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Caso Brancher, i legali annunciano: “Rinuncia al legittimo impedimento”

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Una "piccola questione nazionale". Dal resort immerso nel verde di Muskoka, la regione dei Grandi Laghi che ospita il G8 canadese, Silvio Berlusconi liquida così il caso Aldo Brancher.

Il premier continua a mostrare distacco sulla vicenda che sta infiammando la politica italiana e che ha fatto muovere persino il Quirinale che in una nota durissima aveva stigmatizzato la volontà del neo-ministro di avvalersi del legittimo impedimento. Ma anche su questo, Berlusconi non vuole dire nulla: "Non ho nessun commento, di nessun tipo", dice del comunicato del Colle.

Eppure, la vicenda lo ha tenuto impegnato nei pochissimi momenti liberi fra una bilaterale e una sessione plenaria nei due giorni del G8 canadese. La posizione del premier - assicurano fonti della maggioranza che cercano di riassumere i suoi ragionamenti di queste ore - non è cambiata: la promozione di Brancher nasce da una richiesta del "signor Roberto Calderoli" e il Cavaliere non ha fatto altro che esaudire un desiderio espresso da uno dei principali dirigenti del Carroccio.

Se poi le deleghe hanno creato tensioni nella Lega la cosa lo preoccupa, certo, ma non può essergli imputata. Per Berlusconi, assicurano infatti le stese fonti, la priorità era salvaguardare i rapporti con un alleato che lui stesso ritiene "indispensabile".

Insomma, per gli uomini vicini a Berlusconi dietro al Caso Brancher c'è un solo responsabile: Roberto Calderoli, appunto. Ma non solo. Gli stessi ambienti ricordano che oltre al ministro della Semplificazione, un altro pezzo da novanta della coalizione ha fortemente voluto la promozione del sottosegretario: Giulio Tremonti. Chi ha potuto ascoltare Berlusconi racconta inoltre un altro pezzo di verità: e cioè che Bossi era perfettamente a conoscenza dell'imminente promozione di Brancher, anche se avrebbe preferito affidargli il dicastero dell'Agricoltura. Ma ciò non era possibile visto il rifiuto di Giancarlo Galan di traslocare.

Ma sulla scelta di affidargli il Federalismo, il premier si chiama fuori: le deleghe - è il ragionamento che si ripete in ambienti della maggioranza - erano una decisione che dovevano prendere Calderoli e Bossi. In ogni caso, nonostante sia una "piccola questione interna" il premier alla fine ha dovuto cercare una via d'uscita. E più di uno fra i suoi fedelissimi giura che nella rinuncia al legittimo impedimento da parte dello stesso Brancher vi sia lo zampino del Cavaliere. Chiedergli di farsi processare, spiegano fonti parlamentari del Pdl, era l'unico modo per mettere fine alle polemiche non solo con il Colle, ma anche dentro la maggioranza.

Infatti, in tarda serata i legali di Brancher hanno annunciato che il ministro "ha deciso di acconsentire lo svolgimento dell'udienza del 5 luglio". Gli avvocati sottolineano di aver ricevuto mandato da Brancher di far valere il legittimo impedimento "in quanto pensava fosse suo dovere, almeno nel primo periodo di mandato, di dare un impulso determinante a quelle riforme di cui il paese ha bisogno e che il governo chiedeva di velocizzare". Per questo, proseguono Dinacci e Corso, il ministro "si è messo a disposizione della magistratura a partire dal 7 ottobre prossimo, ritenendo che per quella data avrebbe potuto completare buona parte del programma di lavoro".

Le polemiche avrebbero però fatto cambiare idea al ministro. "Nonostante le scelte operate costituissero un adeguato bilanciamento dei doveri del ministro Brancher verso il Paese e verso la giustizia - spiegano gli avvocati - a fronte di reazioni certamente sopra le righe, Brancher ha deciso di rinunciare al legittimo impedimento ministeriale e ad acconsentire allo svolgimento dell'udienza del 5 luglio". Fermo restando, concludono Dinacci e Corso, "la necessità di rivedere il programma delle udienze con riferimento a quelle date che gli ordinari impedimenti parlamentari e di governo non consentano a Brancher la partecipazione al processo".

Il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, ha ringraziato Brancher " per il senso di responsabilità dimostrato smontando con il suo gesto una strumentalizzazione politica. Sono certo che darà da ministro un prezioso contributo alle riforme di cui l'Italia ha bisogno". La rinuncia al legittimo impedimento, però, non è stata abbastanza per placare le polemiche dell'opposizione. "Ribadiamo la necessità di una mozione di sfiducia unitaria che raccolga le firme di tutti i parlamentari contrari alla vergognosa nomina del ministro Brancher", annunciano i capigruppo di Senato e Camera Felice Belisario e Massimo Donadi. "A questo punto, visto che anche il Pd è favorevole a un'iniziativa unitaria ci auguriamo che altre forze e singoli parlamentari, anche della maggioranza, che come noi pensano che questa nomina sia ignobile, si incontrino con Idv e Pd il più presto possibile".

 

 

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