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L'uovo di giornata

Caro Giuseppi, ora basta errori

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Certo la nostra Costituzione non aiuta. Non prevede regole eccezionali per situazioni d’emergenza. Nel 1947, quando fu scritta, non si poteva fare. Troppo recente il ricordo del Ventennio. Passata la tempesta bisognerebbe che qualcuno se lo ricordi, e magari tutti insieme ci si metta mano.

Per amor di verità si potrebbe aggiungere: l’Europa certo non ha facilitato la gestione della crisi alle leadership nazionali. Come in tutte le grandi occasioni che il XXI Secolo le ha concesso per legittimare la sua esistenza, l’Unione ha brillato per assenza, complicando così la soluzione di questioni che nel mondo globalizzato richiedono istituzioni sovranazionali che funzionino per davvero.

Tutto ciò detto, tuttavia, la sostanza delle cose non cambia. Va bene, non è tempo di polemiche. Né si tratta di gettare la croce addosso a nessuno. I fatti, però, hanno una loro inscalfibile durezza. E quando c’è un’emergenza nazionale il governo, contro venti e maree, forzando le leggi se necessario, deve dimostrare di saper tenere la rotta che porta fuori dalla tempesta. Soprattutto se si richiede ai cittadini responsabilità e disciplina, chi guida non può dare l’impressione di essere titubante, debole, incapace di prevedere le conseguenze dei propri atti.

La scorsa settimana, quando si è stabilito di chiudere le scuole, il governo è apparso confuso. Ha affermato, smentito, confermato, rendendo ancora più difficile una decisione dall’incredibile impatto sociale. Sabato scorso, quando si è verificata la fuga di notizie sull’istituzione di nuove zone rosse, è stato incapace di prevedere le conseguenze di quella scelta: nelle intenzioni si sarebbe voluto preservare il sud e il suo fragile sistema sanitario; di fatto lo si è esposto al rischio più grande dall’inizio dell’epidemia. In questo inizio di settimana, quando non ha imposto la chiusura della borsa, si è dimostrato debole, incapace di imporre una scelta che per impedire che si amplificasse a dismisura l’impatto finanziario della crisi.

Per ognuno di questi episodi si possono trovare tante attenuanti o giustificazioni di natura giuridica e legislativa. Ma non ci convincono. Per un nocchiero le avversità atmosferiche non sono mai state un alibi. E poi, un solo fatto è un’illazione, due costituiscono indizio, tre sono una prova inconfutabile.

Questo governo non ce la fa, e aggiungiamo: purtroppo. Perché sappiamo quanto difficile e pericoloso sia un cambio in corsa. Ma ci si muova, finché c’è tempo. Mai come in questo caso lo richiede “la salute pubblica”. E a nessuno è consentito, per ignavia e ancor meno per calcolo politico, di trasformare un dramma in una tragedia.

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