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Calabria. Donna muore dopo il parto, aperta inchiesta

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Il dolore, la disperazione ma anche la rabbia per l'assurdità di fatti che oggi, con i progressi e le conoscenze cui è giunta la scienza medica, non dovrebbero più accadere. Vincenzina Loiacono piange la scomparsa della figlia, Eleonora Tripodi, morta a 33 anni dopo essere stata sottoposta ad un intervento di parto cesareo nella casa di cura Villa dei Gerani di Vibo Valentia. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio ha disposto l'invio degli ispettori del Ministero nelle strutture sanitarie coinvolte nella vicenda "per verificare l'appropriatezza delle procedure effettuate e della corretta gestione dell'emergenza".

Una gravidanza difficile, con dolori persistenti e sofferenze profonde. La necessità del parto cesareo, il terzo, con una condizione, dunque, di potenziale pericolo. Un'emorragia abbondante che si scatena dopo il parto. La bambina che viene salvata, ma con una situazione di forte allarme e pericolo che si determina per la puerpera. La decisione di trasferirla in ospedale viene presa rapidamente dai medici di Villa dei Gerani. Il caso vuole però che nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Vibo Valentia non ci sia posto e sia necessario portarla in un altro nosocomio. Nell'ospedale di Lamezia Terme, scelto perchè è quello più vicino, Eleonora Tripodi, però, non arriverà mai. La donna muore durante il trasporto. "Nei confronti di mia figlia non c'è stata adeguata attenzione da parte dei sanitari della clinica che l'avevano in cura".

Vincenzina Loiacono parla con i giornalisti e piange disperata. Il dolore, però, non le impedisce di tracciare un'analisi lucida dei fatti drammatici che hanno preceduto la morte della figlia. "Era dal 24 luglio - racconta la donna - che mia figlia aveva delle sofferenze. Quello stesso giorno Eleonora era stata ricoverata a Villa dei Gerani ed era rimasta ricoverata per cinque giorni. Il 4 agosto l'avevamo portata di nuovo a Villa dei Gerani ed il ricovero si era protratto fino al 13 agosto, giorno in cui i medici hanno deciso di dimetterla. Una decisione che non so spiegarmi visto che Eleonora continuava a stare male".

Ma c'è di più. Il 17 agosto Eleonora era tornata sempre nella stessa clinica per un'ecografia. "Gliel'hanno fatta - dice la madre - e poi l'hanno di nuovo rimandata a casa. Sono convinta, invece, che avrebbero dovuto tenerla ricoverata". L'ultimo ricovero di Eleonora, racconta ancora Vincenzina Loiacono, risale all'altro ieri, 19 agosto. Il 20 viene fatta partorire, ma le sue condizioni si aggravano a causa di un'emorragia, tanto che ne viene disposto il ricovero in ospedale. "In una situazione del genere - dice ancora Vincenzina Loiacono - è davvero azzardato chiedersi se il caso di mia figlia sia stato trattato con l'urgenza e l'attenzione che richiedeva?".

Da parte sua Domenico Princi, il ginecologo con cui era in cura Eleonora Tripodi, respinge ogni addebito "Abbiamo fatto tutto il possibile - dice - per salvare la vita di Eleonora Tripodi e la sua morte non è dipesa da nostre negligenze". Un concetto che Princi ribadisce a Fabrizio Garofalo, pm della Procura di Vibo Valentia che ha aperto un'inchiesta sulla morte di Eleonora Tripodi e che lo ha interrogato insieme agli altri due medici che hanno eseguito l'intervento di parto cesareo, il chirurgo Benito Gradia e l'anestesista, Krashiqi Bashcim, di origine romena. Nessuno di loro, al momento, è indagato, ma non escluso che gli sviluppi delle indagini possano portare all'emissione da parte del pm di qualche avviso di garanzia. Il magistrato, lunedì, conferirà l'incarico per l'autopsia sul corpo di Eleonora Tripodi.

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