio in via Andersen, a Primavalle.
"Era un atto dovuto quello dei giudici del riesame – ha dichiarato l’avvocato Lorenzo La Marca, difensore del romeno – sono soddisfatto per la decisione dei giudici, chiederemo il risarcimento dei danni". E domani lo stesso tribunale del Riesame dovrà esaminare l’istanza di revoca dell’arresto di Iszotoika Loyos per la calunnia nei confronti di Racz e della polizia romena. Loyos infatti fornì una falsa confessione e, disse, che gli fu estorta dalla polizia romena dopo essere stato picchiato.
