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Cara Fornero, il problema dell’articolo 18 non sono le sentenze

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L'ex ministro Fornero si dice “sconfortata” dal fatto che si usi l’articolo 18 come “una bandiera” e si chiede “quanti sono i lavoratori che si rivolgono ai giudici” e quale sia il numero delle “sentenze che utilizzano l’articolo 18”. Posto che neppure a noi interessa alimentare “discussioni ideologiche”  ci sembra però che le due domande abbiano una comune risposta sottintesa: non sono molti.

Ebbene, è limitante credere che l’unico impatto dell’articolo 18 sia quello relativo ai contenziosi. Spesso è sufficiente che il dipendente minacci ‘preventivamente ’ di ricorrere ai giudici per spingere l’impresa a risolvere in altri modi l’eventuale tormentone giudiziario. Come dire, non è solo un problema di sentenze ma piuttosto dello “zeitgeist”, chiamiamolo così, dello “spirito dei tempi” di cui l’articolo 18 è stato espressione.

Per cui l’Italia sconta i costi ‘indiretti’ e i condizionamenti di una lunga stagione fatta di pregiudizi contro l’impresa, con i risultati che ben conosciamo: bassa occupazione, bassi salari, bassa produttività, bassa dimensione d’impresa, come ha spiegato bene il presidente dei senatori di Ncd, Maurizio Sacconi.

Del resto se davvero il problema fossero solo le sentenze non si spiegherebbe perché oggi Susanna Camusso abbia paragonato Renzi alla Thatcher mentre Vendola definiva il Jobs Act “una cosa di estrema destra”. Per cui d’accordo a non trasformare l’articolo 18 in un derby e siamo in prima linea nel realizzare una grande riforma del mercato del lavoro che estenda garanzie ed opportunità anche a chi oggi è ai margini del sistema produttivo. Come? Puntando sul binomio competenze e conoscenze dei lavoratori. Binomio attrattivo per il capitale estero.

Ma è altrettanto vero il fatto che la battaglia sull’articolo 18 iniziata da Alfano e dal Nuovo Centrodestra nel mese di agosto non era né ideologica né pretestuosa, bensì fondata su una grande scommessa: cambiare lo spirito dei tempi. Nel Paese e in Parlamento oggi si affrontano due schieramenti: riformatori e conservatori. Chi difende le tutele rigide e passive del passato e chi invece punta a un sistema occupazionale più dinamico. Siamo certi che Elsa Fornero sceglierà la parte giusta.

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