Carne, ossa e fantasia (al potere)
02 Gennaio 2008
di Redazione
Smaltite
le sbornie della notte di San Silvestro, tirate le somme di questo trapasso tra
il 2007 e il 2008, constatiamo che nonostante i mutamenti epocali che ad ogni
fine d’anno i più fini analisti ci propinano, un dato resta immutabile,
tetragono al trascorrere dei lustri e delle decadi: il profluvio di
originalissime (!) parole di plauso nei confronti del Capo dello Stato
(chiunque esso sia) dopo il consueto discorso a reti unificate.
Quest’anno
non s’è fatta eccezione: “piena condivisione” dal presidente del Senato Franco
Marini; “senza riforme l’Italia si ferma”, ha constatato Romano Prodi; “un
messaggio di speranza e di fiducia”, è il ficcante commento del segretario del
Pd Walter Veltroni; Napolitano per il contrito vicepremier Rutelli è “una
certezza di equilibrio e una garanzia per una nazione in cerca di fiducia”;
“parole importanti”, s’è azzardato a commentare il Mastellone nazionale; e
persino il responsabile dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha trovato il tempo,
nonostante l’estasi prodotta dall’inebriante effluvio proveniente dalle strade
partenopee, per dar sostegno alle “parole di ottimismo costruttivo”.
Ci
fermeremmo qui, se non fosse che fra cotanti fantasiosi ingegni s’è distinta
quest’anno la ministra Barbara Pollastrini. Per l’esponente diessina il
discorso di fine d’anno del presidente della Repubblica è stato “molto
importante”, e ha evidenziato “una visione viva e acuta della società
italiana”, caratterizzandosi per la “grande attenzione e sensibilità nei
confronti delle ansie e delle speranze delle persone in carne ed ossa”. C’è da
farsi tremare i polsi: dopo l’alzata d’ingegno della sinistra sull’ “identità
di genere”, dunque, sembra avanzare dai meandri del ministero per le Pari
Opportunità la classificazione degli esseri viventi di natura umana. Dopo le
“persone in carne ed ossa”, dovremo aspettarci chissà quali altre categorie,
nei confronti delle ansie e delle speranze delle quali, però – ci si consenta –
il Capo dello Stato dovrà fare ammenda di un’imperdonabile dimenticanza.
“In
particolare – dice ancora la Pollastrini – ho apprezzato il richiamo che il Capo dello Stato ha fatto
al Sessantesimo della Costituzione, come monito affinché finalmente si
%0Araggiungano quegli obiettivi ad oggi non pienamente realizzati. Mi riferisco al
passaggio assai significativo sulla tutela dei lavoratori e a quello, a me
caro, delle pari opportunità tra uomini e donne in Italia”.
La Pollastrini può stare tranquilla: se persino lei in Italia può
fare il ministro, a lamentare discriminazioni, tra donne e uomini, non è detto
che debbano essere le prime…
