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Camoscio d’Abruzzo, l’Europa (e l’Italia) mettono a rischio la biodiversità

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Ora di errori il governo italiano ne ha fatti tanti ma l'idea che si possa essere d'accordo con altri Paesi europei - in testa la Danimarca - nel declassere da specie protetta il camoscio d'Abruzzo, questo non era prevedibile né tantomeno sembra accettabile.

Se ne discuterà, sembra, a Bangkok, all'inizio di marzo, ma quel che bisogna dire da subito per scongiurare che questa specie venga tolta dalla lista rossa degli animali che rischiano l'estinzione, è che sarebbe non solo un colpo alla fauna appenninica, tra Abruzzo, Molise e Lazio, ma anche uno schiaffo al turismo ecologioco e alla "Regione verde d'Europa".

E' vero che ormai da anni con un lavoro certosino, iniziato addirittura al principio del secolo scorso dal presidente del Consiglio Nitti, col passare del tempo, si è evitato che la specie sparisse sotto i colpi dei bracconieri, ripopolando l'Appennino con oltre 2.000 esemplari censiti. Ma il rischio di far sparire il camoscio d'Abruzzo c'è sempre e con esso un pezzo della nostra "biodiversità", come piace chiamarla.

 

 

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