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Carceri. Maroni: “Scarso uso del bracciale dipende dai giudici”

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"Lo scarso utilizzo del braccialetto elettronico non dipende tanto dal ministro dell'Interno, ma dalla magistratura". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, rispondendo nel corso del question time alla Camera.

Maroni ha spiegato che è la magistratura che decide l'utilizzo o meno del braccialetto mentre spetta al ministero controllare che chi è agli arresti domiciliari non scappi. "Oggi può farlo, ma non lo fa" ha continuato il ministro che aggiunge che "stiamo valutando nuove tecnologie per attuare la rete che c'è, visto che in Francia l'uso del braccialetto è massiccio e le evasioni praticamente azzerate".

La possibilità di utilizzare il braccialetto elettronico per controllare persone sottoposte agli arresti domiciliari, ricorda Maroni "è stata introdotta in un decreto legge del novembre 2000 convertito in legge nel gennaio 2001. Successivamente venne avviata una fase sperimentale a Milano, Roma, Napoli, Catania e Torino, coinvolgendo Telecom Italia per la componente della rete e non dello strumento".

Alla fine di questa sperimentazione, ha continuato "il ministro dell'Interno dell'epoca propose alla Telecom di assumere la veste di referente unico per la gestione del sistema".

Nel 2003 il ministero definì un accordo con Telecom Italia per erogare le prestazioni, dal noleggio degli apparati alla fornitura diretta del servizio. L'accordo, sottolinea Maroni, "ha comportato un impegno finanziario una tantum all'epoca per l'attivazione del servizio pari a 10 milioni e 369mila euro per il 2003 e un canone annuo di 10 milioni 899mila euro dal 2004 al 2011 per la realizzazione della rete, cosa che Telecom ha fatto".

Visto lo scarso utilizzo del braccialetto, ha concluso il ministro dell'Interno "ho parlato con i responsabili Telecom per vedere cosa si poteva fare, ma la ditta ha dato attuazione all'accordo regolarmente. Lo scarso utilizzo del braccialetto dipende solamente dalla magistratura".

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