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Caso Battisti. Il nuovo giudice del Tribunale Supremo non voterà

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Jose Antonio Dias Toffoli, il giudice del Tribunale supremo federale brasiliano nominato due mesi fa dal presidente Luiz Inacio Lula da Silva, ha fatto sapere oggi che non potrà esprimere il proprio voto nel processo sull'estradizione in Italia di Cesare Battisti. Lo scrive sul suo sito il quotidiano "O Globo", secondo cui Toffoli ha annunciato la sua decisione in un messaggio inviato al presidente del Tribunale, Gilmar Mendes.

Il giudice non ha rivelato la ragione alla base del suo impedimento. La decisione, che potrebbe favorire l'estradizione del terrorista dei Pac, è stata annunciata poco prima dell'avvio dell'udienza della Corte sul caso. Il legale di Battisti, Luis Roberto Barroso, ha definito "una cattiva notizia" la decisione del giudice di non votare. "Comunque, ce lo aspettavamo", ha detto l'avvocato ai cronisti. "Continuo ad ogni modo a ritenere - ha aggiunto - che il presidente Lula non concederà alla fine l'estradizione in Italia di Battisti".

Della decisione che Toffoli avrebbe preso all'udienza si parla a Brasilia da giorni, visto che il suo voto avrebbe, con ogni probabilità, spostato la bilancia dalla parte della conferma dell'asilo politico ottenuto da Battisti dal governo brasiliano. Oltre ad essere stato in passato avvocato del Partido Trabalhistas (Pt, la formazione di Lula), Toffoli era fino alla sua designazione all'Stf l'Avvocato generale dello Stato brasiliano, ed aveva espresso parere contrario all'estradizione. Ciò aveva subito suscitato critiche per ragioni di conflitto d'interessi dello stesso Toffoli, anche se non c'erano ragioni giuridiche formali per impedire al nuovo giudice di votare. La sua designazione nella Corte da parte di Lula aveva d'altra parte sollevato perplessità a causa della "giovane" età di Toffoli (41 anni), in un ruolo - quello di giudice Stf - particolarmente importante in Brasile, visto che gli 11 componenti della Corte hanno spesso più potere dei ministri del governo.

Il 9 settembre scorso, il Tribunale federale supremo del Brasile aveva rinviato la sua decisione sull'estradizione di Battisti, condannato all'ergastolo in Italia in contumacia per quattro omicidi. La sessione della Corte si era interrotta dopo undici ore di acceso dibattito quando l'ottavo magistrato chiamato a votare, Marco Aurelio de Mello, aveva chiesto un rinvio per poter riesaminare la documentazione. A quel momento, quattro dei nove magistrati della Corte si erano già espressi a favore dell'annullamento dell'asilo politico concesso a gennaio dal ministro della Giustizia Tarso Genro e tre per il suo mantenimento.

De Mello aveva detto tuttavia di tendere a favore del mantenimento dell'asilo politico. Se voterà in questo senso la decisione finale sarà nelle mani del presidente del tribunale, Gilmar Mendes, che ancora non si è pronunciato. Il magistrato relatore della causa, Cezar Peluso, che è anche vice presidente del tribunale supremo, aveva definito "illegale" la concessione dell'asilo politico e aveva anticipato di essere favorevole all'estradizione se la condanna verrà commutata in 30 anni di carcere, dato che in Brasile non vi è la condanna all'ergastolo. Toffoli, 41 anni, avvocato generale dello Stato era stato nominato da Lula il 18 settembre scorso, in sostituzione del giudice Carlos Menezes, morto il primo dello stesso mese.

Intanto, Battisti non si è presentato in aula all'apertura dell'udienza e attende l'esito della sessione dal carcere di Papuda, a Brasilia. Durante il dibattimento, un gruppetto di manifestanti ha inscenato una breve protesta all'interno dell'aula del Supremo Tribunale Federale, chiedendo la libertà per l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac). La protesta, subito interrotta dal personale di sicurezza del Stf, è durata alcuni minuti ed è iniziata quando il presidente della Corte, Gilmar Mendes, ha preso la parola per aprire l'udienza. "Sono stata colpita dalla polizia, che ci ha represso e che è agli ordini di quel signore chiamato Gilmar Mendes", ha detto  Rosa Fonseca, uno dei leader del gruppo. Una manifestazione identica si era svolta anche in occasione della prima udienza del processo, lo scorso 9 settembre.

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