Calcio. La Juve non ricorrerà la decisione sulla chiusura della Curva Sud

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Calcio. La Juve non ricorrerà la decisione sulla chiusura della Curva Sud

15 Gennaio 2010

La Juventus non farà ricorso contro la chiusura della "Curva Scirea Sud" ai tifosi bianconeri, decisa dal giudice sportivo Tosel a causa della reiterazione (anche con il Napoli in Coppa Italia) dei cori razzisti contro Balotelli.

Una decisione non spiegata, ma facilmente intuibile: il club bianconero vuole operare una netta scelta di campo sul tema del razzismo e fare capire di essere ricorso a ogni mezzo per evitare i cori. Ma, a questo punto, si tratta di una questione di ordine pubblico e devono intervenire anche autorità non sportive.

La società bianconera non subirà comunque alcun danno economico, perché i cinquemila ospiti della curva Sud sono praticamente tutti abbonati. Non sarà neppure possibile, quindi, per costoro, prendere posto nella curva opposta, la Scirea Nord. Si tratta di una situazione inedita, per la storia bianconera: quando si giocò a porte chiuse, nel maggio scorso, per analoghi motivi, Juventus-Atalanta, l’entrata era interdetta a tutti i settori, fatto che aveva suscitato le protesta dei settori centrali, spalti e tribune, da cui non erano partiti cori razzisti.

E’ di questa mattina la decisione del Giudice sportivo di chiudere la Curva Sud dello stadio Olimpico di Torino per la prossima partita della Juventus in seguito ai cori razzisti indirizzati dai tifosi bianconeri a Mario Balotelli durante la gara di mercoledì scorso contro il Napoli in Coppa Italia.

Il provvedimento di chiusura della curva sarà quindi eseguito in occasione di Juventus-Roma, prossima partita dei bianconeri in casa, anticipo della 21/a giornata in programma sabato 23 gennaio alle 20.45. Il Giudice sportivo – secondo quanto si legge nel comunicato della Lega calcio – ha considerato la recidività degli ultras della Juventus, ma ha limitato la chiusura del settore ad una sola gara considerando "la non reiterazione nel corso della gara del comportamento discriminatorio, la sua riferibilità esclusiva ad uno specifico settore dello stadio e la concreta cooperazione offerta dalla Società alle forze dell’ordine a fini preventivi e dissuasivi".