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Caro-pasta: perquisiti gli uffici di Barilla, De Cecco, Divella, Garofalo e Amato

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Dopo che il Tar del Lazio ha confermato la sentenza dell'Antitrust sul cartello dei pastifici, le maggiori aziende del pastificio in Italia sono state perquisite oggi dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla procura di Roma sul rincaro della pasta. Secondo quanto si è potuto sapere, sono state perquisite la sede della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, il pastificio Garofalo a Gragnano in provincia di Napoli, il pastificio Amato a Salerno, la sede della Di Vella a Bari e la sede dell'Unione pastai italiani a Roma (Unipi).

"Il grano duro viene pagato 18 centesimi al chilo agli agricoltori mentre la pasta raggiunge in media a 1,4 euro al chilo, con un ricarico di circa il 400 per cento, se si considerano le rese di trasformazione", denuncia la Coldiretti sulla base del servizio "sms consumatori" . "Un comportamento che - sostiene l'associazione - ha pesanti conseguenze se si considera che la pasta è il piatto preferito dagli italiani che l'anno scorso ne hanno consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro". Per la Coldiretti, il prezzo della pasta "è rimasto pressoché stabile rispetto allo scorso anno nonostante le quotazioni del grano siano scese su valori inferiori di ben il 30% mettendo a rischio il futuro delle coltivazioni Made in Italy".

I responsabili della Barilla non hanno voluto rilasciare dichiarazioni in merito agli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza nella sua sede di Parma. Dall'azienda hanno confermato però la massima disponibilità e collaborazione alle indagini. Nella sede di Fara San Marino (Chieti) della "De Cecco" l'acquisizione dei documenti è cominciata nella tarda mattinata. Fonti della compagnia hanno riferito che "la dirigenza è serena e collabora con la Guardia di Finanza" ed hanno ricordato che "è in atto un ricorso al Consiglio di Stato contro la multa dell'Antitrust alle aziende ritenendo che gli aumenti fossero ritenuti frutto di un accordo".

Anche nello stabilimento Divella, a Rutigliano (Bari), la Guardia di finanza ha acquisito una serie di documenti (soprattutto fatture di acquisto di materie prime e di vendita del prodotto finito). Lo ha confermato telefonicamente Francesco Divella, che col cugino Vincenzo è titolare della nota azienda pugliese. "La Procura di Roma - ha riferito Divella - non ha fatto una richiesta specifica di documenti. Abbiamo consegnato ai finanzieri quelle carte dalle quali, a nostro parere, si evince che gli aumenti del prezzo della pasta erano dovuti al rincaro notevole del grano, passato all'epoca da 20 centesimi al quintale sino a 52 centesimi al quintale. Sono gli stessi documenti che nel 2008 abbiamo consegnato per l'indagine avviata dall'Antitrust". Al termine di quest'ultimo procedimento, l'azienda Divella venne multata di 900.000 euro. Contro il provvedimento, confermato dal Tar del Lazio, l'azienda barese ha in atto un ricorso al Consiglio di Stato.

Al centro dell'inchiesta che coinvolge tutte queste imprese, la possibile violazione dell'art. 501 bis del codice penale che punisce le manovra speculative sui prodotti. La procura di Roma indaga sulla presunta creazione, tra il 2007 e il 2008, di un "cartello" di aziende che avrebbe monopolizzato il mercato della pasta, aumentandone il prezzo in maniera ingiustificata. Una manovra che ha determinato dal settembre del 2008 a quest'anno un aumento del 50% medio del costo della pasta. Secondo quanto si è potuto sapere, per il momento nell'inchiesta ci sarebbe anche una persona indagata della quale però non si conosce il nome. 

A fornire lo spunto per l'indagine erano state dall'ottobre del 2007 le denunce presentate dalle associazioni Adoc, Adusbef e Codacons. Sulla base di questi esposti era stata avviata l'indagine che ora è sfociata nelle perquisizioni per valutare l'ipotesi di reato prevista dall'art. 501 bis del codice penale che punisce manovra speculative su merci e prevede per chi se ne rende responsabile la reclusione da 6 mesi a 3 anni. L'articolo punisce chiunque nell'esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale compie manovre speculative, ovvero occulte, accaparra o incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità in modo atto a determinare il rincaro sul mercato interno del prezzo delle merci stesse. Nell'ambito dell'indagine è anche prevista da parte del magistrato penale l'acquisizione presso l'Antitrust di documentazioni conseguenti al fatto che la stessa Antitrust ha inflitto multe alle società che hanno messo in atto azioni contro la concorrenza.

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