Home News Caro Berlusconi, l’Italia non le chiede solo di “tenere” ma di ripartire

Lettera aperta al premier

Caro Berlusconi, l’Italia non le chiede solo di “tenere” ma di ripartire

8
3

Carissimo Presidente,
nelle poche occasioni in cui ho avuto il piacere di incontrarla ho ascoltato da parte Sua parole di apprezzamento e di stima tali che mi sento autorizzato a rivolgermi a lei direttamente, con questa mia lettera.

Lo faccio però con la formula di una lettera aperta, perché le cose che mi preme dirle non sono un fatto privato o personale. O meglio, ho la presunzione di credere che le esperienze private e personali, che riguardano la mia vita di cittadino e di imprenditore, oggi stiano assumendo una rilevanza pubblica e politica, di cui la costituzione di un movimento che abbiamo voluto chiamare Unione Italiana è stata la naturale conseguenza.

Vorrei premettere che alla radice delle mie parole, anche quando dovessero suonarle sgradevoli, esistono e resistono affetto e condivisione. Si tratta, in effetti, della mia piccola quota di quel grande patrimonio che milioni di Italiani le hanno messo a disposizione e da cui lei ha saputo attingere per governare a più riprese questo Paese negli ultimi 15 anni. Non è un patrimonio intatto e, per quanto i sondaggi continuino a lusingarla, ho l’impressione che sia invece soggetto a una lenta e progressiva dilapidazione.

Gli anni dei suoi governi sono stati anni difficili, esposti alle catastrofi del terrorismo internazionale più sanguinario e agguerrito e alle crisi economiche più diffuse e devastanti che si ricordino. Lei ha fatto della “tenuta” la missione principale dei suoi governi; con i suoi ministri ha vissuto in trincea un’estenuante guerra di resistenza contro i fattori avversi che si scatenavano sull’Italia e sul mondo. “L’Italia ha tenuto e terrà” ha annunciato trionfante il ministro Tremonti alla vigilia di Natale. Forse non poteva essere che così, forse, non fosse stato così, l’Italia si troverebbe peggio di come è oggi. Eppure, da quella trincea una sortita prima o poi deve arrivare e, caro Presidente, non possiamo aspettarcela che da lei.

Questi anni giocati in difesa hanno messo il Paese a dura prova: le famiglie si sono impoverite, le imprese hanno perso competitività, i giovani espatriano o restano disoccupati. Il solo pensiero che potrebbe andare peggio non basta a consolare chi non arriva alla fine del mese, chi non riesce a pagare il mutuo o chi deve chiudere l’azienda perché non trova più credito. Resistere al peggio è importante, ma non credo sia questa la missione che lei si è dato quando scelse di entrare in politica, o, almeno, non è per questo che tanti Italiani Le hanno dato fiducia così a lungo. Resistere, amministrare con parsimonia l’esistente, attendere tempi migliori sottocoperta non è da Berlusconi e, vorrei dire, non è da noi Italiani.

Guardi, Presidente, le conseguenze che ha avuto lo scudo fiscale. Fiumi di miliardi sono tornati nel nostro Paese, avranno effetto sulla crescita e saranno un motore importante per la ripresa. Ma quelli che li avevano trasferiti all’estero non erano traditori della patria ieri e non sono eroi oggi. Si tratta solo dell’effetto macroscopico di un piccolo e temporaneo allentamento della morsa fiscale. Pensi se quello spiraglio, quel sollievo dalla voracità del fisco divenisse strutturale e permanente: non crede che produrrebbe effetti ancora più spettacolari di fiducia e di rilancio?

Sempre Tremonti e sempre trionfante ha dichiarato che le tasse, nella finanziaria 2010, non sono state aumentate. Lo sa cosa hanno pensato gli Italiani? – e glielo dico senza bisogno di sondaggi – “ci mancherebbe altro!”. Vede, caro Presidente, in questi anni lei si è guadagnato la forte inimicizia di una considerevole parte del Paese, l’aperta ostilità della sinistra e delle sue propaggini nella magistratura e nei media. Il rischio è che la sola tenuta non basti più a contrastare questo vasto fronte che le si muove contro. Anche perché, chi è dalla sua parte, la vede con preoccupazione impegnato in una interminabile tenzone difensiva contro le persecuzioni giudiziarie, che le vengono scagliate addosso.

Il Paese ha invece bisogno della sua piena attenzione e del suo massimo sforzo per invertire il senso di declino che ci pervade. Pensi alla fatica del governare, pensi ai sacrifici della sua vita personale, pensi agli attacchi infamanti che ha subito, pensi all’odio che si è manifestato nei suoi confronti: sono questi prezzi troppo alti se servissero solamente a far restare in sella un governo che sopravvive, che “tiene”.

Stupisca ancora una volta i suoi avversari e conforti i suoi sostenitori, torni alle radici della sua “scesa in campo”, si guardi attorno, susciti e si avvalga di energie nuove e metta da parte quelle consumate e impigrite, riscopra il valore della meritocrazia, chiuda una volta per sempre col teatrino della schermaglia politica e rimandi alla ribalta quella passione per la Politica che ha animato i primi anni della sua incredibile avventura.

In troppi aspettano la sua fine. Li deluda, Presidente, e saremo ancora tutti con lei, come persone e come movimenti.

Gianfranco Librandi, UNIONE ITALIANA
 

  •  
  •  

8 COMMENTS

  1. Ripartire? Qui molti stanno aspettando ancora una partenza!
    L’articolo contiene un’analisi in gran parte condivisibile. La gente, anche quella che aveva votato Berlusconi, inizia ad essere delusa.
    Perchè è vero la forte opposizione (ma quando mai da 15 anni a questa parte l’opposizione è stata “tenera” con al governo l’una o l’altra coalizione?),
    è vero la crisi economica (ma proprio a questo servono i Governi: a prendere decisioni importanti soprattutto nei momenti difficili e non trovarvi delle giustificazioni), è vero che le tasse non sono aumentate (e davvero ci mancava altro, avendo lasciato inalterate quelle del supertassatore Governo Prodi…), ma insomma ormai la gente aspetta una svolta da questo Governo.
    Aspetta in particolare che Berlusconi non dia solo il meglio di sè nel rintuzzare o contrattaccare agli attacchi di vario tipo che gli provengono da più fronti, o che si eserciti in spericolate o quanto mai fuori luogo sparate sui temi dell’amore o dell’odio (argomenti entrambi fuori posto nel lessico della politica la quale, invece, dovrebbe contenere piuttosto quelli della concretezza e dell’efficienza, della sincerità e della trasparenza).
    Per me che aspetto ed auspico un nuovo centrodestra post-berlusconiano e che possa così rinnovarsi e trovare nuova linfa in una politica diversa, capace di poter sopravvivere e forse fare meglio senza la figura “ingombrante” (nel bene e nel male) del Cav, io credo che obiettivo di Berlusconi sia soprattutto (se non esclusivamente) quello di “tenere” perchè ciò risulta neccessario per il suo ego e per le sue faccende personali (e di ciò ne ha prova l’interesse assolutamente prioritario che questo governo dà ai provvedimenti pro-Cav piuttosto che a quelli pro-cittadini), solo dopo ci può essere un qualche interesse a fare qualcosa che serva davvero alla collettività così in difficoltà in questo periodo.
    Lo so, la maggioranza dei lettori di questa testata almeno a parole diranno di essere in disaccordo con questa interpretazione, ma in realtà, seppur non ammesso, il disagio aumenta sempre di più…

  2. Svolte
    Mi sarebbe piaciuto saper scrivere come ha scritto Gianfranco Librandi, e anch’io come Algonautic aspetto una svolta da questo Governo. Ma in quanto all’uscita di scena di Berlusconi, la vedo solo foriera di uno sprofondamento, un accasciamento su vecchie condotte politiche; quanto sinistra e destra ammuffite e concordi nella stagnazione ideologica si augurano. Non è proprio e non è ancora il momento. Non è Berlusconi che deve uscire di scena, sono i frusti e vecchi alfieri continuatori della politica passatista che devono uscire di scena. Un nuovo centrodestra con Fini, con Casini? Una nuova sinistra con Veltroni, Bindi, D’alema? Ma non ce la fanno proprio, manca caratura personale, slancio, esperienza, sensibilità, senso del futuro… manca tutto… Stanno qui a strepitare e stracciarsi le vesti con la sempiternità della Costituzione, l’indipendenza della magistratura et similia, pensando a sé per gestire e consolidare la propria quota di potere. Come diceva Totò: “ Ma mi fàccino… !!!”.

  3. Ricambio politico
    La classe politica italiana certo non brilla per la presenza di figure di livello eccelso. Ed allora che fare? Sperare, per la sinistra, che Napolitano sia attivo fino a 110 anni o, per la destra, che Berlusconi sia davvero eterno come leggenda vuole?
    Con il 2010 ormai alle porte ed a quasi 20 anni da Tangentopoli e dalla scomparsa dei vecchi partiti, ormai un problema di rinnovamento nella classe politica si impone. Vanni si concentra sulla critica solo verso la classe politica della sinistra dove certo c’è pochissimo costrutto, ma almeno c’è un minimo di dialettica e di dinamica interna (ieri Veltroni, poi Franceschini, oggi Bersani…).
    Ma che dire del centrodestra appiattito ormai da quasi un ventennio sulla figura di Berlusconi? Davvero non c’è altro e non ci può essere altro e se la leggenda dell’immortalità del Cav è solo tale, il centrodestra si deve preparare a stare all’opposizione per i prossimi 50 anni?
    Un centrodestra guidato da Fini lo vedo tutt’altro che afflitto da stagnazione ideologica, anzi l’ex-missino ha fatto un percorso politico fin troppo articolato tanto da sembrare oggi (a torto, secondo me) un politico addirittura di sinistra. Ma anche un centrodestra guidato da Tremonti non lo vedo male. In ogni caso è giunta l’ora che si pensi al dopo. E sarà gioco forza un dopo diverso senza tutto il portato del Berlusconismo, nel bene e nel male.

  4. Mi ritrovo perfettamente
    Mi ritrovo perfettamente nella lucida e sotto taluni aspetti impietosa analisi di Gianfranco Librandi.
    Il PdL si sta lentamente ma inesorabilmente richiudendo su sè stesso ed anche il Presidente sembra aver smarrito – non per colpa sua – lo spirito innovativo e lo slancio ideale che aveva caratterizzato la sua discesa in campo. Ma concordo con quanto sostiene Vanni: non è proprio e non è ancora il momento della sua uscita di scena.
    Il panorama generale è disarmante e desolante: nel centrodestra non vedo alcuna figura che possa dignitosamente prendere il suo posto; in quanto al resto, stendiamo un velo pietoso: se il futuro si chiama Bersani, non ci resta che piangere. Che fare allora? Probabilmente ha ragione Librandi: per quanto sia arduo in un momento così economicamente e socialmente difficile,Presidente, ritorni alle sue origini, quelle che tanto ci avevano entusiasmato, inverta la rotta, metta nell’angolo qualche mezza figura che la circonda, dia spazio alle fresche energie di persone e movimenti nuovi, riconoscendo e valorizzando i loro meriti, le loro competenze, il loro quotidiano impegno e spirito di servizio.
    Solo così potremo mettere da parte lo sconforto e la delusione che ormai troppo spesso ci attanagliano

  5. Il nostro pensiero
    Vorrei fare i complimenti al Dott.Librandi per aver espresso al meglio il pensiero di molti ns concittadini. Le parole meritocrazia e nuove energie sono ormai sparite all’interno del PDL.
    Credo che il momento politico sia molto particolare, rinnovo i miei complimeti ad Unione Italiana.
    Vittorino

  6. Mi sembra che la lettera
    Mi sembra che la lettera aperta di Librandi a Berlusconi centri il problema del governo attuale:
    tenuta dello status quo, ma nessuna delle riforme promesse.
    Cio’ ha creato la sfiducia di parte delle gente nella persona del presidente del consiglio e nella sua coalizione.
    Rispetto ad altre democrazie piu’ “perbeniste” (forse solo all’apparenza), gli elettori italiani sono in grado di perdonare scandali personali ed alcuni guai giudiziari dei propri esponenti politici. Ovviamente non si puo’ chiedere loro di passare sopra anche ad un governo delle riforme che di riforme per il bene del Paese non ne ha fatta ancora una.
    Consideriamo per esempio lo scudo fiscale. Sembra che abbia portato dei buoni risultati (rientrati gia’ 95 miliardi di euro). Perche’ non approfittare del momento ed introdurre un sistema fiscale semplificato con due sole aliquote?
    Altro punto le liberalizzazioni. Niente di realizzato. E’ dello scorso mese la notizia che sono ritornate per legge le tariffe minime per avvocati, che non solo limitano i giovani professioninsti, ma sono un ulteriore fardello per i consumatori.
    Ci sarebbero molti altri punti di pubblico interesse (politiche per le famiglie, aiuti ai piccoli imprenditori, formazione dei giovani in cerca di occupazione, ecc.)……speriamo che il governo attuale inizi da qualcosa pero’. Subito!

  7. complimenti
    Complimenti Librandi!
    nei mesi addietro ci avevi stupito con i tuoi reportage freschi, vivi, da imprenditore italiano preoccupato per la crisi economica soprattutto per i tuoi uomini, per le donne che lavorano nella tua azienda; forte la frase che “ti guardavano, prima della partenza, con gli occhi speranzosi”fiduciosi in nuovi contratti che garantivano il loro salario.
    Dai tuoi articoli emerge che per fronteggiare la crisi economica che stava rischiando di ridurti le vendite, hai offerto i prodotti in altri mercati. Hai girato come una carambola dall’Argentina ad Hong Kong a Manila e con lo stessa efficacia, nei tuoi reportage, ci hai dato uno spaccato di vita, di realtà, di tempi duri, ancor di più in quei paesi dove la società è così povera ..”troppo magra per esser morsa dalla crisi”.
    Allo stesso tempo hai dimostrato che essere Imprenditore Vero, come definisce il termine,“che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione”, e non è stato lì, con le mani in a mano, in attesa di un aiuto dall’alto, magari dallo Stato, il vero italiano è come Te, si è rimboccato le maniche rinunciando a parte della sua qualità di vita, perché responsabile delle centinaia di persone che vivono di te e con determinazione, competenza da grande venditore, hai piazzato il Made in Italy anche in momenti di crisi.

    Mi ritrovo anch’io nella tua analisi e hai espresso il pensiero di molti italiani: la nostra classe politica ha perso slancio e non vi sono energie nuove.
    Ora ti ritroviamo segretario di un partito Unione Italiana dove dal tuo manifesto risvegli valori forse sepolti, ma sempre presenti in noi: onestà, orgoglio di essere italiani, e parlo per tutti coloro che in tempi duri stringono i denti e cercano di arrivare a fine mese con le loro famiglie, competenza di chi crede che, nel rimanere in Italia donando la propria forza, energia in campi come ricerca ed innovazione tecnologiche, significa fare del bene anche al proprio paese.
    Certo è tempo di ridare ossigeno a chi vuole continuare a credere nell’italianità e nel valore della nostra storia e ben venga la meritocrazia termine ormai definitivamente cancellato in tutti i settori dalla politica, al mondo del lavoro, all’università.
    L’augurio di crescere con UI e che i valori del tuo manifesto non rimangano parole ma diventino punti di azione. L’augurio grande che, con la stessa determinazione con cui hai affrontato la crisi economica, possa ridare una nuova forza che, con vigore, possa risollevare la fiducia di tanti italiani che l’Italia la fanno. che non fanno parte del mondo dell’apparenza di molte parole, ma che con il loro lavoro quotidiano sono la linfa del nostro paese.
    Elisabetta

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here